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Per saperne di più sui vaccini, tecniche utilizzate da Pfizer Moderna Astra Zeneca Johnson e Johnson
Dino Ridolfi, biologo

Per saperne di più sui vaccini, tecniche utilizzate da Pfizer Moderna Astra Zeneca Johnson e Johnson

L’intervento del biologo Dino Ridolfi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata – Sezione di Putignano

Conversano – Il 14 maggio 1796 il medico britannico Edward Jenner, inoculando in un ragazzo del pus presente sulle pustole delle mani di  persone affette dal vaiolo dei bovini, aprì la strada alla pratica della vaccinazione, definita così proprio perché utilizzata per combattere il vaiolo bovino detto ‘vaccinia’. Con l’inoculo del pus, Jenner attivò l’immunità attiva cioè quella che si sviluppa in seguito all’esposizione all’agente patogeno.

Questa pratica causò anche delle vittime ed infatti quasi contemporaneamente alla vaccinazione, nacquero dei movimenti di protesta paragonabili agli attuali no vax.

Anche  i vaccini che sono stati realizzati per contrastare la diffusione del SARS COV 2 stanno creando qualche dubbio nella popolazione, ma procediamo con ordine .

Il primo passaggio necessario per poter realizzare un vaccino è quello di conoscere l’antigene. Nel caso del Covid 19, la  procedura utilizzata per leggere la sequenza dell’acido nucleico (DNA, RNA) è stato il sequenziamento. L’11 gennaio  2020 fu comunicata  a tutta la comunità scientifica la sequenza del genoma e dopo questa data le varie aziende farmaceutiche hanno cominciato a lavorare per realizzare il  vaccino, utilizzando le tecniche che ritenevano opportune che sono (fonte Ministero della Salute):

  • Vaccini virali inattivati: prodotti coltivando il virus SARS-CoV-2 in colture cellulari e inattivandolo chimicamente.
  • Vaccini vivi attenuati: prodotti generando una versione geneticamente indebolita del virus che si replica in misura limitata, non causando la malattia ma inducendo risposte immunitarie simili a quelle indotte dall’infezione naturale.
  • Vaccini proteici ricombinanti: basati sulla proteina spike, o sulla receptor binding domain (RBD) o su particelle simili a virus (VLP).
  • Vaccini a vettore virale: tipicamente basati su un virus esistente (generalmente un adenovirus incompetente per la replicazione) che trasporta la sequenza del codice genetico che codifica per la proteina spike.
  • Vaccini a DNA: basati su plasmidi, modificati in modo da trasportare geni che codificano in genere per la proteina spike che viene poi prodotta nell’individuo vaccinato.
  • Vaccini a RNA: basati su RNA messaggero (mRNA) o un RNA autoreplicante che fornisce l’informazione genetica per la proteina spike.

I vaccini attualmente in commercio in Italia sono:

  1. Comirnaty di Pfizer/ Biontech
  2. Moderna
  3. Vaxzevria di Astra zeneca
  4.  Jansen di Johnson e Johnson

Pfizer e Moderna utilizzano la tecnica del vaccino a mRNA ( RNA messaggero); l’Astra Zeneca  è un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi,  per fornire le istruzioni per la sintesi della proteina spike di SARS-CoV-2, mentre il Jansen è un Vaccino a vettore virale.

Contemporaneamente alla somministrazione del vaccino alcune persone sono morte, soprattutto  nei soggetti a cui è stata iniettata la prima dose di Vaxzevria , si sono riscontrati episodi di trombosi che ne hanno causato il decesso. Proprio mentre scrivo l’articolo,  l’EMA (European Medicines Agency) si è espressa a tal proposito dicendo che le “ trombosi rare sono un possibile effetto collaterale e non vi è nessun nesso con l’età. Nessuna restrizione all’uso”.

Ovviamente quelle dell’EMA sono parole destinate ad alimentare ulteriormente le polemiche, ma al momento non vi è nessuna cura contro il SARS COV2, infatti dobbiamo ricordare che il vaccino non è la cura ma una misura di prevenzione. Esiste la possibilità di utilizzare il siero iperimmune, ma anche questa è una pratica definita di immunità passiva (per la vaccinazione si parla di immunità attiva) che grazie all’iniezione di immunoglobuline (anticorpi) garantisce la protezione solo per poche settimane.

Io personalmente mi sono vaccinato, nessun canale preferenziale sono un operatore sanitario, e mi è stato inoculato il Pfizer. Sicuramente non l’ho fatto a cuor leggero, so benissimo che le procedure di validazione del vaccino sono state molto rapide ma so anche bene che se vogliamo creare l’immunità di gregge e soprattutto vogliamo riappropriarci della nostra vita non abbiamo alternative e credere nel lavoro che la comunità scientifica ha fatto, e continua a fare, per contrastare la pandemia.

 

 

 

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