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Quello che amo in te sono i miei sogni.  (Friedrich Nietzsche)

Quello che amo in te sono i miei sogni. (Friedrich Nietzsche)

Le frasi aforistiche di Nietzsche, sono un concentrato di pensiero che ha pochi uguali. In questo caso il filosofo tedesco mette in risalto una questione che tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita, ossia il fatto che nelle relazioni sentimentali, in senso stretto, e nelle passioni in senso lato, finiamo col cadere nell’errore di proiettare sull’altra persona o cosa i nostri sogni, finendo con lo smarrire il senso della realtà. Ora, se nell’innamoramento tale atteggiamento è fisiologico e auspicabile di primo acchito, capace com’è di scatenare energie positive, diverso è il caso in cui tali proiezioni finiscono con il perdurare nel tempo, contro ogni logica.

 Il rapporto tra ideale e reale deve quindi procedere sui binari di un equilibrio che non è semplice mantenere. È facile infatti sbilanciarsi dalla parte dell’ideale. La letteratura ne sa qualcosa. Si prenda ad esempio questo passaggio dal “Moby Dick” di Melville:

 “Gli uomini possono sembrare detestabili. Presi in società commerciali e in nazioni, possono esserci fra loro dei furfanti, degli stupidi e degli assassini, possono avere facce vili e sparute, ma l’uomo, nell’ideale, è così nobile e così splendido, è una creatura così grande e radiosa, che sopra ogni sua macchia d’ignominia tutti i compagni dovrebbero correre a gettare i loro mantelli più preziosi.”

 Il critico letterario Pietri Citati, nel suo libro dedicato a Kafka, rimarca questo slancio ideale della scrittura:

“La parola scritta, della quale aveva tanto dubitato, non era forse la cosa perfetta? I cuori si aprono completamente solo quando i volti sono lontani: quando la presenza non ci imprigiona e gli sguardi non si toccano, – mani fredde e appassionate coprono di segni la carta bianca. Allora diventiamo leggeri; e sopra di noi splende lo sguardo distante della luna.”

E di fronte all’incanto di queste parole anche lo scrivente finisce con il non riuscire ad atterrare nella realtà, preferendo chiudere con l’ultima riflessione letteraria sul tema, del Premio Nobel Elias Canetti, tratto dal suo libro di pensieri “La provincia dell’uomo”:

“Solo un’immagine può piacere interamente, mai una persona. Origine degli angeli.”

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