Entriamo in chiesa. Ci facciamo il segno della croce. Ascoltiamo con timore reverenziale quello che il sacerdote dice dal pulpito. E poi? Poi tutta la rabbia, la frustrazione, la conoscenza dei fatti limitata solo ai titoli dei giornali. Il tifo sfegatato per una determinata area politica la sfoghiamo, così, sui social. Non si tratta di sfoghi ma di vere e proprie offese verso qualcuno che ha un’idea diversa dalla tua. Molti dicono che i social sono una cloaca. Diciamolo più chiaramente: è questo momento storico a farci pensare che forse la società è una cloaca e i social ne sono il suo specchio.
L’ultimo episodio che ha scatenato l’ira di questi “leoni da tastiera” è stato la manifestazione organizzata a Conversano in occasione della partita di pallamano tra la Pallamano Conversano e la squadra israeliana del Maccabi Rishon Le Zion, partita valida per il primo turno della EHF European Cup 2026\27. Per la cronaca la squadra di Conversano è stata eliminata dopo aver pareggiato la prima partita e persa la seconda. Ma torniamo ai fatti.
Il comitato Pro Palestina di Conversano aveva organizzato una manifestazione con l’obbiettivo di riportare l’attenzione sulla tragedia di Gaza e, contemporaneamente, protestare contro il governo israeliano. Tutto organizzato in maniera pacifica e con l’autorizzazione delle autorità competenti. Gli organizzatori hanno distribuito un cartellino rosso che doveva essere mostrato, idealmente, ad Israele.
La nostra testata Oggiconversano.it, durante la manifestazione, ha intervistato (https://www.facebook.com/reel/1703141314125110) Massimilano Macculi, referente del Comitato Pro Palestina e Iuri Accardo, referente dell’a’iniziativa. La videointervista ha scatenato le ire funeste dei vari Luigi, Raffaele e tanti altri. Il cronista di Oggiconversano.it e gli intervistati sono stati definiti tre pirla, ma questo è stato l’insulto più gentile. Altri insulti hanno riguardato i pacifici manifestanti ai quali sono state vomitate addosso parole di ogni specie e risma: “Andate a lavorare” oppure “Protestate contro il caro carburanti”. Due insegnanti con la bandiere palestinese sono state definite “babbe comuniste”, e ancora improperi.
Cari Luigi, Raffaele ecc., vi chiamiamo con nomi ideali perchè tra l’altro alcuni di voi non hanno nemmeno avuto il coraggio di identificarsi per quelli che sono. Gli organizzatori della manifestazione un lavoro ce l’hanno, fortunatamente. Alcuni di loro da anni fanno i turni anche di notte per andare a lavorare e, in questa occasione, hanno scelto di dedicare alla causa palestinnese e al genocidio in atto in Palestina molto del loro tempo libero. Nonostante quelli come voi che riversano la propria frustrazione con commenti superficiali, offensivi e senza senso compiuto. Qualcuno direbbe, leggendo le vostre idiozie che “chiamati a bastone rispondete a coppe“. A proposito, se doveste decidere di organizzare una manifestazione per il caro benzina, fatecelo sapere perché noi anziché insultarvi ci saremo, accanto a voi.
Credete che alla distruzione di un popolo, quello palestinese, corrisponde la risoluzione del problema riguardante il terrorismo internazionale? Aspettiamo una vostra considerazione sull’argomento che non sia uno sproloquio.
Offendere chi non ha la tua stessa opinione genera un impoverimento. Quel detto che recita “se io e te ci scambiamo le nostre idee, siamo più ricchhi perché abbiamo due idee in comune” mette un po’ di tristezza ma, forse, è proprio questo che manca alla nostra società: l’ascolto. Il prossimo è solo un avversario da abbattere e da distruggere.
I professori di matematica ci hanno insegnato a ridurre tutto ai minimi termini, mentre i professori di chimica ci ricordano che esiste il principio della massima comodità. Ma oggi si sta esagerando. Riduciamo tutto ad una battaglia ideologica ma non siamo capaci di argomentare le nostre ragioni, ma solo di lanciare strali su ogni argomento, molte volte non avendo le conoscenze o peggio le competenze: lo facciamo solitamente dal tepore delle nostre case.
Luigi, Raffaele avete figli? Vi siete mai chiesti cosa succederebbe ai vostri figli se domani Conversano diventasse una nuova Gaza? Non vi feriscono le immagini di bambini denutriti o morti sotto il tiro dei cecchini israeliani? Il dolore dei genitori che abbracciano i cadaveri dei loro figli che messaggi lanciano alle vostre coscienze? Vi si chiede troppo se anziché blaterare riusciste magari a pensarci qualche minuto in più, per rendervi conto che stiamo vivendo un dramma del quale non possiamo far finta di non accorgerci?
In passato il buon Dio raccomandò a Noè di costruire un’ Arca per salvare la sua famiglia ed una coppia di tutte le specie viventi presenti sulla terra emersa, oggi sarebbe utile che Dio generasse un grande reset, non dico dell’umanità ma almeno di internet.