IL COMUNICATO DELLA CGIL di Conversano a firma del coordinatore Antonio Renna
La Camera del lavoro CGIL di Conversano (Giuseppe di Vagno 1889-1921 ) esprime grande disappunto ed estrema preoccupazione per la notizia relativa al definanziamento delle risorse necessarie alla realizzazione dell’asilo – nido che avrebbe dovuto sorgere in via Buonarroti al posto del vecchio plesso scolastico “A. Seveso”. Al di là delle responsabilità amministrative e del possibile danno erariale (derivante dalla stipula di un contratto che adesso non ha più copertura finanziaria) è ASSOLUTAMENTE INACETTABILE che Conversano abbia perso una fondamentale infrastruttura sociale, decisiva per la conciliazione vita-lavoro delle tante nostre concittadine impegnate nel mondo del lavoro. Quanto sopra non può certo addebitarsi alla struttura burocratica del Comune che anzi da anni , in una drammatica situazione di carenza di personale, si “sbatte” per garantire l’erogazione dei servizi essenziali alla città. E’ d’uopo ricordare in questa sede che nonostante quanto sopra i dipendenti del Comune di Conversano attendono ad oggi il pagamento delle loro spettanze (salario accessorio) relative all’anno 2024 (!!!!!) e di fronte al vero e proprio muro di gomma eretto dall’Amministrazione comunale si sono perfino rivolti al Prefetto di Bari. Evidentemente la colpa di questa incresciosa situazione è addebitabile ad una Amministrazione e ad una classe politica locale che nonostante la continuità amministrativa (un vero e proprio record nazionale) è più attenta al “panem et circenses” che ad una vera pianificazione/programmazione delle politiche comunali , cosa che avrebbe evitato quanto accaduto.
In conclusione pur facendo gli auguri di buon lavoro alla nuova Amministrazione si chiede al sindaco Lovascio un’inversione di rotta rispetto al passato : sui provvedimenti di carattere pianificatorio e/o programmatorio è doveroso una concertazione e/o condivisione con le diverse articolazioni della città (sindacati, associazioni datoriali , parrocchie etc.), perché l’indubbio consenso ricevuto nelle urne non equivale alla firma di una “cambiale in bianco” da parte degli elettori in suo favore. La retorica dell’uomo solo al comando non solo è anti democratica ma rischia di provocare notevoli danni.