Cultura e Turismo, la gran confusione delle deleghe affidate ad un quadriumvirato: Martino, Gungolo, M. Lovascio, Ramunni

A Conversano c’è una gran confusione sotto il cielo che sovrasta due parole: Cultura e Turismo. Due parole che rappresentano due settori ben distinti e che dovrebbero esprimere politiche pubbliche, soprattutto quando a declinarle è un’amministrazione comunale. Nella nostra città c’è un equivoco di fondo: perché la pubblica amministrazione convoca soggetti privati (associazioni e imprenditori e gestori dei B&B) confondendo completamente le politiche culturali con quelle turistiche? Alla base della scelta c’è l’eterna e ormai ventennale convinzione che il tutto è tenuto insieme dagli “eventi” che, pur a volte importanti e interessanti, non lasciano traccia se non nei costi per la pubblica amministrazione che li finanzia a prescindere.

Sono in quattro a sovrintendere dal punto di vista politico questi due temi, due i consiglieri comunali: Daniela Martino (delegata alla promozione dei prodotti tipici) e Michele Lovascio (delegato agli Eventi Culturali ed Eventi Sportivi), due gli assessori: Carlo Gungolo (assessore al Turismo) e Rosa Ramunni (assessore alle Politiche Culturali).
C’è bisogno di una guida specializzata solo per muoversi in questo ginepraio di deleghe, competenze e intrecci “che la metà mi basta“.

Se la pubblica amministrazione è chiamata a dare segnali di semplificazione, questo è un esempio concreto di complicazione di fatti semplici, ma è figlia di una scientifica mentalità di amministrare la cosa pubblica in questo periodo nella nostra città: confondere il ruolo degli assessori con quello dei consiglieri che per istituto dovrebbero fungere da organo di controllo, con tutto il consiglio. E se scema o viene indebolito l’organo di controllo, a pagarne le conseguenze è tutta la comunità che viene governata in maniera parziale. Ma queste scelte sono anche figlie di equilibri politici (non scandalizzano nessuno), sempre più fragili e precari. C’è da presidiare alcuni temi e quello degli eventi è diventata la priorità assoluta dell’amministrazione comunale, tanto che il Consiglio si appresta a ratificare una variazione di bilancio pari a circa € 170.000,00 per soddisfare le esigenze di chi organizza eventi, molto spesso funzionale alla stessa amministrazione. Proprio nel momento in cui la stessa amministrazione comunale ha approvato il piano tariffario della TARI che prevede un aumento per i cittadini del 6,75% rispetto all’anno precedente.

Come ben si sa, è una questione di priorità. E’ mai possibile che gli eventi vengano prima di ogni considerazione sul costo di una tassa che altri comuni hanno saputo ridurre, facendo tesoro di avanzi di amministrazione e parte della tassa di soggiorno?

Ma al di là di queste considerazioni, rimane un fatto fondamentale: a chi dovrebbe rivolgersi un interlocutore per proporre idee, progetti che abbiano a che fare con una visione di politiche culturali, e a chi dovrebbero chiedere quali sono le politiche culturali dell’amministrazione pubblica, oltre gli eventi?
Durante un incontro svoltosi in queste ultime ore tra il quadriumvirato (Martino, Gungolo, M. Lovascio, Ramunni) e le associazioni di ogni tipo e organizzazioni economiche, le domande sono state considerate dal consigliere Michele Lovascio come “irricevibili“, non si fanno domande.

A parte il triste sorriso che questo tipo di approccio può strappare, rimane il fatto che sono addirittura quattro gli interlocutori che “giurano” essere ben coordinati tra loro. Per non parlare di una quinta delega data dal sindaco ad una consigliera comunale che risponde al nome di Katia Sportelli (ex assessora alle Politiche Culturali), delegata per l’occasione alle Grandi Mostre. Ma la consigliera Sportelli non ha contribuito a trasformare il quadriumvirato in quintetto. Sono in tanti, in ambienti della stessa maggioranza, a considerarla abbastanza in polemica, per ora silenziosa, con il quadriumvirato stesso.

Intanto a tutte le associazioni è stato detto: non fate domande, dateci idee e progetti e, per le iniziative già realizzate o a farsi (da gennaio scorso al prossimo settembre), ci sarà un riconsocimento economico. Non si sa di quale importo, a prescindere dall’iniziativa con ogni possibile discrezionalità avendo come riferimento i principi generali (tutto e niente) previsti dal nuovo regolamento per i contributi.
E’ un modo insalubre di concepire la pubblica amministrazione che, essendo ormai assurto a modello di organizzazione, potrà portare anche a spiacevoli sorprese. Fino a quando si è in tempo sarebbe bene fermarsi e riflettere prima del precipizio.

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