Lovascio, forti tensioni nella coalizione: la destra vorrebbe presentarsi con i propri simboli ma il “cerchio magico” è contrario

Elezioni comunali del 24 e 25 maggio: esplode un caso centrodestra. La coalizione parteciperà alla consultazione con 4 liste – La Puglia prima di tutto, Fratelli d’Italia, Puglia Popolare (Lega) e Forza Italia – a sostegno del sindaco uscente Giuseppe Lovascio. Tutte hanno raggiunto, con i propri segretari politici, un accordo con l’ex primo cittadino. Chi sono i referenti della destra? L’ex consigliere provinciale Raffaele Piemontese (Puglia prima di tutto e componente del direttivo di FdI), i meloniani Serena Perrone e Stefano Costantino (segretaria e vice segretario di Fratelli d’Italia), Vito Cerri, Savio Nebbia e Mimmo Di Mise (Puglia popolare, il movimento che fa capo a Massimo Cassano, vice commissario regionale della Lega), Nico Mottola, Sante Notarangelo con gli ultimi “acquisti” di Bartolomeo Lofano, Francesco Sperti e Carlo Gungolo (Forza Italia). Un nutrito gruppo di esponenti che, accettando le avance del sindaco sfiduciato, sosterrà Lovascio nel suo quinto tentativo di salire a Palazzo di città.
Raggiunta l’intesa, nelle scorse ore è esploso fragorosamente il caso-simboli a seguito della decisione di Lovascio e del suo “cerchio magico” (Carlo Gungolo che secondo la vulgata di destra sarebbe in caduta libera di consensi, Lorenzo Abbruzzi, Franco Arienzo, Roberto Berardi, Caterina Sportelli e la picariana di ferro Francesca Lippolis) di cancellare i simboli della destra dalla scheda elettorale. Il “cerchio” chiede a Fratelli d’Italia di sostituire la fiamma con qualcosa di meno indicativo della identità dei meloniani. Chiede ai berlusconiani di mimetizzarsi senza simbologie che ricordino Berlusconi. I lovasciani si superano quando chiedono, ad un fittiano di ferro come Piemontese, di cancellare dalla scheda “Conversano prima di tutto” e di scrivere un anonimo “Conversano è bellissima”. Lo stesso dicasi per Cerri e compagni: “Dovete evitare ogni riferimento alla Lega e a Salvini”.
La reazione dei partiti non si è fatta attendere: nelle prossime ore, il centrodestra dovrebbe riunirsi per riportare le cose in ordine e cristallizzare, su un documento politico un “patto di coalizione” che “preservi e valorizzi” le forze politiche di destra che sostengono Giuseppe Lovascio.
L’ANALISI. Perché Lovascio vuole cancellare i simboli della destra, confondendo partiti nazionali come Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e quella regionale La Puglia prima di tutto, con una moltitudine di civiche? Per rimarcare la sua supremazia (uomo solo al comando) rispetto a partiti che hanno referenti provinciali, regionali e nazionali. Il lovasciano “Qui comando io!” è la degenerazione della democrazia partecipata ma spesso la fotografia di un sistema che preferisce la gestione di equilibri locali alla costruzione di responsabilità politiche chiare. Vedere candidati piazzati per rappresentare interessi di qualche circolo, associazione, azienda, sprazzi di clientela territoriale o semplicemente per rimpolpare una lista è sconcertante, non perché la società civile non debba avere spazio, ma perché la politica, quando si ingombra di candidature così eterogenee, perde la capacità di dire cosa vuole fare e con quali mezzi.
LA COMPONENTE CINICA C’è poi una componente cinica in questo fenomeno tutto lovasciano: professionisti della poltrona che si spostano come tessere in liste civiche e micro-aggregazioni nate dall’opportunità contingente, senza un progetto coerente. Il risultato è un’offerta politica che si frammenta fino all’incomprensibilità, trasformando il voto in un gesto personalistico più che in una scelta di responsabilità.

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