La materia urbanistica è sempre molto complessa e si avvale di norme e regole fisse che non lascerebbero, o non dovrebbero lasciare, mai dubbi interpretativi sulla loro applicazione. Ed è anche il caso del progetto di ristrutturazione di un palazzotto (ex proprietà dell’on.le Giuseppe Di Vagno) in via dei Paolotti, al confine con il centro storico e corso D. Morea.
E’ in atto un vero e proprio dibattito cittadino al quale sarebbe bene partecipassero, con parole rassicuranti, l’assessore all’Urbanistica Gungolo e naturalmente gli uffici comunali, in particolare l’Area tecnica.
Le domande che si pongono i cittadini sono queste: “Si tratta di un immobile vincolato? Qual è la tipizzazione di quell’area e i vincoli eventuali in altezza? Esistevano altri volumi accanto all’immobile, poi traslati, a volumetria invariata? Qual è la corrispondenza tra l’autorizzato e il realizzato?“
Domande legittime alle quali vanno date risposte urgenti da parte della pubblica amministrazione in quanto l’impatto dell’immobile ancora in ristrutturazione è notevole, con relativi volumi accorpati, soprattutto guardando il manufatto giungendo da via Polignano e subito dopo la curva in adiacenza all’ex villa Belvedere.
I più anziani ricordano la presenza di una deliberazione di Consiglio Comunale che limitava e inibiva interventi in quella fascia confinante con il centro storico. Delibera di cui anche in comune non c’è traccia e che, se realmente esistente e cercata negli archivi, potrebbe quanto meno chiarire a tutti cosa potrebbe essere realizzato e cosa non.
Intanto, da approfondimenti fatti, la zona è tipizzata come B3 (detta zona di completamento con vincolo di altezza a mt 4.50) e l’immobile non risulta vincolato dalla Sovrintendenza; la volumetria sarebbe rimasta invariata e corrispondente ai volumi già esistenti che non si scorgevano così facilmente, prima del taglio delle siepi avvenuto nei giorni scorsi.
Un’altra considerazione di tanti cittadini è relativa al prospetto dell’immobile principale che avrebbe cambiato forma e alle dimensioni di quello che era un garage (nei pressi dell’area di sosta degli autobus del trasporto pubblico locale).
Tutte queste considerazioni, e il dibattito che si è animato in città e sui social, hanno bisogno di chiarimenti che solo un sopralluogo degli uffici comunali potrebbe dare. Si tratta, in questo caso come in altri, di salvaguardare il rispetto delle norme e i diritti dei privati.
La palla passa al governo della città che ha il dovere di chiarire, per fugare ogni dubbio e incertezza. E poi magari passare anche ad un censimento e salvaguardia di quegli immobili che rappresentano un tratto distintivo, architettonico e storico e che sono di solito ubicati poco fuori dalla cosiddetta zona A (centro storico).


