Il lungo viaggio di Giacomo Matteo da Castiglione a Conversano

Rievocare stanca (6), la rubrica di Paolo Perfido su Oggiconversano.it

In questo articolo non parleremo di re, conti, principi e badesse, ma di un abitante di Castiglione trasferitosi a Conversano alla fine del XV secolo. Un personaggio di cui sappiamo poco, ma quel poco ci permetterà di fare una serie di considerazioni su quanto accadeva intorno a lui negli anni in cui visse.

Prima di entrare nel vivo della narrazione, però, è necessaria una riflessione di carattere più generale su un tema che, negli ultimi tempi, ha suscitato un certo dibattito a Conversano: cosa si intende per cultura e in quali modi vada sostenuta.

Sono in tanti quelli che, giustamente, rivendicano con orgoglio l’appartenenza a una Città d’Arte, ma spesso non ci si sofferma abbastanza sul significato di questa definizione. Lo status di Città d’Arte viene riconosciuto per le caratteristiche specifiche di un centro abitato che si distingue per la presenza di “edifici o di complessi monumentali e di opere d’arte singole o in collezioni, riconosciuti di notevole interesse storico e artistico”.

Così recita la deliberazione n. 1017 del 19 maggio 2015 della Regione Puglia, nella quale vengono indicati i parametri affinché un comune possa ottenere il riconoscimento e fregiarsi del titolo di “Città d’Arte”.

Non staremo qui a elencare gli importanti monumenti presenti a Conversano, i suoi musei, le sue chiese e le sue collezioni d’arte, già abbastanza noti ai più. Ci soffermeremo invece su un’iscrizione poco conosciuta: una di quelle testimonianze del passato che hanno un valore enorme per la storia di una comunità, pur non avendo la visibilità che meriterebbero.

Partiremo proprio da qui per interrogarci su cosa si intende per cultura e su come questa andrebbe sostenuta.

La cultura è, in primo luogo, trasmissione del sapere. Per dirla con Umberto Eco: «Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni… perché la lettura è un’immortalità all’indietro».

Ogni testimonianza del passato, anche la più insignificante a prima vista, se letta e interpretata aggiunge secoli alla nostra vita e a quella di chi, al nostro pari, la rileggerà in futuro. Ecco perché la cultura va accudita gelosamente e trasmessa a quanti verranno dopo di noi.

La persona colta non è solo quella che sa, ma anche chi si fa tramite del proprio sapere, che gli deriva dallo studio e dalla ricerca, nei confronti di chi verrà dopo di lui.

Tornando all’oggetto di questo articolo, prenderemo spunto dalla lettura di un’iscrizione posta su un edificio di Casal Vecchio. È un’epigrafe molto rovinata che porta tutti i segni dei suoi 550 anni. Una lastra di pietra che meriterebbe un urgente restauro e una collocazione adeguata, magari in una sala del museo archeologico, con una copia che sostituisca l’originale. Mi viene da pensare, insomma, a una comunità che si prende cura di un proprio lontano antenato.

Su questa lastra di pietra calcarea, di circa 52,50 x 37,00 cm, incisa in caratteri gotici epigrafici, è ricordata la costruzione di una casa nei pressi delle mura del Casale (Casalvecchio) da parte di un cittadino, un certo Giacomo Matteo, figlio di Vito Nicola Rei, che da Castiglione si è trasferito a Conversano.

01. Epigrafe di Giacomo Matteo con le lettere evidenziate in rosso

L’intera iscrizione recita: “Nell’anno del Signore 1472, quinta indizione, il giorno 11 di novembre, questa casa fu iniziata da Giacomo Matteo di Vito Nicolò Rei di Castiglione, abitante in questa città di Conversano, presso il muro del Casale, regnando l’inclito re Ferdinando, essendo signore di Conversano l’illustre duca e conte Giulio Antonio” (Anno Domini MCCCCLXXII V ind(ictione) / die XI novembris prese(n)s domus incepta / fuit per Iaconum Matheus Viti Nicolai Rei / de Cast(e)lio(n)e habita(n)tem i(n) hac urbe (Con)ver(sani) apud murum / casalis regnante inclito rege Ferdinando d(omina)nte / Conve(rsani) Iulio Antonio illustri duce et co(m)ite).

Come possiamo vedere, in poche righe sono racchiuse tante informazioni davvero importanti:

1. abbiamo una data precisa, il 1472;

2. il nome di una famiglia che abitava nel casale di Castiglione: i Rei;

3. il trasferimento da Castiglione al nuovo Casale (Casalvecchio) di Conversano di un membro di questa famiglia, cioè Giacomo Matteo, figlio di Vito Nicola;

4. la costruzione di una casa presso le mura del Casale.

Proviamo adesso ad analizzare singolarmente queste informazioni.

