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Vuoi sapere perché i miei occhi sono felici? Il segreto è molto semplice: i miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime (Madre Teresa di Calcutta)

Vuoi sapere perché i miei occhi sono felici? Il segreto è molto semplice: i miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime (Madre Teresa di Calcutta)

Vuoi sapere perché i miei occhi sono felici? Il segreto è molto semplice: i miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime (Madre Teresa di Calcutta)

La Festa della Mamma è un’occasione davvero ghiotta di esternare i propri sentimenti verso una figura che universalmente si pone al primo posto nella graduatoria degli affetti. Eppure esistono delle mamme che madri biologiche non lo sono state, eppure hanno lasciato un segno profondo nel mondo, per la loro umanità fortemente materna. È questo il caso di Madre Teresa di Calcutta.

La frase citata, fa riferimento ad una delle azioni che più distinguono l’uomo rispetto alle altre specie animali viventi: il pianto. Questa azione comporta un’altra incredibile conseguenza: il versamento delle lacrime. La lacrima, che serve essenzialmente per detergere in continuazione uno dei nostri organi più preziosi – l’occhio -, fuoriesce dalla sua orbita nell’atto del piangere. È una cosa straordinaria che la natura ci ha riservato: con la loro fuoriuscita, le lacrime tentano di accompagnare nella stessa operazione, in modo metaforico, il dolore, che, se rimanesse troppo dentro di noi, avrebbe effetti perniciosi.

Ci può infine essere una mano pietosa che può accelerare, asciugando le lacrime altrui, questo momento di ripresa del vivere e di ritorno al mondo, dopo il momento di sofferenza, fisica o psichica. È un’azione tipica della madre, ma che diventa ancora più meritoria se fatta da persone terze.

Interviene in questo gesto l’atto della compassione che eleva lo spirito umano realizzando quel sentimento di fratellanza universale che fa tanto bene al mondo.

E rifuggendo quel sentimento contrario che purtroppo molto spesso porta addirittura a disinteressarsi con crudeltà del dolore e delle lacrime altrui, come già più di duemila anni fa Publilio Siro, un liberto orientale vissuto a Rome nel I sec. a.C. ebbe a scrivere in una delle sue quasi 700 sentenze giunte a noi:

“La persona crudele è insensibile alle lacrime, anzi, se ne nutre!”.

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