Il sito archeologico di Torre di Castiglione. Una lunga storia di studi e di abbandoni

Domenica 14 giugno si sono svolte le Giornate Europee dell’Archeologia ed è stato aperto alla visita del pubblico il cantiere di scavo che la soprintendenza ABAP ha avviato nell’area della chiesa dell’Annunziata del sito archeologico di Torre di Castiglione a Conversano.

L’intervento degli archeologi si concentra sui resti della chiesa del villaggio tardo medievale e dell’ambiente ad essa attiguo che con ogni probabilità aveva la funzione di cappella funeraria di una importante famiglia residente a Castiglione. I resti dell’edificio di culto erano ridotti in pessime condizioni con diversi crolli e smottamenti di conci delle creste dei muri che sono stati ricollocati e consolidati. È stato ripulito l’interno degli ambienti e sono state rese nuovamente visibili le tombe scavate nel banco di roccia nell’aula della chiesa e della cappella che la affianca. Inoltre, un’ampia area attigua alla chiesa è stata oggetto di una campagna di scavo che ha restituito i resti di diciassette individui di età infantile vissuti in epoca basso medievale.

La giusta risonanza mediatica e il successo di pubblico che l’evento ha avuto ci induce a fare una riflessione sull’importanza della ricerca del nostro patrimonio culturale e di come non sia adeguatamente gestito e valorizzato. Purtroppo, il sito di Torre di Castiglione versa da decenni in uno stato di degrado e di un sostanziale abbandono e si spera che gli ultimi finanziamenti, oltre a quello del Ministero della Cultura, che ha permesso l’intervento nell’area della chiesa dell’Annunziata, possa portare, finalmente, ad una corretta gestione e manutenzione di questa importante testimonianza archeologica.

Gli studi su Castiglione hanno una lunghissima tradizione che risale al 1887 quando l’architetto Sante Simone diede alle stampe Norba e Ad Veneris dove già da allora si metteva in risalto l’importanza storica del sito e venivano fatti i primi rilievi topografici dell’intera area contenuta nel recinto delle mura.

Per una ripresa degli stuti si dovranno attendere settanta anni con alcuni saggi di scavo effettuati nel 1957 e nel 1958 dalla dott.ssa A. M. Chieco Bianchi Martini della Soprintendenza alle Antichità della Puglia e del Materano. Questi lavori non sono mai stati pubblicati, se non per una breve informativa del Soprintendente Degrassi al VII Congresso internazionale di Archeologia Classica tenutosi a Napoli nel settembre del 1958. Di questi scavi e sterri rimangono alcune foto molto interessanti della necropoli che circondava la chiesa e di una ampia strada lastricata a ridosso delle mura.

Nel 1981-82 ci fu una ripresa degli scavi che furono condotti dalla Cattedra di Topografia dell’Italia Antica della Facoltà di Lettere dell’Università di Bari, diretti dalla prof. Meluta Miroslav Marin. Anche in questa occasione fu eseguita una approfondita campagna di rilievi e documentazione, condotta da Enrico Degano e Carlo Zaccaria dell’Istituto di Disegno dell’Università di Bari.

I risultati di questi studi furono pubblicati, nel 1985 a cura di M. Miroslav Marin, in Torre di Castiglione I. La campagna topografica del 1981. Tra il 1983 e il 1989 l’ing. Giambattista De Tommasi fu incaricato dalla Soprintendenza di eseguire i lavori di restauro e consolidamento della torre cinquecentesca e di un largo tratto delle mura orientali del villaggio.

Dopo questa fase di studi e restauri, Castiglione torna nell’oblio fino al 1997-98 quando, la dott.ssa Antonella Caprio, sotto la Direzione Scientifica della dott.ssa Angela Ciancio della Soprintendenza Archeologica della Puglia, riprende gli scavi che interessano diverse aree del sito approfondendo le conoscenze dell’abitato di età arcaica e dell’area della chiesa. Da qui provengono le numerose sepolture tardo medievali collocate all’interno del luogo di culto, tra cui quella nota del cosiddetto “Cavaliere”, i cui resti sono stati oggetto di studi del laboratorio di Antropologia dell’Università di Bari, diretto dal prof. Sandro Sublimi Saponetti, che li ha analizzati insieme ai numerosi resti umani rinvenuti anche nel corso dei diversi scavi effettuati negli anni precedenti.

Lo studio sui resti umani della fase di vita tardo medievale del villaggio, durato due anni, è stato pubblicato nel 2017 in Una Finestra sulla storia. Un cavaliere a Castiglione tra angioini e aragonesi a cura Giulia Perrino e Sandro Sublimi Saponetti. Questo lavoro di ricerca ha restituito uno spaccato delle abitudini alimentari, dello stile di vita e delle patologie degli antichi abitanti di Castiglione. In particolare, sono stati studiati i resti ossei di un individuo sepolto nella cappella attigua alla chiesa dell’Annunziata, il cosiddetto “Cavaliere”, di cui è stato possibile realizzare una ricostruzione fisiognomica dei tratti somatici del volto e delinearne le abitudini di vita che lo vedevano spesso in groppa di un cavallo come si ricava da alcune deformazioni ossee caratteristiche dei cavalieri.

