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Emergenza microplastiche, frutto di abbandono e indifferenza per l’ambiente

Emergenza microplastiche, frutto di abbandono e indifferenza per l’ambiente

Una ulteriore criticità minaccia l’ambiente: le microplastiche si sono inserite nella catena alimentare

Conversano – Un tempo passeggiare per le zone rurali che circondano Conversano significava ammirare le chiese rurali, i laghi, osservare animali visti solo sul sussidiario, raccogliere gli asparagi e, perché no, mangiare qualche frutto direttamente dall’albero. Oggi quelle stesse campagne sono deturpate, oltre che dalla presenza dei tendoni, da un’infinità di rifiuti che vanno dagli elettrodomestici ai giocattoli e alle migliaia di buste di spazzatura. Tutto questo disprezzo per l’ambiente è difficile da immaginare, eppure ci sono molti cittadini che preferiscono abbandonare i propri elettrodomestici obsoleti in campagna piuttosto che chiamare l’azienda che si occupa dello smaltimento. Saranno cittadini che non pagano la Tari? Il sospetto è legittimo.

L’abbandono selvaggio dei rifiuti, però, non è una esclusiva solo dei cittadini conversanesi ma dei circa nove miliardi di persone che abitano il pianeta e lo utilizzano come un’unica immensa discarica. Ed i risultati non tardano ad arrivare: siamo in piena emergenza microplastica.

Sono state trovate dovunque in acqua di mare, acqua di falda, cave e grotte. Ma cosa sono le microplastiche? Le microplastiche sono un gruppo eterogeneo di polimeri solidi con dimensioni < 5 mm e  si dividono in due categorie: le microplastiche primarie prodotte specificamente nella gamma di dimensioni della microplastica, per esempio gli abrasivi industriali utilizzati nella sabbiatura, e le microsfere utilizzate nei cosmetici.

Le microplastiche secondarie si formano dalla frammentazione e dall’alterazione di oggetti di plastica più grandi (es. borse, bottiglie, indumenti, pneumatici, ecc.) sia per usura che per il loro rilascio nell’ambiente.

Sarebbe un problema di secondaria importanza  se le microplastiche si limitassero a contaminare l’ambiente ma, purtroppo, non è così.  Si sono ormai inserite nella catena alimentare e fanno ormai parte della nostra alimentazione.

Secondo il rapporto “Microplastiche nell’acqua potabile“ dell’ OMS per valutare  i potenziali effetti sulla salute sono necessari dati tossicologici  sulle forme più comuni di particelle di plastica. Inoltre è necessaria una migliore comprensione dell’assorbimento e del destino delle microplastiche e delle nanoplastiche dopo l’ingestione.

Tradotto in parole semplici il problema esiste ma dobbiamo ancora capirne la gravità. Nel frattempo per evitare di peggiorare la situazione vengono consigliati  trattamenti come per esempio quello delle acque reflue capaci di abbattere notevolmente la presenza delle microplastiche.

Di fronte a questo scenario così allarmante anche  frasi ad effetto come “la terra non è un’eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli” perdono di significato visto che un elevato numero di oggetti di plastica che vengono abbandonati sono  giocattoli. Giocattoli con cui i nostri figli ci giocano da bambini e successivamente, abbandonandoli, gli avvelenano il futuro.

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