02. Mappa della città di Conversano nel XV secolo con l’espansione medievale del Casale (Casalvecchio) e il circuito delle mura. Segnato in rosso il punto in cui sorge la casa di Giacomo Matteo

Nel 1472 un abitante di Castiglione si trasferisce a Conversano. Fin qui, niente di strano. Ma questo episodio ci dice che, in quegli anni, era in atto un radicale svuotamento di un casale, sorto in epoca angioina sui resti di un antichissimo insediamento di età arcaico-classica. Si trattava, in pratica, di un insediamento sorto tra la fine del XIII secolo, o al più tardi nei primi decenni del XIV, che, a distanza di un secolo e mezzo, comincia a svuotarsi dei propri abitanti, al pari di tanti altri piccoli insediamenti rurali sparsi nel territorio. Molti documenti e attestazioni archeologiche ci parlano di questa vicenda, che qui non abbiamo lo spazio per trattare nei dettagli. Sappiamo, comunque, dalle varie campagne di scavo susseguitesi dagli anni Cinquanta fino ai nostri giorni, che un antico villaggio fortificato, abbandonato tra il III e il IV secolo d.C., viene ripopolato nel basso medioevo. Anche i documenti d’archivio pervenutici confermano, sostanzialmente, i riscontri archeologici. A tal proposito, una approfondita e puntuale analisi dei documenti che riguardano il casale di Castiglione è contenuta nel pregevole lavoro del dott. Antonio Fanizzi, “Toponomastica medievale e moderna di Conversano con appendice documentaria su Castiglione”. Per quanto riguarda, invece, le fasi più antiche del villaggio, chi volesse saperne di più può consultare il poderoso volume curato dalla dott.ssa Angela Ciancio e dal prof. Vito L’Abbate, “Norba-Conversano. Archeologia e storia della città e del territorio”.

A quanto pare, dalle evidenze archeologiche e dai documenti, l’abbandono completo di Castiglione è da porsi tra il 1481, quando viene ancora citato come abitato, e il 1494, quando si afferma, sia pure con qualche dubbio, che in esso non vi sono più residenti.

Al di là della precisione delle date, siamo abbastanza certi che, nell’ultimo scorcio del XV secolo, gli abitanti di Castiglione si trasferiscono a Conversano e Castellana. L’iscrizione ci dice, però, anche che questa trasmigrazione era già cominciata da qualche decennio come attesta la data del 1472 riportata nell’epigrafe. Non siamo in grado di stabilire con certezza quali siano state le cause di questo abbandono. Con ogni probabilità, non ebbero un ruolo secondario l’instabilità politica e l’insicurezza di quegli anni.

Ma prima che iniziasse questo abbandono, qual era la consistenza del casale di Castiglione? Il perimetro del villaggio riprendeva il tracciato circolare delle mura di età arcaico-classica, costruite in grossi blocchi di pietra calcarea posati a secco e ancora visibili in diversi tratti. Una tecnica simile a quella che ritroviamo anche a Conversano e in altre aree archeologiche di età peuceta, come Monte Sannace, nei pressi di Gioia del Colle.
Al centro del perimetro delle antiche mura, viene realizzato un nucleo di case disposte a formare un quadrilatero, tagliato ortogonalmente da due strade principali. Questo è l’impianto urbano che emerge da una foto aerea degli anni ’50, prima che la vegetazione ricoprisse completamente l’intera area.

03. Foto aerea degli anni ’50 del casale di Castiglione in cui è ancora leggibile l’impianto urbano dell’insediamento di età angioina.

Una piccola chiesa dedicata all’Annunziata è presente ai margini del nucleo delle case medievali, con annessa una cappella funeraria, più tarda, dove riposavano le spoglie del cosiddetto “Cavaliere” studiate dal prof. Sandro Sublimi che qualche anno fa ne ha ricostruito le fattezze del volto.

Era una piccola comunità che viveva di agricoltura, ma al suo interno erano presenti anche uomini d’arme che erano usi andare a cavallo, come paiono dimostrare le indagini sui resti ossei del “cavaliere”, anch’egli vissuto più o meno negli stessi anni del nostro Giacomo Matteo.

Il villaggio di Castiglione, dopo il suo abbandono, vede un rapido degrado delle case e delle mura che, con ogni probabilità, diventano anche una sorta di cava da cui asportare il materiale edilizio di maggior pregio, mentre viene lasciato sul posto il pietrame delle abitazioni più modeste che giace tuttora sotto una lussureggiante vegetazione.

Ma il sito di Castiglione non perde completamente il suo interesse strategico. Infatti, dopo l’abbandono, o durante le ultime fasi dello spopolamento, si provvede a realizzare una imponente torre di avvistamento che ingloba al proprio interno l’antica porta angioina da cui si accedeva al villaggio.

