di Gianfranco Salvatore Ruffo
Esistono silenzi lunghi ottant’anni, rimasti celati tra l’acqua e la pietra. Uno di questi è emerso recentemente grazie alla testimonianza di Giovanni Abbruzzese, pubblicata su Oggiconversano.it. Attraverso le memorie del padre Cosimo, il racconto rievoca gli eventi che segnarono Conversano durante il fascismo, trovando un’eccezionale conferma storica in un ritrovamento storico-archeologico.
Il signor Cosimo Abbruzzese ha recentemente aggiunto qualcosa ai suoi ricordi, tramite il figlio Giovanni da me interpellato, confermando che i tedeschi occuparono tutto il comprensorio del Castello, requisendo anche abitazioni private, anche a famiglie di fascisti. Tutti dovettero lasciare le proprie abitazioni. Inoltre, ricorda che, tutto il castello era circondato da filo spinato. Non ci si poteva avvicinare, tanto che “il passeggio” sul largo della corte era permesso sino alla zona immediatamente adiacente all’ingresso del palazzo vescovile. L’ingresso al castello era totalmente inibito.
Il legame tra memoria orale e realtà materiale risale al febbraio del 1995, quando rinvenni, nelle profondità della cisterna, posta all’interno della torre dodecagonale del Castello Aragonese, un reperto bellico di grande valore: un fucile austriaco Steyr Mannlicher del 1895. L’arma, originariamente costruita a fine Ottocento, fu successivamente modificata e impiegata dalla Wehrmacht durante entrambi i conflitti mondiali, restando per decenni il testimone silenzioso di un’epoca drammatica nel cuore della città.
L’immersione, nata per esplorare i cunicoli e le cavità sottostanti la torre dodecagonale del maniero, ha rivelato un reperto inaspettato. Come racconto in una recente testimonianza su OggiConversano.it, il fucile giaceva sul fondo della cisterna, tra i depositi di fango, ma ancora chiaramente identificabile.
Il modello, uno Steyr Mannlicher (un fucile militare d’ordinanza austro-ungarico, poi riutilizzato anche dalla Wehrmacht soprattutto in reparti secondari e territoriali), rappresenta una “pistola fumante” della presenza tedesca a Conversano tra il 1943 e il 1944.
Perché un’arma così efficiente è finita in fondo a una cisterna? Si potrebbe attribuire ad un addio frettoloso della struttura?
Potrei ipotizzare tre scenari legati ai giorni concitati che seguirono l’Armistizio dell’8 settembre:
- L’occultamento: Durante la ritirata verso il nord, i soldati nazisti potrebbero aver gettato l’equipaggiamento pesante per muoversi più velocemente o per evitare che cadesse in mano ai gruppi partigiani locali o alle truppe alleate in arrivo.
- Il disarmo: Non si esclude che l’arma sia stata sottratta ai tedeschi dalla popolazione o dai militari italiani e “neutralizzata” gettandola nell’acqua per renderla inutilizzabile.
- L’eliminazione delle prove: un drappello di simpatizzanti si liberò dell’arma nella speranza di occultare la propria appartenenza al regime fascista.
Per ciò che concerne la mia esperienza, questo ritrovamento non è solo un recupero tecnico. È la conferma tangibile di come il Castello non sia stato solo una dimora nobiliare, ma un fulcro strategico anche nei momenti più bui del XX secolo. Lo confermano i ricordi del sig. Abruzzese. Non nascondo che ci sia una forte probabilità di rinvenire altre armi all’interno della Cisterna, che non fu più successivamente indagata negli anni seguenti.
La presenza nazista a Conversano, così come in gran parte della Puglia, è stata concentrata nel periodo immediatamente successivo all’armistizio dell’8 settembre 1943, quando le truppe tedesche della Wehrmacht cercavano di rafforzare la presenza nel sud Italia tentando di rallentare l’avanzata anglo-americana.
Tra settembre e ottobre 1943, i tedeschi occuparono l’area e tentarono di minare le infrastrutture ferroviarie e statali, commettendo violenze e uccidendo civili, nel periodo della ritirata nel 1943.
Il territorio pugliese tra Foggia, Bari e Taranto ha visto una strenua resistenza. I tedeschi si distinsero per il furore con cui concentrarono batterie per contrastare gli alleati.
Molti conversanesi furono catturati e internati nei lager nazisti come IMI (Internati Militari Italiani) dopo l’8 settembre 1943. L’ultimo superstite di Conversano nei campi di prigionia, Paolo Caprio, è scomparso nel novembre 2022. Classe 1923, Caprio era un reduce dai lager tedeschi di Potsdam e Falkensee, decorato con medaglia d’onore del Presidente della Repubblica per Internati Militari Italiani (conferitagli nel corso della solenne cerimonia svoltasi nel giorno dedicato al Milite Ignoto) e con la Croce al Merito di Guerra. Fu fatto prigioniero dai nazisti mentre era a Merano insieme al suo commilitone e compaesano Girolamo Laricchiuta scomparso nel 2008; anch’egli decorato con medaglia d’onore e Croce al Merito; erano effettivi al diciottesimo Reggimento Fanteria Divisione Aqui, come ricorda il giornalista Antonio Galizia in un suo articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno nell’edizione di domenica 20 Novembre 2022.
Oggi quel fucile, ripulito dal fango della storia, funge da monito e testimonianza di una Conversano che, tra le sue mura ciclopiche, ha visto passare non solo conti e duchesse, ma anche l’ombra degli eserciti che hanno sconvolto l’Europa. Non è soltanto un reperto bellico: è una traccia concreta della guerra nascosta sotto il Castello, una prova materiale capace di dare voce ai ricordi tramandati per generazioni.
L’ultima volta che ho visto il fucile era depositato presso l’archivio storico del comune di Conversano, in un armadio. Era stato sommariamente restaurato, come si può evincere dalle immagini. Dopo la chiusura dell’archivio non conosco l’attuale ubicazione del reperto.
La speranza è che si possano riaprire le ricerche nel fondo della cisterna e che lo stesso, venga finalmente musealizzato, come testimonianza di un tragico periodo storico mondiale che ha segnato profondamente anche il nostro territorio.
