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Conversano, un 25 aprile indimenticabile e antifascista: giovani e tanta partecipazione. Il discorso dell’Anpi e dei movimenti e partiti di centrosinistra
Da sinistra: Barbara Accardo (segretaria di Quark e consigliera comunale), Alessia Giorgiolè (segretaria Giovani Democratici), Ermando Ottani (presidente Anpi Conversano)

Conversano, un 25 aprile indimenticabile e antifascista: giovani e tanta partecipazione. Il discorso dell’Anpi e dei movimenti e partiti di centrosinistra

Una giornata intera di iniziative a cominciare dalla manifestazione per la deposizione della corona di alloro al monumento dei caduti

Conversano – L’intervento del presidente dell’Anpi Conversano Ermando Ottani 

Buon 25 Aprile a tutte e tutti!!

non è una posizione eretica, né tantomeno un tentativo revisionista, considerare la Resistenza come un fenomeno storico antecedente l’Armistizio.

La Resistenza al fascismo, infatti, non fu solamente una svolta politico-militare che iniziò dopo l’8 settembre 1943, ma un movimento popolare molto più complesso, che prese le mosse ancor prima del ventennio fascista. Già dal 1919, quindi, non pochi “resistenti” si opposero, spesso con gli unici strumenti della non-violenza e della ragione, alla barbarie della violenza fascista. Possiamo dire, senza tema di smentita, che anche Giuseppe Di Vagno fu un partigiano, un protagonista della resistenza che intuì con particolare lungimiranza l’estrema pericolosità del fascismo.

Anche per questo, parlare sempre e solo di Resistenza armata non convince più: sì, è vero, la Resistenza è stata in primo luogo rappresentata dal coraggio e dalla inesauribile tenacia di civili combattenti e di militari, che a poco a poco trasformarono le prime bande armate in brigate efficienti, capaci, con la guerriglia, di incutere timore, di sconfiggere o di tenere impegnate le forze di occupazione tedesche e quelle repubblichine. Ma, in realtà, è giusto recuperare la memoria di un’infinità di casi in cui l’impegno altrettanto inesauribile delle persone non armate si è rivelato prezioso.

Senza di loro, la sola Resistenza armata non avrebbe potuto sopravvivere.

Quella non armata, studiata più recentemente, è una parte importantissima della Resistenza, perché mette in campo tanti soggetti che altrimenti ne verrebbero esclusi: pensiamo al multiforme e straordinario contributo delle donne, agli Internati Militari Italiani che si opposero disarmati ai soprusi nazisti nei campi di concentramento in Germania, ai sacerdoti antifascisti che non si piegarono alle gerarchie ecclesiastiche colluse con il regime, ai contadini poveri che lottarono per il pane e per il lavoro, agli operai in sciopero che nel ‘43 e nel ‘44 sfidarono per mesi la Milizia fascista e l’OVRA, e a una moltitudine di italiani di diversi ceti sociali e anche, spesso, di diverse idee.

Un’altra assurda convinzione che va rigettata, dopo aver egemonizzato per decenni l’immaginario collettivo, è quella che considera la Resistenza un movimento circoscritto all’Italia Settentrionale: la Resistenza del Nord opposta ad un Sud, dove sembra non sia accaduto nulla!

Gli storici più accorti stanno facendo riemergere tutti gli atti di disubbidienza individuale, di contrasto sociale e di opposizione popolare alla prepotenza straniera e a quella dei fascisti, atti verificatisi al di sotto non solo della Linea Gotica, ma anche della Linea Gustav: in Sicilia, in Campania, in Sardegna e in Puglia, in tante forme e con diversi protagonisti, ma in contesti ugualmente importanti. Come possiamo, ad esempio, dimenticare il generale Nicola Bellomo e i giovanissimi di Bari vecchia che difesero vittoriosamente il porto del capoluogo pugliese dall’attacco tedesco?

Non solo.

Da pochi anni a questa parte, si stanno pubblicando i risultati di ricerche che hanno analizzato il flusso impressionante dei cittadini meridionali che migrarono al Centro e al Nord con il solo scopo di combattere contro i nazisti e i repubblichini o anche dei nativi meridionali già residenti al nord che decisero di militare nelle brigate partigiane.

In questo senso, va certamente considerata la ricerca patrocinata dal Consiglio Regionale del Piemonte, ricerca che si è conclusa con la realizzazione di un data base sul partigianato piemontese.

Dai documenti, liberamente consultabili sulla rete, scopriamo innanzitutto che i partigiani di origine pugliese che combatterono solo in Piemonte furono 1.264 (su un totale di 6.195 partigiani meridionali, equivalenti a 12 brigate complete. Con la Puglia che risulta così la seconda regione per numero di partigiani, dopo la Sicilia): in definitiva, ogni provincia, ogni comune pugliese ha dato il suo contributo, spesso determinante, alla lotta di liberazione sul suolo piemontese.