Sul prospetto nord della torre si conserva ancora l’incasso del ponte levatoio, posto al primo piano. La pedana del ponte, quando veniva abbassata, poggiava su un battiponte, cioè una torretta con una scala in pietra esterna, non più esistente, ma di cui si legge chiaramente la fondazione. Forse, con un po’ di coraggio progettuale, sarebbe interessante riproporre tutto il sistema di accesso originario, realizzato, naturalmente, con materiali ben distinguibili.

04. Ricostruzione del sistema di accesso con ponte levatoio e battiponte della torre cinquecentesca del casale di Castiglione

Torniamo adesso a Conversano. Giacomo Matteo costruisce la sua abitazione nel casale (Casalvecchio). Il padre, Vito Nicola, ormai passato a miglior vita, con ogni probabilità aveva vissuto a Castiglione, dove aveva la sua casa in cui era nato Giacomo Matteo.

Forse, Vito Nicola era ancora sepolto a Castiglione quando il figlio realizza la sua casa a Conversano. E chissà se i suoi resti non siano tra i tanti recuperati durante gli scavi degli anni ’50 dalla necropoli che circondava la chiesetta dell’Annunziata.

Giacomo Matteo, che sicuramente doveva godere di un certo benessere economico, è costretto a costruire a ridosso delle mura, dato che l’espansione urbana tardo-medievale doveva ormai aver saturato di abitazioni lo spazio disponibile nel casale. Ma la cosa più affascinante è che conosciamo l’esatta posizione della sua abitazione perché sul prospetto vi appone l’iscrizione.

Doveva essere ben orgoglioso Giacomo Matteo della sua posizione sociale per aver sentito il bisogno di marcare con un’elegante iscrizione la sua proprietà. Non sappiamo se i Rei fossero proprietari terrieri, mercanti o uomini d’arme al servizio del conte Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona, citato nell’iscrizione insieme al re Ferdinando. Sta di fatto che tutti nel paese dovevano sapere che in quella casa risiedeva qualcuno che da Castiglione si era trasferito a Conversano. Una casa orreata, cioè a più piani, con al di sotto un arco che permetteva il passaggio e l’accesso alla strada che correva parallela alle mura, accanto a una delle torri che circondavano l’intero abitato.

A quella data, il povero Giulio Antonio, citato nell’iscrizione, primo conte di Conversano appartenente alla famiglia Acquaviva d’Aragona, non poteva certo sapere che gli sarebbero rimasti ancora pochi anni di vita. Infatti, nove anni dopo, nel 1481, avrebbe fatto una brutta fine, ucciso e decapitato a Minervino di Lecce in una scaramuccia contro i Turchi ottomani, nel tentativo di liberare Otranto, occupata dall’esercito di Maometto II l’anno prima.

Quindi possiamo dire, grazie a quanto contenuto nell’iscrizione, che il Casale, che aveva cominciato a formarsi già da un paio di secoli, lungo l’asse viario di via Arringo, nel 1472 era ormai formato e dotato di difese potenziate proprio per volere di Giulio Antonio, con la realizzazione delle torri cilindriche lungo il suo perimetro, che ancora oggi sono testimoni di quelle antiche storie.

Una lastra di pietra, dei caratteri consunti, una casa, le mura di un casale in cui si trasferisce parte degli abitanti di Castiglione, le vite di quelli che ci hanno vissuto. Queste sono le nostre storie. Questa è la nostra Storia. Facciamo in modo che non venga cancellata.

A chiosa di questo articolo vanno fatte alcune brevi considerazioni sul nome del nostro protagonista.

È stato riportato il nome di Giacomo Matteo di Vito Nicola Rei, ma su questo bisognerà fare una puntualizzazione. Il testo epigrafico riporta testualmente “per Iaconum Matheus Viti Nicolai Rei” che potrebbe essere anche letto: «(la casa costruita) dal diacono Matteo, figlio di Vito, a sua volta figlio di Nicola Rei».

Anche sul cognome Rei ci sono dei dubbi. Infatti, studiosi più autorevoli di me traducono “Del Re” o “Dei Re”. Io preferisco lasciare la dicitura Rei così come riportata sull’iscrizione perché, in questa forma, è un cognome abbastanza diffuso in area franco-provenzale o spagnola-portoghese (Rej) e di cui restano ancora alcune presenze in Italia, soprattutto in area piemontese.

 Se consideriamo che il casale di Castiglione viene fondato in epoca angioina, un’origine transalpina di una famiglia Rei, venuta al seguito degli Angioini e insediatasi a Castiglione, potrebbe anche essere plausibile.

Comunque, al netto dell’interpretazione epigrafica, resta intatto il fascino del racconto che ci viene da questa “pietra” consunta che, se non si provvederà a salvaguardare, smetterà di raccontarci la sua storia vecchia di 550 anni.

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