Alle urne con fair play, buonismo, qualche emozione (il comizio di Chiara Candela) e pochi schiamazzi

E’ finita questa prima fase di campagna elettorale con un sostanziale clima di tranquillità. Nell’ultima parte sono addirittura emersi alcuni punti programmatici delle coalizioni che, qualcuno, ha definito molto simili. Come se tutti fossero consapevoli dei veri problemi del paese, anche coloro che a quei problemi non hanno saputo dare risposte per quasi due decenni, non conoscendone né la portata né i dati e i numeri.

Toni pacati, solo qualche acuto, i comizi si sono svolti in un luogo (l’anfiteatro) poco coinvolgente e hanno ragione coloro che invocano il ritorno in piazza XX Settembre dove le assemblee popolari per seguire i comizi sono sempre state più calde, a volte roventi.

Quali novità possiamo trarre dal dibattito elettorale e dalle modalità di conduzione di questa campagna elettorale? Quella più evidente è la sproporzione delle macchine elettorali in campo. La compagine facente capo all’avv. Lovascio è apparsa subito nella sua potenza economica di fuoco: sedi per ogni lista e per tanti singoli candidati. Se quelle sedi dovessero rimanere aperte già nelle prossime settimane, e pronte a discussioni e dibattiti, potremmo parlare di vittoria della democrazia. Ma c’è chi giura che saranno smantellate dopo qualche ora dal risultato elettorale, i candidati sacrificati saranno ringraziati pubblicamente e rimandati al prossimo appuntamento. Temiamo di essere d’accordo con chi ipotizza questo destino.

Un’altra novità in questa campagna elettorale è stata determinata dal candidato sindaco del campo progressista, il prof. Francesco Paolo Fanizzi. Ha ipotizzato, e applicato, la teoria del comitato itinerante. Non ha voluto una sede fisica del comitato “perché la mia campagna elettorale è diversa da quelle solite e il nostro comitato sarà quotidianamente mobile e tra la gente“. Una scelta coraggiosa per un candidato che ha dovuto più volte precisare che dedicherà alla città la sua attenzione e il suo tempo dato che voci “dal sen fuggite”, messe in giro a bella posta, lo descrivevano come persona che avrebbe dedicato poco tempo alla cosa pubblica. Alla fine lo si è visto in lunghe passeggiate, in tutti i quartieri della città, dove ha potuto constatare da vicino le condizioni fisiche e sociali di interi quartieri abbandonati e trascurati.

Merita un discorso a parte la serata finale che ha raggiunto il suo culmine quando Candida De Toma (AVS), per conto di Chiara Candela (AVS), ha letto “Il comizio che avrei fatto“, un testo che la stessa ex consigliera comunale Chiara Candela aveva scritto qualche ora prima e che, puntualmente, faceva considerazioni politiche sugli anni trascorsi, sui problemi della città, sulla prospettiva e sul futuro.

A conclusione di serata, per la coalizione dell’ex sindaco anche l’intervento sul palco del candidato Abbruzzi. Ha alzato i decibel, parlato ancora delle luminarie natalizie senza, però, che nello stesso momento si siano accese luci spente da anni nei quartieri della città. Rimane sempre una questione di priorità e di punti di vista.

In molti si avventurano in pronostici, ma è talmente fluida la situazione che risulta difficile qualsiasi considerazione. Nessuno ha fatto i conti con il possibile astensionismo o con l’altrettanta possibile alta affluenza alle urne.
Il popolo sovrano ha fotografato la situazione, non sappiamo in quanti se ne siano realmente interessati, e il 24 e 25 maggio deciderà. Io spero che lo faccia numeroso perché l’esercizio della democrazia è rappresentato da quella matita che barra il nome del candidato sindaco, quello del partito scelto e anche quello dei consiglieri.

La differenza sarà dettata dalla scelta che si vorrà fare, per continuare sull’impostazione data negli ultimi 18 anni o cambiare registro e provare a cimentarsi con nuove sfide e nuove suggestioni.

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