In una suddivisione di poltrone con il cosiddetto “Manuale Cencelli” rivisitato alla bisogna, il sindaco Lovascio ha nominato i cinque componenti della giunta che governeranno la città nei prossimi cinque anni. La giunta sarà così composta, considerando che Il sindaco Lovascio terrà per sè la delega ai Lavori Pubblici.
1) Carlo Gungolo, assessore Urbanistica, Trasporti, Contezioso, Servizi cimiteriali, Verde, Triggianello

2) Stefano Caradonna, assessore al Patrimonio, Ambiente, Ente Parco, Mobilità, Protezione Civile

3) Francesca Lippolis, assessora a Politiche sociali, Piano di zona, Polizia locale, Pubblica istruzione, Servizi demografici, politiche abitative

4) Rosa Ramunni, assessora alla Cultura, SUAP, Commercio, Decoro urbano, Politiche giovanili, Sport

5) Fabio Locaputo, assessore al Bilancio, Personale, Digitalizzazione, Servizi al cittadino

Ad occupare la poltrona di presidente del Consiglio Comunale dovrebbe essere Roberto Berardi della lista Attivamente, salvo sorprese al momento della votazione in Consiglio Comunale.
Da questa prima prova del fuoco, la maggioranza ne esce a pezzi per il deterioramento di rapporti al proprio interno e per la “transumanza” di alcuni consiglieri comunali, risultati eletti ma non ancora proclamati ufficialmente, che hanno già cambiato gruppo di riferimento. Emblematico il caso della lista “Popolari per Conversano” che, pur essendo arrivata seconda in ordine di preferenze nella coalizione vincente, non si è vista riconoscere un ruolo. Vito Cerri, primo degli eletti in questa lista (la seconda delle elette è risultata essere Elisabetta Dimise), aveva rivendicato per sé, tramite il referente politico del suo gruppo Savio Nebbia, il ruolo di presidente del Consiglio Comunale. Ciò aveva scombussolato i piani di chi, invece, aveva preso impegni con soggetti esterni che prevedevano la nomina in giunta di Stefano Caradonna, risultato primo dei non eletti nella stessa lista. Caradonna era il candidato che faceva riferimento ai vertici della Banca di Credito Cooperativo alleata con Domenico Dimise, vecchia conoscenza della politica conversanese che questa volta aveva scelto di puntare su una sua parente, poi regolarmente eletta.
La richiesta di Cerri ha letteralmente mandato in tilt il sistema degli accordi già presi in precedenza tra il sindaco stesso ed esponenti esterni all’amministrazione comunale, determinando una rottura verticale nella lista “Popolari per Conversano” e che ha visto la consigliera Dimise prendere le distanze e fare un accordo con la lista “Innoviamo“, il cui referente politico è l’imprenditore Pasquale Boccuzzi, tra l’altro membro del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo. E’ il primo caso, quello della consigliera Dimise, di chi abbandona nei fatti il proprio gruppo prima ancora di essere proclamata ufficialmente e sedere, almeno per una volta, nell’emiciclo.
Questo cortocircuito ha indotto il sindaco Lovascio ad operare una scelta; ha disatteso la richeiesta dei Popolari per Conversano assecondando, invece, quella del gruppo che fa riferimento ai vertici della Banca di Credito Cooperativo.
Gli sviluppi di questo strappo hanno determinato innanzitutto la presa di posizione ufficiale dei Popolari per Conversano che non hanno condiviso “logica e metodo” per l’attribuzione dell’assessorato a Caradonna. Sviluppi che saranno ancora più visibili nei prossimi giorni, soprattutto nella prima seduta di insediamento del Consiglio Comunale che si terrà entro massimo 20 giorni dalla proclamazione ufficiale degli eletti, mentre scriviamo non ancora avvenuta.
L’applicazione, parziale in questo caso, del “Manuale Cencelli” per l’assegnazione delle deleghe, ha portato all’individuazione di un gruppo di assessore e assessori scelti tra quello che “passa il convento” (non a caso il nostro Municipio è stata, in passato, sede di un convento francescano).
Ciò che si è, invece, subito delineato è che il potere effettivo si è concentrato essenzialmente in due gruppi: il primo formato dal sindaco Lovascio con la delega ai lavori pubblici, all’assessore Gungolo con quella all’Urbanistica e all’assessora Ramunni con quella alla Cultura, Sport, Politiche Giovanili, Decoro Urbano, Suap che sarà nei fatti gestita dal consigliere comunale Michele Lovascio, figlio del sindaco ed eletto nella lista “Esserci“della stessa Ramunni; il secondo gruppo che determinerà le sorti della città fa riferimento ai vertici della Banca di Credito Cooperativo che, al momento, ha due consiglieri di riferimento (Elisabetta Dimise e Donatello D’Attoma) e un assessore (Stefano Caradonna).
La rottura con il consigliere Cerri, però, non sarà indolore. Cerri non è un consigliere di prima nomina e vanta un’esperienza come pochi tra gli eletti. Ha una serie di relazioni diffuse e capillari che farà valere durante una consiliatura che si preannuncia per niente soporifera.
In questa vicenda sarà compito dei consiglieri Accardo, D’Alessandro, Giannotta, Fanizzi, Loiacono, Miccolis, eletti all’opposizione di questa maggioranza, vigilare delibera su delibera, atto per atto, sulle scelte che saranno fatte di volta in volta. E sarà loro compito fare proposte puntuali per trasformare il ruolo dell’opposizione da “preconcetta a propositiva”.
Saranno i temi urbanistici, quelli sulla gestione degli impianti sportivi, sui lavori pubblici, sulle politiche culturali a determinare il futuro della città.
Il prossimo passo sarà quello dell’insediamento del Consiglio Comunale e dell’elezione del Presidente dell’assise. Sarà il primo banco di prova per una maggioranza che sta cominciando a muovere i primi passi barcollando, nonostante la vittoria netta che cittadine e cittadini le hanno assegnato. Soffiano venti di crisi e i giochi non sono nemmeno cominciati. Con quale spirito e approccio sarà governata la città considerando simili presupposti?