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Gianni D’Accolti: “Non sappiamo più che fare per cercare di evitare che Davide subisca la terza offesa”
Davide D'Accolti

Gianni D’Accolti: “Non sappiamo più che fare per cercare di evitare che Davide subisca la terza offesa”

Gianni D’Accolti, il papà di Davide, scrive chiedendo a tutti di far conoscere questa storia e consentire che la vicenda si possa chiudere senza prescrizione
Conversano - Gianni D’Accolti, il papà di Davide (23 anni) che perse la vita esattamente il 21 febbraio di cinque anni fa in un incidente causato da un trentenne di Noicattaro che, sotto l’effetto di alcol e droga, percorse la statale 16 contromano per ben 20 chilometri ad alta velocità fino all’impatto con l’auto del giovane conversanese, con una nota apparsa sui social chiede “una profonda cortesia” e cioè quella di far conoscere questa storia a più persone possibili. Perché, afferma: “Solo la volontà delle singole persone, forse, smuovera’ qualcosa”.
Aggiunge Gianni D’Accolti: “Dal 18 novembre 2019 la corte di cassazione non ha ancora fissato l’udienza per annullare la sentenza di primo grado nei confronti di chi ha ucciso Davide. Il 21 febbraio 2021, segnerà il quinto anno dal suo assassinio senza alcun atto di giustizia.
Nel ricorso del Pubblico ministero ai dice che si ricorre perché il giudice di primo grado ha applicato il maniera illegale le attenuanti all’omicida.
Tra due anni e mezzo circa, la pena sarà prescritta.
Non sappiamo più che fare per cercare che Davide subisca quest’altra offesa, la terza:
1) Gli è stata negata la bellezza della vita;
2) Gli è stata negata la giustizia terrena, che serve anche a noi per poter iniziare un percorso anche di perdono;
3) Lo stato dimostra di non aver alcuna attenzione verso questo ragazzo.

Ci sarebbe piaciuto che il suo assassino non avesse seguito la via delle scappatoie giudiziarie perché ha paura anche solo dell’ipotesi di un giorno di carcere, mentre non ha avuto alcuna paura a mettere nel carcere di un sepolcro una giovane vita, e nel carcere del dolore una famiglia.
Non sarebbe stato solo… Ho sempre sperato e sono convinto che avrei addirittura trovato la forza di abbracciarlo.
Tutto questo non è accaduto.
Per questo noi, la famiglia di Davide, tutti coloro che lo hanno incontrato prima e dopo il 21 febbraio, dobbiamo provare a costringere la giustizia italiana a non girare la testa, a chiedere che finalmente compia il suo compito e consenta di iniziare un viaggio verso la riconciliazione con la vita.
Per questo vi chiedo, se lo riterrete di far conoscere la storia di Davide, di condividere con tutte le persone che ci è possibile la richiesta di chiudere senza prescrizione il processo, di chiamare a responsabilità I giudici che svolgono un lavoro dove c’è da giudicare Caino, ma anche rispondere al grido: dov’è Abele?
Vi invio questo collegamento, mi farebbe piacere se, liberamente, fosse diffuso. È l’unica ed ultima possibilità.
Vi abbraccio, non posso altro”.

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