Basket, Giuseppe Di Vagno: “Non abbiamo una casa dove giocare. Conversano e l’incredibile vocazione verso lo sport”

Continua il ciclo delle interviste di Oggiconversano.it ai responsabili delle società sportive della città. Questa volta abbiamo incontrato uno dei responsabili del Centro Minibasket Conversano: Giuseppe Di Vagno.
Intervistarlo significa intervistare l’uomo che più di ogni altro nella nostra città può essere associato ad uno sport. Giuseppe Di Vagno per i cinquantenni di questa città ormai da anni “è la Pallacanestro“.

Sei stato eletto nel Consiglio Regionale della Federazione Italiana Pallacanestro Puglia risultando il più suffragato nella Regione, eppure non ci hai pensato due volte a dimetterti facendo così decadere il consiglio regionale. Quali sono le motivazioni che stanno alla base della tua decisione?
Lo posso confermare ufficialmente, mettendo subito da parte ogni forma di sussulto auto celebrativo, non avevo incarichi o poltrone da difendere; ho rassegnato la mie dimissioni da Consigliere Regionale di FIP Puglia ed insieme a me lo hanno fatto anche altri 4 consiglieri.
L’organo quindi è decaduto. Le motivazioni risiedono esclusivamente nell’idea di modernizzare il nostro “sistema cestistico” che ritengo possa e debba emanciparsi, proiettandosi nell’immediato futuro verso i palcoscenici che merita. Posso garantire che in questi due anni di esperienza tanto è stato fatto, ho avuto il privilegio di conoscere tante persone meravigliose, tanti super appassionati come me di questo sport, ma tanto tanto altro si potrebbe fare. Non ho mai avuto paura di esprimere le mie idee e continuerò a farlo.

Concentriamoci su Conversano. Dal tuo punto di vista qual è lo sport più seguito in città?
Penso non possa e non debba crearsi una classifica su quale sia lo sport più seguito in città, bensì quello che si percepisce è l’incredibile vocazione sportiva di Conversano verso lo Sport. Abbiamo numeri davvero interessanti nel novero dei quali rientrano tante discipline. E’ un segnale importantissimo che merita un’attentissima riflessione.

Oggi nella nostra città ci sono i presupposti per poter dire che l’accesso alla pratica sportiva è per tutti? Oppure ci sono coloro che sono esclusi per ragioni economiche d’accesso?
Devo essere molto onesto in questa risposta. Premesso che lo sport è un diritto per tutti e che per questo è necessario incentivare la creazione di spazi pubblici gratuiti “polidisciplinari” (accompagnata anche da qualche idea per combattere la piaga spesso dilagante del vandalismo), e’ altrettanto evidente che viviamo in un epoca dove le società sportive, fiscalmente ormai inquadrate come piccole aziende, devono barcamenarsi tra contratti sportivi per gli istruttori, attrezzature, corsi di aggiornamento, costo strutture ecc ecc; tutto questo rende davvero complesso gestire una realtà associativa dilettantistica nel 2026. Noi ci proviamo davvero ad evitare che per ragioni economiche qualcuno dei nostri aspiranti cestisti possa essere escluso. Ma a questa domanda per la premessa fatta poco fa, vorrei non rispondere io. Ho imparato che il tempo offre spesso il giusto riconoscimento ad ognuno ed in forme diverse , magari non solo economiche. Ad esempio, abbiamo appena avviato un ulteriore progetto di valorizzazione del Minibasket&Basket Femminile, gratuito, con dei riscontri in termini di partecipazione davvero incoraggianti. E’ bellissimo veder scorazzare venti e più bambine in un campo di pallacanestro; finalmente direi.