In anni più recenti, grazie a convenzioni tra il Comune di Conversano e il Politecnico di Bari (2009, Responsabile prof. Paolo Perfido) e con l’Università degli studi di Foggia e il CNR (2021, Responsabile prof. Roberto Goffredo) sono stati effettuati studi e ricerche topografiche con l’utilizzo di più moderne tecnologie come laser scanner, droni, prospezioni con georadar, ecc. che hanno aggiunto ulteriori preziose informazioni sullo stato dei luoghi.

Oggi, finalmente, grazie ai finanziamenti del Ministero è partita una nuova campagna di studi e restauri che ha interessato l’area della chiesa a cui si affiancano due progetti di recupero e valorizzazione con finanziamenti regionali; il primo riguarda principalmente un progetto partito nel 2016, che dopo una serie di vicissitudini è arrivato ormai al termine, con cui è stato possibile recuperare e consolidata la Torretta posta a ridosso del tratto occidentale delle mura (progetto, arch. Francesco Dicarlo); il secondo, che sta per prendere avvio (arch. Tonio Giordano), prevede la riqualificazione, valorizzazione e accessibilità dell’intera area archeologica e anche un intervento nelle sale del Museo Archeologico di Conversano per la realizzazione di una sezione dedicata al sito di Castiglione e alla figura del “Cavaliere”.

La lunghissima storia degli studi del sito, che, come si è visto, parte addirittura dalla fine dell’800, ha avuto innumerevoli momenti di approfondimento, non solo di natura archeologica e architettonica, ma anche con la produzione di numerose monografie, saggi, atti di convegni che sarebbe lunghissimo citare in questa sede (A. Caprio, A. Ciancio, A. Fanizzi, R. Goffredo, V. L’Abbate, P. Perfido, per ricordare solo i principali studiosi che si sono occupati dell’argomento). Ma tutta questa attività di studio non è mai riuscita a far diventare l’area archeologica-naturalistica di Castiglione un sito protetto con una Direzione Scientifica e gestionale adeguata. Il sito, dopo ogni campagna di studi e ricerche è sempre tornato ad essere una “terra di nessuno” dove alle civili passeggiate dei visitatori e dei cittadini si alternano le incivili azioni di quanti rendono quei luoghi bivacchi per picnic improvvisati con l’accensione di pericolosi barbeque, deposito di rifiuti e disattenzione alle strutture archeologiche che puntualmente vengono danneggiate vanificando il lavoro fatto con i restauri che, con cadenze più o meno decennali, si rendono necessari, pena la perdita delle testimonianze storiche presenti.

Il sito di Castiglione è la palese rappresentazione di una inadeguata gestione del patrimonio storico che ancora aspetta la definizione di una chiara Direzione Scientifica del Polo Museale e della Riserva Orientata Regionale dei Laghi e della Gravina di Monsignore nel quale l’area archeologica ricade. A questo va aggiunto che non si è mai riusciti ad attuare una qualsiasi forma di filtro per l’accesso all’area che, evidentemente, non può essere lasciata libera e senza alcun controllo.

Il sito di Torre di Castiglione è un Bene Comune e la Comunità, attraverso le Associazioni di Volontariato, spesso uniche e sole ad interessarsi alla sua difesa e valorizzazione, ma, soprattutto, attraverso l’azione dell’Ente Pubblico, deve diventare un Parco Archeologico strettamente integrato con il Museo Archeologico e deve, al contempo, essere un luogo dove la ricerca storica continui ad operare con campi scuola e indagini archeologiche in stretta collaborazione con le Università e gli Enti di Ricerca sotto la sorveglianza della Soprintendenza. Non ultimo è il valore ambientale di tutta l’area per la presenza di una folta vegetazione boschiva mediterranea e di una fauna autoctona che si è sviluppata sia all’interno che all’esterno della cinta delle mura fino alla dolina naturale del Lago di Castiglione ai piedi della collina.

Le due fasi di vita del villaggio: quella arcaica con l’abbandono nel IV sec a. C e quella tardo medievale del XIV-XV sec., con il successivo abbandono agli inizi del XVI sec. e la realizzazione della massiccia torre di avvistamento, sono ancora leggibili e vanno rese fruibili con un percorso didattico chiaro e alla portata di tutti. Un itinerario che parta dal Museo e arrivi al sito archeologico snodandosi tra i suggestivi sentieri immersi nel bosco facendo uso anche delle possibilità messe a disposizione dalle nuove tecnologie. Questo ovvio auspicio, che fino ad ora non è stato mai realizzato, è contenuto nell’ultimo Progetto (Giordano) e, ci auguriamo, che sia la volta buona per questo prezioso scrigno di Storia e Natura per diventare una vera risorsa culturale per Conversano e per tutto il territorio.

Chiudo questo articolo proponendo una foto aerea del sito scattata negli anni ’50 in cui si legge ancora chiaramente l’impianto urbano quadrangolare di età angioina con i due assi viari principali tra loro ortogonali e la cinta delle mura che ricalca il perimetro fortificato dell’acropoli del villaggio di età arcaica su cui vengono innalzate le cortine tardo medievali.

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