La toponomastica studia i nomi dei nostri luoghi e delle nostre piazze. E assume rilievo importantissimo nel processo identitario di una comunità. Spetta ai comuni decidere e scegliere sull’intitolazione delle nuove strade di una città, o su spazi pubblici. Spetta alle scuole decidere sull’intitolazione dei propri istituti con il parere consultivo dei comuni.
Ieri a Milano Malpensa, nell’Aeroporto, si è svolta la cerimonia di intitolazione dello scalo a Silvio Berlusconi del quale narrare le gesta politiche, mi limito a quelle, non ne vale la pena per la semplice ragione che sono note a tutti. L’ex Presidente del Consiglio dei Ministri, nella sua attività istituzionale, non si è risparmiato nulla fino ad arrivare a quello che rimarrà come il gesto più funambolico per alcuni, indecoroso per altri, oltraggioso per i più: far votare alla maggioranza del Parlamento Italiano (compresa l’attuale Prima Ministra Giorgia Meloni) la tesi che Ruby Rubacuori, la ragazza minorenne che frequentava Palazzo Grazioli nelle notti romane, fosse la nipote dell’ex presidente egiziano Mubarak.
A Silvio Berlusconi che avrebbe compiuto 90 anni il 29 settembre prossimo, gli onori di un’intitolazione di un intero aeroporto milanese, hub europeo. Tutti coloro che sbarcheranno a Malpensa tra vent’anni, magari non avendo vissuto o non conoscendo la storia del personaggio, potranno equivocare sullo spessore e sulla storia vera del suo “ventennio”, scambiandolo per uno statista.
Nella nostra umile ma “nobile” Conversano invece, in questi ultimi anni, è andato in scena il controcanto: ad una figura come quella del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia insieme alla sua scorta nel luglio del 1992, gli organi interni di una scuola (il II circolo di via Guglielmi) hanno deciso di non intitolare l’istituto al giudice siciliano, con il “silenzio-assenso” della stessa amministrazione comunale ancora in carica in molti dei suoi componenti.
L’intitolazione dell’aeroporto Malpensa a Berlusconi e la mancata intitolazione della scuola a Borsellino, sono facce della stessa medaglia. Una medaglia da buttare via nella spazzatura della storia che non rende onore alle donne e uomini che hanno dato esempi mentre lo rende, invece, a chi ne ha dati di pessimi.
Su tutto ciò, in questa Italia che ha imboccato una china discendente sui valori e sulla verità storica oggettiva, si incastrano tutte quelle scelte di intitolazione a strade e piazze (anche nella nostra Conversano) sulle quali è bene stendere un velo pietoso proprio nel rispetto di chi non c’è più.
Il fenomeno fa il paio con la cancel culture in atto con i libri di testo scolastici, con i messaggi delle tv private e adesso anche pubbliche.
Noi giravamo e giriamo nel nostro paese in via Di Vagno e via Matteotti o in piazza A. Moro, colossi della storia e delle battaglie per la democrazia; i nostri figli e nipoti giungeranno all’aeroporto Malpensa Silvio Berlusconi, magari partendo dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo e avendo frequentato la scuola primaria chiamata “Via Firenze“, pur di non chiamarsi “Paolo Borsellino“.
Un guazzabuglio di emozioni contrastanti.