    Molti ragazzi che praticano pallacanestro a Conversano sono poi costretti ad “emigrare” a Gioia del Colle, Putignano, Mola, Rutigliano per continuare a giocare. Perché? A Conversano mancano imprenditori interessati ad investire nello sport?
    Sugli imprenditori disposti ad investire sullo Sport davvero non so cosa rispondere, davvero spesso mi capita di pensare tanto senza darmene una risposta. Ti confermo a tutt’oggi il basket di Conversano vede i suoi talenti delle giovanili costretti a muoversi tra Gioia del Colle dove c’è un progetto d’eccellenza che ha portato questa squadra ad essere tra le prime 30 in Italia la scorsa stagione e quest’anno si preannuncia nuovamente un gran finale. Oltre a Gioia sono in essere collaborazioni con Putignano e progetti di collaborazione con Mola e Rutigliano. Il perché? Non abbiamo al momento una casa dove giocare.
    Abbiamo avuto rassicurazioni affinché ormai entro fine stagione in qualche maniera si potrà almeno in parte tornare a fruire quantomeno di spazi all’interno del palasport Castellaneta, dove speriamo siano in arrivo i nuovi canestri. Fermo restando che questa situazione, oltre agli enormi sacrifici cui espone le famiglie dei “pendolari” dello sport, dovrà essere una delle priorità in agenda di “governo” per chiunque sarà chiamato a farlo.
    Il Basket, ma credo anche la Pallavolo, merita un impianto dedicato per poter crescere così come merita, i numeri degli atleti iscritti devono far riflettere tanto. Così come deve far riflettere anche l’aspetto peggiore di questa vicenda, ovvero i tanti ragazzi che abbandonano lo sport cedendo all’isolamento, all’uso incontrollato di smartphone e di altre “tentazioni”.

    A Conversano tu sei uno dei volti storici, se non il volto storico della pallacanestro locale. Attualmente segui le attività del Centro Minibasket Conversano. Quanti atleti seguite complessivamente? Ci sono sia ragazzi che ragazze?
    Diciamo semplicemente che ho ereditato la passione trasmessa dal mio mentore , il Prof. Lestingi e provo a condividerla con tanti altri appassionati come me di questo sport meraviglioso. Inizio a vedere in palestra “piccoli marmocchi”, figli di piccoli cestisti che avevo allenato tempo addietro e questo mi fa pensare molto, sul tempo che passa, sull’idea di trasferire ai nostri giovani istruttori competenza e passione. Sono il responsabile del Centro Minibasket Conversano nel quale militano sin dal 2007 oltre cento piccoli “grandi” baskettari dell’età compresa tra i 5 ed i 13 anni. Abbiamo un team di 8 Istruttori Federali con i quali stiamo attuando un ottimo progetto legato allo sviluppo fisico/tecnico ed anche fortemente inclusivo dei nostri bambini. Come ormai da decenni le attività le svolgiamo presso la Palestra della Scuola Media Forlani ed al riguardo vorrei segnalare anche l’ottima sinergia sviluppata con l’istituzione Scuola, che ha permesso non solo di fornire materiale sportivo per l’utilizzo quotidiano degli alunni, ma anche di attuare progetti paralleli, non solo sportivi, dalla sensibilizzazione verso tutti i pericoli derivanti dall’uso eccessivo degli strumenti di connessioni alla rete internet, all’inclusione, al veicolare messaggi e contenuti verso il rispetto reciproco e la lotta alla dilagante violenza contro le donne e tanto tanto altro. Un “contenitore” dove non lanciare soltanto la palla verso il canestro.

    Che tipo di approccio hanno i ragazzini con uno sport che generalmente è praticato da giganti?
    E’ bellissima questa domanda e la rivolgerei ai tanti piccolini che arrivano in palestra a 5 anni con una statura poco più grande di una palla da basket (consentimi la battuta) e dopo qualche anno sognano di schiacciare in quel cesto. E’ vero che la fisicità nella pallacanestro moderna è un requisito sempre più importante, ma è altrettanto vero che testa, cuore e passione possono compensare in tanti casi anche una statura meno prestante; è una constatazione oggettiva. Guardiamo l’altezza del più grande tiratore forse di tutti i tempi Steph Curry, solo per fare un esempio.

