Sindaco per mestiere? Nessuno dei quattro candidati (tre avvocati e un docente universitario) sembra voler rinunciare al proprio lavoro

Quello sul politico “mestierante” è un vecchio dibattito che ha riguardato, nel tempo, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche di rappresentanza. A cominciare da quello di sindaco di una città.
La domanda che ci si è sempre posti è una: “E’ giusto che un sindaco eletto in una città, anche tipo la nostra Conversano, debba abbandonare il proprio lavoro per dedicarsi totalmente al governo del paese?“.
Di sindaci per mestiere ne abbiamo visti tanti negli anni, soprattutto coloro che avevano una professione che veniva esercitata nel pubblico e che avevano la possibilità di fruire dell’aspettativa. Per loro lo stipendio di primo cittadino veniva percepito a indennità intera, mentre per coloro che decidevano di non usufruire dell’aspettativa si aprivano le porte dei permessi giornalieri, con un monte ore prestabilito dalle norme, e una indennità di sindaco dimezzata.

A Conversano i candidati, al momento, sono quattro (gli avv.ti Mario Loiacono, Giuseppe Lovascio, Vincenzo Miccolis e il docente universitario Franco Fanizzi). Nessuno dei quattro (i primi tre liberi professionisti) e Fanizzi hanno affermato di volersi, nel caso di elezione a sindaco, dedicare esclusivamente alla funzione di rappresentanza popolare.

Ci sono precedenti illustri in questo senso, uno per tutti il caso di Massimo Cacciari, il filosofo due volte eletto sindaco di Venezia (dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010) che mantenne ed esercitò il suo ruolo all’Università e continuò a fare ricerca durante il mandato pubblico. Un sindaco che si distinse per il suo pragmatismo, pur essendo un filosofo.

Chi ha inteso, nel tempo, fare il sindaco “per mestiere“, a volte si è ritrovato a sostituire esponenti della macchina amministrativa e dirigenti. Mentre una comunità deve “pretendere” dai sindaci e dagli assessori di sua nomina l’organizzazione dei servizi che, una volta collaudati, devono seguire il loro corso naturale. L’esempio classico è quello delle manutenzioni: “E’ più giusto che una giunta comunale dia all”ufficio tecnico tutti gli strumenti e le risorse economiche per programmare un piano delle manutenzioni che abbiano una sistematicità e una costanza negli interventi, oppure è più giusto che siano il sindaco o gli assessori ad intervenire puntualmente per inseguire le emergenze delle buche o delle lampade fulminate?”.
Nel primo caso servirebbero amministratori capaci di programmare e dare sistematicità agli interventi di manutenzione, nel secondo si tratterebbe di amministratori che hanno un rapporto con il potere finalizzato al consenso.

Il fatto che nessuno dei quattro candidati, al momento, abbia deciso di comunicare alla città la propria volontà di rinunciare al proprio mestiere per fare quello di sindaco, se eletto, rappresenta una speranza: quella di voler intraprendere la strada della programmazione e degli strumenti da offrire agli uffici che, per norma, sono gli unici a dover gestire i processi, sia degli atti amministrativi che dei loro effetti.

Il 25 aprile, data della Liberazione e quest’anno anche data di scadenza per la presentazione delle liste, dirà la parola definitiva sulle volontà dei candidati attualmente in campo e su quelli che, eventualmente, ancora si presenteranno. Capiremo chi comunicherà di voler rinunciare al proprio lavoro per esercitare solo quello di sindaco, se eletto. Al momento nessuno dei quattro si è espresso in tal senso.

da sinistra l’avv.to Mario Loiacono e l’avv. Vincenzo Miccolis


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *