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E’ solo un sogno l’acquisizione della ‘Carità Romana’ di Artemisia Gentileschi?

E’ solo un sogno l’acquisizione della ‘Carità Romana’ di Artemisia Gentileschi?

La mostra tenutasi al Castello ne ha esaltato ancora di più il suo valore. Fa parte attualmente di una collezione privata

Conversano – Nonostante la recente e bella mostra, tenutasi nelle sale del Castello di Conversano (aprile-settembre 2018), che lo ha visto nel ruolo di protagonista, tanto da meritare la locandina della stessa esposizione, il dipinto di Artemisia Gentileschi raffigurante la Carità romana è placidamente tornato nella sua collezione privata di provenienza. Com’è noto l’opera, la cui vicenda fino all’attuale collocazione è puntualmente ripercorribile, faceva parte della ricca raccolta di dipinti dell’arcinoto (per noi) conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona. Anzi, ad essa il sommario redattore dell’inventario concede la rara sorte di citarne l’autrice, menzione concessa insieme soltanto ad un’altra manciata di opere; la circostanza si spiega alla luce della rarità del dipinto (si tratta ancora dell’unico dipinto della pittrice documentato in Puglia) e la relativa fama già assunta della sua autrice. Il ritorno temporaneo nelle sale del castello di Conversano è stato salutare per comprendere, almeno parzialmente, quanto la raccolta allestita dal feudatario conversanese avesse contorni assai più ampi del pur importante ciclo dedicato alla Gerusalemme Liberata. Eppure, l’importanza del dipinto, scheggia di una stagione artistica e culturale per tanti aspetti irripetuta, e la fama ancora oggi legata alla sua autrice, non hanno suscitato alcuna reazione da parte dell’opinione pubblica né alcun tentativo di acquisizione nel patrimonio collettivo allorché l’opera è tornata nella raccolta provata nella quale è attualmente custodita. Che dire: il noto campanilismo conversanese si poggia su basi fragili? Le vicende storiche cittadine interessano solo a pochi happy fews (pochi fortunati)? Noi ci auguriamo che non sia così e vorremmo sollevare la questione. D’altra parte, è inutile nasconderlo, il nome di Artemisia resta di grande richiamo anche tra i non addetti ai lavori e una acquisizione dell’opera avrebbe ricadute non trascurabili sul turismo nella nostra città; basti ricordare qui che le ultime esposizioni monografiche sull’artista  che hanno raggiunto cifre record attestandosi oltre i 170.000 visitatori – ci si riferisce alla mostra Milano, Palazzo Reale, 2012 -  e 127.000 – ovvero la mostra di Roma, Palazzo Braschi, 2017. In conclusione, ci pare giusto rifletterci su e trovare una formula non onerosa per le modeste casse comunali, la quale, tuttavia, consenta all’opera di tornare alla giusta visibilità pubblica.

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Un commento

  1. Volo pindarico, oltre al fatto che di turisti ne verrebbero pochi. La cultura, oggi, è fatta solo per pochi intimi.

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