La scomparsa di Sandro Mazzola, calciatore poliedrico e universale, ha destato un senso di grande nostalgia per chi lo ha “vissuto” negli anni in cui calcava i campi di calcio in tutto il mondo. Un giocatore che trovò posto di rilievo ai tempi del grande Real Madrid di Di Stefano e che avrebbe avuto lo stesso destino se avesse giocato in questi anni. Velocità, tocco di palla, corsa…facile corsa in ogni parte del campo. E gol memorabili, come quello segnato in Coppa dei Campioni contro gli ungheresi del Vasas l’8 dicembre del 1966, o come quelli siglati nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid dei miti Di Stefano, Puskas e Gento.
Si è portato appresso il mito del suo papà, Valentino Mazzola, scomparso nella tragedia di Superga il 4 maggio del 1949 con tutta la squadra del Torino, all’epoca considerata la squadra più forte del mondo.
Per noi, bambini interisti, Sandro Mazzola rappresentò la continuazione “epica” di un evento luttuoso che sconvolse il mondo dello sport. Ma anche la gioia del calcio, nel vederlo rivaleggiare con grande lealtà con Gianni Rivera, un altro mito vivente. Quando il sogno veniva ancora considerato fondamentale per lo sviluppo delle nostre personalità, lui ha contribuito a farcelo fare ad occhi aperti perché giocava e noi eravamo lì, accanto, a correre insieme sul manto erboso di San Siro.
Ieri in un campo da gioco, a Torino, alcuni tifosi della Iuventus si sono girati di spalle durante il minuto di raccoglimento. Alcuni, non tutti…perché di solito i cretini sono pochi. Le immagini hanno restituito alcuni nuclei familiari interi che hanno girato le spalle, che tristezza per loro e chissà come vivono male la propria vita. Sandro Mazzola li avrebbe dribblati tutti, e non l’avrebbero più preso.
Grazie Sandro.