Conversano, la buonanima dell’analisi del voto. Tra plebisciti e importanti novità

La stessa “analisi del voto” rischia di sembrare anacronistica, come metodo, per leggere numeri e tendenze elettorali dei cittadini. Può sembrare anacronistica rispetto ai nuovi parametri di riferimento della politica e dei suoi interpreti.
Leggendo i numeri venuti fuori dalle urne, sono due le certezze da cui partire: la prima è l’annullamento totale, nella percezione comune, della coerenza come valore assoluto; la seconda è la tendenza, non solo dei vincitori ma di alcuni vinti, di annullare anche il valore della differenza nascondendolo dietro la necessità di essere rispettosi dell’avversario.
Oggi la “coerenza” nel campo della politica è un optional per lo più riservato a qualche nostalgico, l’annullamento della “differenza” invece è ascrivibile alla codificazione delle nuove regole: “se annulliamo le differenze un giorno o l’altro tutti potremo governare e sedere insieme”, tralasciando al calcio e alla Formula1 i nostri litigi da bar, le nostre opzioni.

A Conversano il voto ha premiato l’avv. Lovascio a cui va il nostro augurio di buon lavoro, lo stesso che gli abbiamo riservato anche in passato. È stato capace di suggestionare centinaia di candidati, oltre che cittadine e cittadini non candidati, facendogli credere di avere anche questa volta la formula giusta per cambiare la città, con le grandi opere ahimé mancate in questi lunghi diciotto anni. In questo è stato convincente e ciò gli conferisce la palma di persona capace di piacere a tutti, oserei dire, senza alcuna differenza. Il processo di annullamento tra pensiero di destra e pensiero di sinistra ha trovato la sua sublimazione in questa tornata elettorale, fortunatamente non da parte di tutti ma della maggior parte dei contendenti. Ed è un pensiero che viene da lontano e ha intaccato, da tempo, la politica in ogni suo campo di riferimento.
La campagna elettorale organizzata come un evento che dura un mese, con incontri e presentazioni, comizi alcuni anche coreografici, è stato il giusto grimaldello per un ottimo risultato. E poi i famosi portatori di pacchetti di voti, sempre esistiti per carità, ma che individuano prima di tutti gli altri i possibili vincitori e riversano in quel campo i consensi bloccati. I primi dieci candidati della compagine del vincitore hanno ricevuto un consenso pari a 4500 voti, un’enormità. Praticamente più della metà del consenso stesso ricevuto dal sindaco.

Non è da trascurare ciò che ha fatto il candidato del campo progressista prof. Francesco Paolo Fanizzi. Ha voluto coscientemente impostare una campagna elettorale diversa e controvento, fatta di coerenza, idee chiare e identità. Valori completamente desueti ma che hanno trovato il consenso di quasi il 30% dei cittadini che si sono recati a votare. Con questa tornata elettorale si può affermare che un’idea progressista (M5S) e di sinistra è tornata ad avere un ruolo nella società conversanese e, cosa più interessante, ha aggiunto finalmente nuovi protagonisti che rappresenteranno il futuro per una nuova e strutturata proposta politica. Il risultato elettorale del movimento politico Quark ne è la prova lampante: sono stati loro, tra l’altro, a mettersi in testa al campo progressista influenzando fortemente composizione dell’alleanza, impostazione e comunicazione della campagna elettorale. Insieme alla nuova generazione presente nel Partito Democratico e Rifondazione Comunista, la sinistra in città potrebbe aver trovato finalmente nuovi protagonisti che attendeva da anni. E non va per niente trascurato il risultato di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) che ha messo insieme pezzi di società che era ad un passo dal disimpegno, sia dalla militanza che addirittura dal voto.

Un’altra delle poche certezze che ci restituisce questo voto è rappresentato dal risultato del candidato avv. Mario Loiacono. Un risultato al di sotto di ogni peggiore aspettativa e che ha risentito di una campagna elettorale che, ai più, è sembrata troppo aggressiva nei confronti del nuovo (vecchio) sindaco. Loiacono ha cercato di interpretare una rabbia nei confronti dell’amministrazione comunale che, stando al risultato, evidentemente non c’era o era stata sovrastimata. Anche i conversanesi che si sono lamentati per anni per esempio del grado di manutenzione del verde pubblico, alla fine hanno scelto di votare per l’avv. Lovascio, non facendo distinzione alcuna tra possibile vittima e possibile carnefice.

L’avv. Miccolis, candidato sindaco dei socialisti, ha fatto la sua bella figura. Ha ricevuto tanti voti in più della sua stessa lista e ha inserito, nel dibattito di questa fiacca campagna elettorale, alcuni elementi che attengono a quello che ha definito “ecumenismo laico”. Interpretandolo come una sorta di annullamento delle differenze e come un metodo capace di far prevalere l’aspetto umano su quello politico, fino a concepirlo come una nuova frontiera. La suggestione suggerita dall’avv. Miccolis ha trovato apprezzamento soprattutto nel vincitore e negli amici del nuovo sindaco ma, conoscendo lo stesso avvocato socialista, vi è certezza sulla sua onestà intellettuale mai messa in discussione. Quell’ecumenismo laico di cui ha teorizzato era stato anche di un altro socialista, il “socialista di Dio” Sergio Zavoli, uno dei più grandi intellettuali e giornalisti del ‘900 che metteva insieme, però, laicismo e fede cattolica.

Infine, una considerazione su quello che succederà nelle prossime ore quando il sindaco sceglierà la sua nuova giunta. L’avv. Lovascio non ha certo bisogno dei nostri consigli, ma c’è un aspetto che forse lui stesso valuterà, avendolo anche detto di sfuggita in qualche passaggio, nei mesi scorsi. E se anziché scegliere i suoi assessori tra i componenti delle liste scegliesse cinque esterni, per dare corso a quest’ultimo mandato nel quale vorrebbe fare ciò che non è riuscito a realizzare in questi diciotto anni? Per fare grandi cose c’è bisogno di aprirsi ad un nuovo metodo e ad una squadra di competenze specifiche. Ha tutte le condizioni per poterlo fare: è al suo ultimo mandato, ha avuto un simile consenso se pur inferiore a quello delle sue liste, vorrebbe lasciare un segno vero della sua azione amministrativa. Lo farà, oppure si accontenterà di distribuire le deleghe a coloro che hanno avuto più preferenze nelle sue liste?

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