Il lungomare Zara di Cozze anche quest’anno si presenta alle porte della bella stagione, quella che fa finalmente uscire la gente dal letargo invernale e cominciare a respirare la salutare aria salmastra, in pessime condizioni. Basti pensare che il balcone che permetteva l’affaccio sul mare è stato distrutto dalle recenti mareggiate. Anche quest’anno il comitato civico Per Cozze scalderà i motori facendosi promotore con l’amministrazione molese di proposte che potrebbero rendere più sereno il soggiorno ai residenti.
Anche quest’anno l’amministrazione recepirà le proposte del comitato, poi a settembre ci ritroveremo nuovamente a parlare di un’occasione persa. Capita così ormai da più di un decennio.
Mentre comitato e amministrazione si rimpallano le proposte, la situazione per la spiaggia di Cozze diventa più critica causa il cambiamento climatico (fenomeno da nominare a bassa voce visto che il pacifista americano sarebbe capace solo per questo di bombardarci), e i fenomeni d’erosione.
Per capire cosa sta succedendo alla nostra costa abbiamo chiesto a Vito Pellegrini, geologo laureatosi a Bari. Pellegrini è autore di ben due tesi sulla costa di Polignano ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Attualmente svolge la professione di geologo come libero professionista.
Erosione costiera, riscaldamento del Mar Mediterraneo, acidificazione delle acque. In questo periodo siamo sommersi da informazioni che tentano di dare una spiegazione ai fenomeni estremi che colpiscono il nostro territorio e l’ erosione costiera. Partiamo dall’ inizio: cos’ è l’ erosione costiera? C’è una correlazione con gli altri fenomeni?
Volendo definire in poche parole, l’erosione costiera è l’azione di modellamento dell’interfaccia mare-terra da parte del moto ondoso, delle mareggiate, delle correnti ma anche da parte di altri agenti che entrano in gioco nell’ambiente marino (vento, agenti chimici, agenti biologici e anche antropici). L’azione marina in senso stretto è generalmente predominante e provoca la riduzione dell’estensione delle spiagge e i crolli delle coste rocciose. L’azione erosiva non è però un fenomeno per definizione negativo, in quanto è grazie ad essa che si creano sabbia e ciottoli che formeranno le spiagge o materiale di grosse dimensioni (blocchi rocciosi) che agiranno come frangiflutti naturali proteggendo il litorale. L’ambiente marino, ma questo vale per qualsiasi altra tipologia di ambiente naturale, non è mai statico o immutabile e i suoi caratteri possono cambiare più o meno velocemente nel tempo in relazione all’intensità dei fenomeni “aggressivi” e alla capacità di resistere della costa (o alla resilienza delle spiagge, intesa come la capacità di riacquisire la forma originaria); quando questi cambiamenti della costa sono lenti, o avvengono in maniera improvvisa ma isolata nel tempo, non riusciamo ad avere contezza del mutamento in atto o passato. Facendo un esempio esplicativo: i faraglioni di Sant’Andrea a Melendugno avevano quella forma perché l’erosione costiera aveva già provocato dei crolli in tempi passati e la loro normale evoluzione avrebbe portato, come accaduto di recente, al loro crollo. Poiché i dissesti sono isolati nello spazio e nel tempo non si crea la percezione del mutamento e del conseguente elevato pericolo esistente.
Per rispondere alla correlazione tra erosione costiera, riscaldamento del Mediterraneo e acidificazione del mare, è possibile affermare che questa esiste. In particolar modo per il riscaldamento climatico: con l’aumento della temperatura aumenta anche l’energia del sistema atmosferico che viene “scaricata” sottoforma di mareggiate sempre più violente ma anche di cicloni prima molto meno frequenti nel nostro mare. Essendo meno resistenti è sulle spiagge, anche a causa dell’innalzamento del livello marino, che gli effetti del riscaldamento del Mediterraneo sono più evidenti alla scala dei tempi umani, mentre, le coste rocciose ne risentono meno nel breve periodo.
Per limitare i danni dell’ erosione costiera cosa dovrebbe fare un’amministrazione?
Come detto prima, l’azione erosiva non è per definizione negativa ma ovviamente laddove interagisce con un ambiente antropico provoca danni alle persone o all’economia del territorio. Chi è chiamato ad amministrare ha il compito di intervenire laddove c’è questa potenziale esposizione a un danno proteggendo il litorale dove sorgono centri abitati o attività produttive o opere strategiche; di contro, laddove questi elementi mancano, la natura deve fare il suo corso e si deve permettere alla costa di essere erosa per avere materiale che andrà a formare nuove spiagge. L’erosione costiera però è sempre un fattore di pericolo anche in mancanza di strutture antropiche, banalmente perché avviene in ambienti frequentati da residenti e turisti; in questi casi forse il compito degli amministratori è ancora più gravoso: da un lato l’erosione non deve essere contrastata e dall’altro la fruizione deve essere garantita in sicurezza e per questo l’unico rimedio è avere consapevolezza dei pericoli del territorio che si vive. Se lo conosci lo eviti recitava una pubblicità progresso degli anni ’90…il che non significa non vivere il mare o starne alla larga, ma solo viverlo sapendo che non è immutabile e che presenta dei rischi. Questo discorso trova applicazione soprattutto per le coste alte e rocciose, in quanto l’incolumità umana è meno esposta in litorali con costa bassa e ancor meno per le spiagge.
A Cozze sul lungomare è caduta una pedana per bagnanti (foto allegate all’articolo, ndr). Possiamo attribuire la causa all’ erosione oppure alla potenza delle mareggiate?
Indubbiamente la causa è stata una mareggiata che è un episodio ad alta energia all’interno del quadro più ampio dell’erosione costiera in atto. È l’esempio evidente del pericolo costiero che interagendo con l’uomo crea un rischio esponendolo a potenziali danni. Forse il danno si poteva evitare utilizzando pedane rimuovibili da togliere a fine stagione turistica con l’arrivo del periodo autunnale-invernale durante il quale le mareggiate avvengono? Appunto: se lo conosci lo eviti. Ma questa non vuol essere una critica, non conosco il progetto specifico e non ne posso parlare con cognizione di causa.
Molti residenti di Cozze, soprattutto quelli che hanno la casa vicino al mare sostengono di sentire il rumore del mare da sotto l’abitazione. Suggestione o realtà? È un segnale pericoloso?
Difficilmente un forte rumore avvertito può essere suggestione, ma lo può essere il fatto di sentire il mare sotto la propria abitazione, magari se non ha l’affaccio direttamente sul mare. Ma non dimentichiamo che il nostro territorio essendo carsico può presentare cavità sotterranee e occultate alla vista. Quindi credo che sia poco probabile avere il mare sotto casa ma non lo si può escludere a priori.
A Cozze molte case sono state costruite vicino al mare. Se non vengono presi provvedimenti che futuro hanno queste abitazioni?
A Cozze la costa è bassa e rocciosa e il pericolo può esserci in tempi brevi per la zona prossima al mare, mentre, la fascia retrostante alla prima linea costiera è già più sicura; diverso sarebbe stato il caso di un litorale sabbioso dove l’erosione può essere accelerata e provocare seri problemi nel giro di pochi anni. Di certo è necessaria quanto meno una ricognizione dello stato di salute del litorale che è il primo passo per capire se intervenire, come e dove e, da non trascurare, serve anche a definire a quali porzioni della costa dare priorità in relazione alle finanze disponibili.


