Ritorno al corsivo per dare forma e valore alla bella scrittura

In un contesto digitalizzato, dove basta un click per poter essere aggiornati in tempo reale e aprirsi alla finestra del mondo, ci si interroga se è costruttivo e istruttivo l’uso di tutta questa tecnologia, che è entrata in modo predominante nelle aule scolastiche.
Bisogna constatare che ad essere deficitaria è stata, purtroppo, la scrittura che ha depotenziato e vanificato il suo valore, specialmente nel corsivo che è arrancato negli ultimi decenni.

Perché si chiama corsivo?
In senso etimologico, il carattere corsivo si chiama così perché deriva dal latino currere (“correre”), indicando una scrittura veloce, fluida e spedita, dove le lettere tendono a unirsi e a inclinarsi verso destra.
Fu introdotto in Italia nei primi del ‘500 da Aldo Manuzio, tipografo ed editore veneziano, che lo ideò per risparmiare spazio nei libri.
Con l’ insorgere della tecnologia, questo carattere è stato letteralmente smantellato, a discapito di una scrittura che è stata depauperata del suo stile raffinato ed elegante.
Basti pensare ai segni convenzionali che i tanti adolescenti e giovani italiani utilizzano per scrivere messaggi o temi scolastici.
La tastiera del tablet o dei vari dispositivi elettronici, da un lato ha velocizzato e reso più immediato l’invio di qualsiasi testo, ma d’altro canto ha destrutturato e annichilito il pensiero umano.
A tal proposito, la Svezia è corsa ai ripari, dando maggiore importanza ai libri e alla scrittura a mano nelle scuole.
Dopo anni di forte digitalizzazione nelle aule scolastiche, i risultati della Svezia nelle valutazioni internazionali sulla lettura sono diminuiti tra il 2016 e il 2021, e responsabili politici ed educatori hanno discusso se l’uso intensivo degli schermi nei primi anni di scuola possa essere parte del problema.
Il governo svedese sta finanziando un maggior numero di libri di testo cartacei e incoraggiando una pratica più intensa della lettura e della scrittura a mano; nel contempo, gli strumenti digitali non vengono eliminati in modo generalizzato, ma i materiali cartacei tornano al centro dell’attenzione, soprattutto per gli studenti più giovani.
Non si tratta, pertanto, di un rifiuto della tecnologia, ma di un tentativo di ripristinare un equilibrio, in modo da consentire alle nuove generazioni di acquisire quella motricità fine, che è essenziale per maturare maggiore autonomia personale e la formazione di un pensiero critico.
Ritornare al corsivo, quindi, è quanto mai impellente per dare ad esso quell’ importanza che è stata smarrita: device sì, ma potenziati con la scrittura che è l’arma più potente che abbiamo per poter dare spessore e consistenza al flusso delle nostre parole.

Parole che hanno un senso solo se le scriviamo a mano evitando di ricorrere all’ intelligenza artificiale, perché se siamo dotati di pensiero, siamo esseri umani, “cogito ergo sum” di cartesiana memoria.

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