Questo vale anche per Conversano. Abbiamo i nostri partigiani più acclamati e famosi pre e post 8 settembre 1943: Giuseppe Di Vagno (che ricorderemo ancora una volta a Cozze domenica 28 aprile) e Peppino Lorusso, ma ci sono anche altri cittadini di origini conversanesi che compaiono nel data base piemontese e oggi l’ANPI è particolarmente orgogliosa e onorata di ricordarli nel giorno, per loro e per noi, più importante:

-       Berardi Matteo

-       Carlotta Francesco

-       Carlotta Stefano, deportato nel campo di concentramento di Mauthausen

-       D’Alessandro Angelo, caduto in combattimento il 26 aprile 1945

-       D’Alessandro Giuliano

-       Lestingi Giuseppe

-       Lo Russo Maria

-       Lorusso Domenico

-       Lorusso Pietro

D’altra parte, come è facilmente intuibile e come dimostreranno le altre ricerche in corso, una situazione molto simile potrà riaffiorare nella storia resistenziale delle altre regioni centro-settentrionali.

Tutto ciò fa emergere con chiarezza il carattere unitario del 25 Aprile, della Liberazione come una festa di tutti i sinceri democratici e delle diverse componenti del tessuto nazionale, che a suo tempo animarono la lotta contro l’occupazione dell’invasore tedesco e contro il regime “fantoccio” di Salò. Sia i partigiani che presero le armi per liberare il nostro Paese sia quelli che si resero protagonisti di una resistenza non armata lo fecero, rivolgendo, con coraggio e speranza, lo sguardo ad un futuro di diritti, di lavoro, di democrazia, un futuro che venne iscritto negli articoli della nostra Costituzione repubblicana.

Questo futuro non sarà ancora possibile se manca la pace …

il nostro 25 aprile vuole essere perciò, prima di tutto, una giornata di lotta per la pace, contro tutte le guerre, per il cessate il fuoco ovunque e per la rinascita di popoli e paesi martoriati dai conflitti: credo che questo vorrebbero Giuseppe Di Vagno e Peppino Lorusso!

Ermando Ottani

 

L’intervento comune di movimenti e forze politiche del centrosinistra (PD, PSI, Rifondazione Comunista, Quark, Conversano Bene Comune, Cittadini Protagonisti, Conversano Futura)

“ORA E SEMPRE RESISTENZA”

Alla luce degli ultimi avvenimenti nazionali, propri di una destra repressiva, asfissiante e pericolosa, noi, forze del centrosinistra vogliamo ribadire i nostri valori antifascisti.
Oggi, 25 aprile 2024, dopo 79 anni dalla Liberazione dall’oppressione nazi-fascista da parte di donne e uomini che hanno lottato per la pace, non possiamo permettere che quelle agognate conquiste vengano calpestate. Non possiamo permettere che venga minata la libertà di espressione, che l’informazione venga vincolata e che i diritti di tutte e tutti vengano ostacolati.
La censura del monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile, gli appelli dell’Usigrai, la riluttanza della nostra Presidente del Consiglio nel definirsi antifascista, sono gravissimi attacchi alla nostra democrazia.
La nostra battaglia deve essere attiva e costante nella quotidianità, guardando ai bisogni delle persone. La nostra deve essere la voce fuori dal coro, che denuncia e si oppone con fermezza alle minacce, e rivendica i punti saldi su cui si fonda la nostra storia repubblicana. La memoria del coraggio di chi ha lottato strenuamente per la nostra libertà deve essere onorata non solo il 25 aprile, ma tutti i giorni nei piccoli gesti quotidiani.
La nostra Città ha pagato a caro prezzo la violenza fascista con l’uccisione del compagno Giuseppe Di Vagno, del partigiano Peppino Lorusso e di tutti coloro che hanno difeso un ideale con la vita.
Antifascismo significa battersi tutti i giorni affinché i nostri diritti e la libertà non vengano intaccati, continuare a lottare per le future generazioni;
- antifascismo significa tutelare la Repubblica, una e indivisibile, che riconosce le autonomie locali e che non le rende dei piccoli Stati. Il disegno dell’autonomia differenziata punta ad acuire le disuguaglianze demolendo l’art 3 della nostra Carta costituzionale, decidendo che i diritti dei cittadini italiani sono diversi a seconda del territorio in cui si trovano a vivere;
- ⁠antifascismo vuol dire essere contro premierato: il mito dell’uomo forte al comando ha portato al fascismo negli anni ‘20. Dobbiamo dare la centralità al Parlamento, espressione diretta del popolo, detentore del potere legislativo individuando i giusti correttivi per un sistema che garantisca la stabilità senza eliminare la rappresentanza;
- ⁠antifascismo significa perseguire la pace;
- ⁠antifascismo significa essere contro tutti i nazionalismi, significa essere convintamente europeisti;
- ⁠antifascismo, oggi, significa inclusività, essere contro ogni discriminazione legata al sesso, all’orientamento sessuale, all’identità di genere, al colore della pelle;
- ⁠antifascismo significa battersi per una cultura che sia accessibile a tutte e tutti, perché un popolo senza cultura è un popolo senza anticorpi contro l’odio e l’egoismo;
- antifascismo significa più scuola e istruzione libera, gratuita e garantita per tutte e per tutti;
-antifascismo significa partecipare, attraverso la dignità del proprio lavoro, alla vita economica della Repubblica.

“Tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no.
Non è un’idea. E’ la morte di tutte le idee.
L’unico modo di intendere il fascismo è combatterlo.”
Sandro Pertini, Presidente partigiano

Per tutto questo ci batteremo, uniti e sotto il segno dello stesso ideale: ORA E SEMPRE RESISTENZA.

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