    Il Centro Minibasket Conversano si allena presso la Palestra della scuola Media Forlani. La ritenete una situazione ottimale oppure ambite ad avere uno spazio dedicato solo alla pallacanestro?
    Per l’attività di minibasket è una struttura fruibile e dopo l’intervento di ripristino eseguito due anni orsono ci consente di svolgere le attività soprattutto in sicurezza. Mi sembra evidente che quando un bambino raggiunge i 10/11 anni ed inizia ad affacciarsi al mondo del basket giovanile, ha necessità di correre in spazi aperti per perseguire il suo diritto ad un consolidamento tecnico e fisico indispensabile per la pratica del gioco Pallacanestro. Quindi vi è la necessità come dicevo poc’anzi di poter fruire di una struttura per poter svolgere oltre che le gare ufficiali dei campionati giovanili, anche delle sessioni d’allenamento. Se questo non accade, o se come in questo momento storico molte famiglie fanno fatica ad accompagnare più giorni a settimana i propri figli nei paesi limitrofi, assisteremo inermi all’abbandono della disciplina da parte di molti di questi piccoli atleti che davvero non lo meriterebbero. Penso che ogni ragazzo che smettesse di giocare, ancor più se lo facesse per motivi logistici e non fisici o altro, sarebbe un’immensa sconfitta per noi tutti ed abbiamo il dovere di provarci con tutte le nostre forze.

    Dividersi tra lavoro, famiglia e passione sportiva richiede dei sacrifici?
    Ne richiede tanti, forse a volte troppi. Mi rendo conto molto spesso di quanto metta a dura prova la pazienza di mia moglie. Quella dei miei figli un po’ meno perché vivono la pallacanestro con la stessa immensa passione e quindi in un certo senso sono i miei veri complici in tutto questo. Siamo tutti e quattro molto legati e credo che anche in questo aspetto lo sport ci abbia dato davvero tanto.

    Molte società sportive di Conversano sono state costrette ad emigrare per continuare a praticare lo sport che amano vista l’impossibilità di utilizzare entrambi i palazzetti , Pala San Giacomo e Pineta, perché erano in fase di restaurazione. Tutto questo ha comportato un esborso economico non indifferente da parte delle società sportive. A tuo avviso cosa dovrebbe fare la prossima amministrazione per intervenire sulla cronica assenza di strutture sportive nella nostra città?
    Forse ho già risposto, sulla parte dell’esborso economico meglio non commentare è facilmente intuibile quanti km, spese, permessi al lavoro stiamo sostenendo per continuare questi progetti per i nostri ragazzi e non sarebbe affatto giusto andare avanti cosi; mi sembra evidente che la prossima governance dovrà mettere tutto questo tra le sue priorità.
    Credo sia uno di quegli aspetti, quello del benessere psico fisico dei nostri ragazzi che debba toccare ancor prima che la politica (della quale non mi sono mai occupato), le coscienze di noi adulti e genitori, tutti insieme nessuno escluso.

    E cosa si deve fare per promuovere la pratica sportiva?
    Credo siamo emancipatissimi su questo aspetto. Se siamo tra i paesi più “sportivi” dell’area nonostante tutte le difficoltà che abbiamo descritto, ritengo che l’attività promozionale abbia imboccato la strada giusta; quella dell’impiantistica deve lavorare ancora tanto.

    Secondo te esiste un’età in cui bisogna smettere di fare sport?
    Grande domanda: “uno sportivo è per sempre”, anche con un po’ di pancetta e qualche acciacco post 50.

    Che rapporto avete con le famiglie degli atleti? Riscontrate anche voi un’ingerenza di alcuni genitori nelle performance sportive dei propri figli?
    Con le famiglie abbiamo un rapporto eccellente, sono, siamo fieri del rapporto instaurato in questi anni con ognuna di loro. Per questo prima sostenevo come il tempo offra le risposte migliori. Lo sforzo è quello di costruire sempre un rapporto che va ben oltre la semplice “iscrizione” del piccolo atleta. E’ bellissimo potersi confrontare con tanti genitori ed offrire loro un’indicazione su di un comportamento del loro figlio, un
    consiglio alimentare, uno sulla scelta dell’abbigliamento sportivo o sulle calzature più idonee e tanto altro.

    Campioni lo si è o si diventa?
    E’ innegabile che a volte il Signore ti dona un talento speciale (non solo nel basket ovviamente); tuttavia per esperienza ho assistito a percorsi evolutivi di tanti piccoli atleti che apparentemente potevano non avere qualità “particolari”, ma che con abnegazione, sacrificio, determinazione e tanta tanta passione dalla piccola palestra della Scuola Forlani ha esordito in Serie A o in Nazionale Giovanile. Credo di poter dire che se ne
    avremo la possibilità nell’immediato futuro e qui a CONVERSANO, torneremo a divertirci parecchio.

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