Luca Anellino: “Ho passato gran parte della mia vita nel silenzio…la carta, le penne, le matite sono come amici insostituibili”

Il volto di Gianni Agnelli, realizzato con la penna, dall’artista Luca Anellino, classe 1998 e nato a Conversano, è un piccolo capolavoro. La curiosità di conoscere chi ci fosse dietro una persona così talentuosa ci ha invogliati ad intervistarlo. Ed abbiamo scoperto un artista dotato di sensibilità e attenzione verso la società contemporanea.

Quando presenti i tuoi lavori parli di fragilità e alienazione della società contemporanea. Quali sono le fragilità e perché parli di società alienata?
Parlo di fragilità in primis per la mia condizione: soffro di ipoacusia bilaterale grave. In parole semplici, sento molto poco e riesco a recuperare grazie all’ausilio degli apparecchi acustici.
Questa condizione, per gran parte della mia vita, mi ha penalizzato molto, sia emotivamente che socialmente. Di conseguenza è nata anche una forma di alienazione: preferivo rimanere ancorato al mio porto sicuro, la mia famiglia, piuttosto che affrontare l’esterno, per paura di essere ferito. Col tempo — e questa è una consapevolezza molto recente — ho imparato ad accettarmi. In questo percorso l’arte ha avuto un ruolo fondamentale, accompagnandomi in una fase importante della mia vita. Per esprimermi attraverso l’arte ho sempre cercato di essere un attento osservatore, e ciò che ne è emerso, in parte, mi ha spaventato.
Viviamo in una società che ci vuole perfetti, performanti, quasi indistruttibili.
Questa pressione sociale non fa altro che renderci più vulnerabili e, paradossalmente, meno capaci di affrontare la nostra stessa fragilità.
È proprio da qui che nasce, per me, il concetto di alienazione: individui sempre più distanti da sé stessi.

Le tue opere sono realizzate prevalentemente a penna. Perché hai scelto la biro per realizzare i tuoi lavori? Quali altri materiali utilizzi per dipingere?
Inizialmente ho cominciato a disegnare con le matite e mi sono sempre sentito portato, poi però qualcosa è cambiato. Utilizzando la penna ho capito che è, in un certo senso, una metafora della vita: è uno strumento quotidiano e, se commetto un errore durante la realizzazione di un’opera, non ho la possibilità di cancellare. Sono quasi costretto, direi, a trovare una soluzione per rimediare. Ogni segno resta, ogni esitazione diventa parte del lavoro. È un processo quasi ossessivo, fatto di stratificazioni, di ripetizione, di tempo.
Col tempo ho sperimentato anche i colori ad olio, ma sento di dovermi ancora allenare molto, perché nella pittura ho ancora tante difficoltà.

Qual è l’urgenza espressiva che ti porta a dipingere? Perché tra le varie forme espressive hai scelto la pittura?
Non sono mai stato in grado di esprimermi davvero a parole, anche perché ho passato gran parte della mia vita nel silenzio. Poi è nata questa urgenza, un bisogno quasi fisico di tradurre ciò che non riuscivo a dire. È come se alcune immagini esistessero già dentro di me, e il lavoro fosse solo il tentativo di farle emergere.
Ho scelto la pittura — o meglio, il disegno — perché mi ha accompagnato per gran parte della mia vita: la carta, le penne, le matite sono come amici insostituibili, che mi hanno permesso di crescere emotivamente e artisticamente.

Hai partecipato a dei progetti nelle scuole elementari. Cosa ti chiedono di realizzare i ragazzi?
Sì, è stata un’esperienza davvero stupenda. L’intenzione era quella di insegnare ai bambini la tecnica del disegno con la penna. Avevo preparato per loro dei disegni molto semplici e, una volta spiegata la tecnica — in questo caso quella dello scarabocchio — ho lasciato poi libero spazio alla loro creatività. Ne sono venute fuori delle piccole opere molto belle, mi hanno davvero stupito. Non avevo mai pensato di poter insegnare qualcosa a qualcuno, e questa esperienza la custodirò quasi con gelosia.
I bambini hanno un’innocenza che mi lascia un vuoto dentro, ma è un vuoto quasi piacevole.

Hai una tua galleria personale dove esponi le tue opere? Hai in programma una mostra personale?
Al momento non dispongo di una galleria ma ho un sito dove potreste trovare le opere più recenti. Sito che trovate nel link in bio sul mio profilo Instagram, basta cercare: anellino.psd.
Per quanto riguarda le prossime mostre, al momento sono in piena fase creativa, ho subìto una battuta d’arresto, l’idea c’è, serve solo una altro po di tempo. Ce la metterò tutta!

Che formazione scolastica hai?
Sono nato nel 1998 a Conversano e mi sono diplomato presso il liceo artistico di Monopoli “Luigi Russo”.
La mia formazione è partita da lì, ma si è costruita soprattutto nel tempo, attraverso la pratica costante e una ricerca personale molto intensa.

Che obbiettivi ti sei posto per il futuro?
Qui preferisco astenermi dal rispondere, preferisco vivere il presente, ho una possibilità maggiore di scoprire l’imprevedibilità della vita.

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