Il tema della giustizia, dopo l’approvazione della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati, assumerà una centralità sempre più densa nel dibattito pubblico.
In questi ultimi giorni in municipio, a Conversano, è arrivata la Guardia di Finanza, non è la prima volta, per notificare ad alcuni consiglieri comunali (Di Vagno e Moramarco del gruppo di maggioranza “Conversano per tutti“) e dipendenti comunali (il segretario generale Massari e D’Adamo, responsabile di Urbanistica e Patrimonio), un avviso di conclusione delle indagini preliminari riferite ad autorizzazioni per l’esercizio della casa funeraria di via Castellana. Adesso sarà il il pubblico ministero che deve valutare se richiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione per gli interessati, a cui si aggiungono un tecnico geometra di Conversano, imprenditori e secondo alcuni anche funzionari di altri enti pubblici.
E’ bene sempre ribadire che tutto ciò non significa la colpevolezza di nessuno degli indagati che avranno modo e strumenti per difendersi nell’eventuale processo, nel caso in cui il giudice dovesse deciderlo.
Fatta salva la presunzione di innocenza di tutti che difenderemo sempre e in ogni caso, vogliamo analizzare gli aspetti extra-giudiziari e che riguardano essenzialmente la politica e le modalità di amministrazione della nostra città. Perché, come è noto, a noi non piace la politica che si serve della giustizia e che fa ricorso a quest’ultima per affermare le proprie ragioni. Ci piace invece analizzare comportamenti, atti amministrativi, fare collegamenti tra questi ultimi e le persone interessate, portatrici di interessi legittimi e non.
Sulle questioni che riguardano l’organizzazione del servizio funerario nella nostra città, da anni, si è aperto un dibattito che ha riguardato gli operatori del settore e alcuni pezzi della politica interessata anche per scelte personali e di lavoro. Non sta a nessuno di noi sindacare su queste scelte, ma sta a tutti noi vigilare affinché nessuno degli amministratori possa in qualche modo influenzare decisioni amministrative che possano riguardare eventuali loro attività lavorative esterne.
E questa azione di vigilanza e controllo deve riguardare anche chi guida la città nella sua parte politica (il sindaco) e amministrativa (segretario generale e funzionari): alzi la mano chi non sapeva in municipio, fino a qualche giorno fa, che ci fossero alcuni amministratori del Comune di Conversano interessati al mondo del “caro estinto“, in maniera giusta o sbagliata che sia.
A nessuno è vietato, nemmeno agli amministratori comunali, di svolgere attività di qualsiasi tipo fuori dalle mura comunali; a tutti invece è vietato di farlo approfittando della propria funzione pubblica per portare benefici all’attività di cui si è portatori di interessi. E’ quello che accerteranno i giudici.
Un’equazione che contiene in sé la morale della vita pubblica e un modo di comportarsi che dovrebbe sempre essere al di sopra di ogni sospetto. Ma se fossero scattate quelle misure di prevenzione interne ad un ente comunale, quali il controllo politico e quello amministrativo, non staremmo qui a parlare di cose che rimangono spiacevoli.
Su questi argomenti nessun sindaco, o compagine politica, può far finta di niente perché interessati a rimanere a galla e avere numeri in consiglio.
Se c’è un vulnus che riguarda questa amministrazione comunale, questo è dettato da alcune vicende sulle quali misteriosamente cala il silenzio.
Per esempio: 1) su questa vicenda che riguarda l’organizzazione funeraria in città, più volte sollecitata dalla stampa locale e da noi stessi; 2) sui contributi alle associazioni a volte di natura familiare e amicale, diventato un vezzo che si ripete da Borgo in Fiore a Borgo di Natale per passare da Borgo d’Estate; 3) sul perché in questi ultimi cinque anni non c’è stata ditta appaltatrice per le manutenzioni delle strade e della pubblica illuminazione; 4) sulle modalità di affidamento di spazi pubblici che continuano ad essere affidati ad associazioni molto affini ad esponenti della pubblica amministrazione; 5) sull’uso e utilizzo di spazi pubblici dedicati allo sport che ha visto sempre la prevalenza di alcune società sportive (alcune giustificate dal rango dei campionati che gioca) su altre considerate minori e relegate nel dimenticatoio senza dare loro la possibilità nemmeno di allenarsi; 6) sui motivi di ritardi cronici di opere pubbliche che riguardano parchi e strutture.
Questi sono solo alcuni dei fatti sui quali scende il silenzio della pubblica amministrazione che ritiene di non dover avvisare la comunità perché è in continua “trance propagandistica” alla quale la verità, a volte, potrebbe fare molto male.
Le vicende di questi giorni, forse, potrebbero addirittura avere ulteriori risvolti e implicazioni. Rimarranno questioni di natura giudiziaria che non spetterà a noi risolvere.
Ciò che invece ci preme ribadire è che quando dal palazzo municipale arrivano rumori di avvisi e fascicoli giudiziari aperti che riguardano esponenti della maggioranza, come in questo caso, il sindaco deve parlare alla città e spiegare i motivi per cui le azioni preventive non abbiano funzionato.
Siamo una comunità di circa 26mila persone e, come si suol dire, i fatti si sanno ma c’è chi per istituto è tenuto a saperlo prima di tutti gli altri.