Ci ha salutato un poeta, un cantante o semplicemente un uomo che ha fatto della libertà il suo cavallo di battaglia. Francesco Guccini, il Maestrone, era un uomo di sinistra ma questo non gli ha impedito di scrivere e cantare Primavera di Praga.
Tutti, appresa la notizia, abbiamo pubblicato un pensiero o semplicemente una sua canzone a noi molto cara.
Non è stato un cantante che seguiva le mode. Semplicemente seguiva le sue idee e questo lo ha fatto amare, trasversalmente, da molte generazioni.
Molti conversanesi hanno amato e amano Francesco Guccini, ad alcuni di loro abbiamo chiesto di parlarcene.
Candida De Toma ”Ad uno ad uno vanno via i poeti della mia generazione, quelli che hanno accompagnato la nostra adolescenza e giovinezza. I poeti che ci hanno insegnato a sognare, credere e lottare per un mondo diverso, più giusto, meno ipocrita; i poeti che ci hanno consegnato la nostalgia struggente del tempo che passa inesorabile e delle piccole città di provincia. Francesco Guccini è stato il poeta di tutto questo, il cantautore che si è addentrato in tutti gli aspetti di quella che chiamiamo esistenza: dai temi forti, tesi a scardinare un perbenismo vacuo (L’Avvelenata), a ricordare la tensione rivoluzionarie delle prime vere lotte sociali (La Locomotiva), l’orrore dei genocidi della storia, a quelli intrisi di una quotidianità che nelle sue canzoni non è mai banalità ed anzi viene trasfigurata in poetica nostalgia. E penso tra tutte ad Incontro in cui musica e parole restituiscono il malinconico e dolce dondolio di un treno che nella notte suggella l’inesorabile distanza da quello che ormai non è che ricordo. Quasi mai serioso, anzi con il passare del tempo sempre più ironico e autoironico (Eskimo), unica medicina possibile perché quei sogni sognati e irrealizzati, che erano stati bandiera militante della giovinezza, non divenissero amaro ripiegamento e disperazione.
Le sue canzoni non sono state la moda di un momento. Sono rimaste e rimarranno con noi e dentro di noi risuoneranno sempre e per sempre.
Domenico Di Palma ha cominciato ad ascoltare Guccini verso i 14/5 anni e nel ricordare il Maestrone ci dice che: ”Come capita spesso in adolescenza, le passioni sono totalizzanti, e totalizzante è stata l’ammirazione verso questo artista che i miei coetanei ignoravano del tutto. Tanto totalizzante da farmi temere sopra ogni cosa il momento della sua scomparsa, al punto da raffigurarmelo e immaginarlo come se potesse esistere un modo per prepararsi, per essere pronto. E poi… e poi si diventa grandi.
Ho avuto la fortuna di essere contemporaneo alla produzione più recente del Maestro — diciamo da Parnassius Guccinii in poi —, metà dell’opera monumentale di Guccini. La fortuna di vedere molti dei suoi fantastici concerti dove, oltre a tutto, la sua capacità di interazione con il pubblico era straordinaria (in questo, solo Brunori gli è erede). Il primo, credo, in un TeatroTeam gremito di tantissimi giovani come me e meno giovani, con una notevole presenza conversanese, tra cui Vito Bonasora, sindaco di Conversano.
Ancora oggi, con l’avanzare dell’età, ci sono passaggi, frasi e metafore che assumono significati del tutto nuovi e che il tempo fa comprendere meglio. L’opera gucciniana (musica e libri) ha plasmato la vita di chi l’ha amato in maniera profonda: negli orientamenti politici, nelle amicizie, nella costruzione di senso delle nostre esistenze.
L’età adulta ridimensiona e rimette le cose nella prospettiva più consona; non ho mai smesso di amarlo e di ascoltarlo, sebbene (poche volte) non fossi d’accordo con alcuni suoi posizionamenti politici. Il suo primo addio alla musica è stato difficile, ma vederlo ancora attivo e partecipe al dibattito pubblico, oltre alla possibilità di leggere le sue opere, alleviava quella perdita musicale. Oggi che ci ha lasciato, torno agli anni dell’adolescenza e scende qualche lacrima. Addio, Maestrone“
Anche tra le giovani generazioni Francesco Guccini è molto seguito. Daniela Di Battista, studentessa diciottenne dell’ ultimo anno del liceo classico di Conversano, ascolta le sue canzoni perché: ”Fa dei ritratti onesti e sinceri sulla società moderna . Nelle sue canzoni vengono descritte situazioni sociali che non sapresti spiegare a parole. Canzoni sociali ma che parlano anche del singolo individuo. Penso alla canzone il Sociale e l’ antisociale. Questa è la canzone manifesto per quello che ti dicevo. Anche se è un autore del secolo scorso le sue canzoni sembra che parli dei giorni d’oggi“
Una condivisione intergenerazionale eppure ci sentiamo tutti un po’ più soli, forse anche un po’ tristi, ma speriamo di aver imparato la sua lezione. Come ci dice nella sua Canzone di notte Numero2, canzone contenuta nel meraviglioso LP Via Paolo Fabbri 43… è inutile il dominio o il comando perché alla fine tutti avremo due metri di terreno.