ANGELO NARDOMARINO, medico veterinario (Dottore di Ricerca in Alimentazione e Nutrizione degli
animali da reddito e Specializzazione in Fisiopatologia della riproduzione degli animali domestici, in servizio
presso il Servizio Veterinario di Sanità Animale del Dipartimento di Prevenzione della ASL BARI come
specialista ambulatoriale Interno), dopo la recente aggressione di un toro ad un nostro concittadino ci aiuta
a fare chiarezza sulla sicurezza delle nostre stalle e su quali precauzioni utilizzare in modo da ridurre il
rischio di essere aggrediti.
L’aggressione da parte di un toro ad un nostro concittadino preceduta da quella subita da un ottantenne
nel Salento rimette al centro del dibattito la sicurezza dei luoghi di lavoro. Voi come veterinari che precauzioni applicate quando entrate in stalla? Avete la percezione di lavorare in luoghi sicuri?
Gli allevamenti che insistono sul nostro territorio di competenza sono in genere moderni attrezzati con ogni
comfort e permettono anche un contenimento ottimale dei grossi animali da reddito; tuttavia ci sono
ancora diverse realtà che per varie ragioni (territorio ostile, problemi economici, lungaggini burocratiche
per ottenere autorizzazioni, difficoltà nel riconvertirsi) sono costrette ad operare in stalle vecchie dove il
contenimento degli animali risulta più difficile e quindi anche la sicurezza sul luogo di lavoro risulta spesso
precaria. Basti pensare alle vecchie stalle bovine dove gli animali sono tenuti alla “posta” legati con corde o
catene invece che con i nuovi sistemi di autocattura. Senza tralasciare poi lo scarso utilizzo da parte di chi si
adopera nel governo degli animali di DPI.
Le nostre attività in qualità di Veterinari ASL deputati ai controlli ufficiali nelle aziende zootecniche (e non
solo) spesso richiedono controlli ed attività a tappeto su tutto l’effettivo dell’allevamento, per cui
giornalmente siamo a contatto con grossi animali da reddito di cui i bovini indubbiamente rappresentano la
parte prevalente delle attività.
Detto che la sicurezza deve essere sempre massima è chiaro che anche tra gli stessi bovini vanno fatti dei
distinguo, le vacche da latte in una stalla con autocattura sicuramente ci fanno operare con maggior
tranquillità, mentre razze più rustiche come le Podoliche o vitelloni all’ingrasso liberi nei box o le stesse
bufale meritano un livello di attenzione massimo soprattutto quando questi animali non si trovano in stalle
sufficientemente attrezzate. Da parte nostra comunque viene chiesto tassativamente che il contenimento
venga fatto con appositi corridoi oppure utilizzando travagli meccanici che sono strutture utilizzate per
immobilizzare l’animale in sicurezza durante operazioni di cura.
I DPI che utilizziamo giornalmente e che ci fornisce, sia pure un po’ a fatica la nostra ASL, sono le calzature
da lavoro rinforzate in punta e in pianta, e cuffie antirumore (mezzi agricoli, carri di alimentazione molto
rumorosi o vocalizzi degli animali, specie i suini), inoltre anche i DPI sanitari come camici guanti
mascherine monouso per protezione dalle malattie professionali (Tubercolosi, brucellosi..).
Il numero dei tori presenti nelle stalle è irrisorio. Ormai la sua funzione è soltanto quella di produrre il
seme necessario alla fecondazione. Le stalle che hanno dei tori devono applicare procedure particolari
oppure il toro è trattato come un normale bovino?
La presenza del toro in azienda completa l’attività di fecondazione; tuttavia il management di un bovino
adulto maschio all’interno di un allevamento indubbiamente può rappresentare un problema se non altro
appunto per la gestione; non esiste nessuna normativa che vieta le movimentazioni dello stesso all’interno
degli spazi di una azienda zootecnica cosi come l’invio al pascolo; è chiaro che vale la regola del buon senso,
per cui in genere lo si tiene confinato in uno spazio sicuro o in un box, viene lasciato libero in un paddok ben
recintato dove può fecondare le bovine.
Dopo l’aggressione al nostro concittadino il toro è stato macellato mentre il suo proprietario è ricoverato
in ospedale. Tu da veterinario che consiglio ti senti di dare a tutti gli allevatori proprietari di tori?
Circa l’episodio accaduto ad un nostro concittadino , non conosco i dettagli, non mi sento di sbilanciarmi in
versioni dei fatti che non conosco; come regole generali direi che è importante che questi animali che in
genere sono nati nella stessa stalla o che vengono acquistati quando sono ancora vitelli andrebbero
manipolati giornalmente dagli stessi operatori in modo da essere riconosciuti come “della stessa famiglia”,
insomma andrebbe dedicato più tempo per socializzare soprattutto da piccoli e invece spesso per
superficialità o per mancanza di tempo non viene fatto. Inoltre è buona regola che tali bovini adulti dedicati
alla monta comunque vengano allontanati dall’azienda quando hanno raggiunto i 24, max 30 mesi di vita.

immobilizzare l’animale in sicurezza durante operazioni di cura