Una ragazza di 26 anni, studentessa in filosofia, è stata aggredita nei bagni di parco Rossani a Bari. L’aggressione è stata fatta da adulti, pare gli addetti ai bagni pubblici dello stesso parco, e da un branco di ragazzini aizzati dalla stessa coppia.
La cronaca ci racconta che la ragazza ha chiamato il 118.
Questo episodio sarebbe grave di suo perché va a confermare gli episodi criminosi che vedono protagonisti “branchi” di adolescenti. Episodi che sono all’ ordine del giorno non a Bari, o nelle grandi città italiane, ma anche nella provincia.
Questo è grave anche per l’atteggiamento che gli adulti hanno adottato.
Ci sono due adulti che hanno chiesto aiuto al branco per dare una lezione alla ragazza. Quindi il messaggio che è passato è “tranquilli voi picchiate che al resto ci pensiamo noi”.
L’ altro atteggiamento che gli adulti hanno avuto, e mi riferisco alle oltre quaranta persone che hanno assistito all’aggressione, è stato di totale menefreghismo verso ciò che stava accadendo.
Il loro atteggiamento mi ha ricordato quello che italiani e tedeschi ebbero quando i rispettivi governi emanarono le leggi razziali: restarono fermi al loro posto o, peggio, girarono la testa da un’altra parte.
Adesso il Comune di Bari si è costituito parte civile e tutti condannano l’episodio. Ma serviranno come deterrente per contrastare questa deriva che una parte della popolazione sta prendendo e, soprattutto, come si cercherà di contrastare il fenomeno crescente delle baby gang? Siamo proprio così sicuri che le ultime misure sulla sicurezza, e che vedono i minori protagonisti delle nuove norme del governo, possano contenere un fenomeno che sta dilagando e che ha bisogno di interventi sociali, quelli si radicali e bisognosi di investimenti?
Baby gang che, in alcuni casi, esaltano eroi del fascismo o si tatuano i loro volti possono essere destinati a diventare sostenitori del primo che, passando per strada, parla di remigrazione o di gay che non si possono lamentare “perché hanno la libertà di guidare o di andare in ospedale”.