Confesso che quando, qualche giorno fa, ho letto le dichiarazioni di Marina Berlusconi a proposito del referendum sulla giustizia: “Dedica a mio padre? Quando si saprà l’esito“, ho pensato immediatamente che i sondaggi in mano al gruppo Mediaset la rassicuravano così tanto da prefigurare una dedica che non veniva fatta solo per questioni di scaramanzia. A risultato acquisito ho pensato, invece, che è stata talmente dirompente l’ondata di NO che nemmeno ai piani così alti l’avevano vista arrivare. In pochi avevano capito che anche questa volta il tentativo di cambiare (in peggio) la Costituzione non sarebbe passato.
Il nostro giornale e il nostro editore, l’associazione Demos, sono stati in prima linea nella battaglia referendaria nella nostra città e in altre. Con l’organizzazione di eventi e, soprattutto, confronti tra le tesi del NO e quelle del SI. Un approccio che ci è sembrato giusto per capire, e far capire, la posta in palio, qualche utile tecnicismo e le fake news messe in giro dagli amanti della bugia seriale. Siamo contenti di aver agito per informare e, nello stesso tempo, dire la nostra.
I partiti possono appropriarsi di questo risultato? Certo che no, ma bisogna dire che alcuni si sono impegnati e di questo gli va dato merito.
Ad impegnarsi moltissimo sono stati i magistrati (molti per il NO e pochi per il SI) e gli avvocati (tanti per il NO e molti per il SI) e tanti intellettuali, il cosiddetto ceto medio alto. Numerosissime associazioni come l’Anpi, Libera, La Giusta Causa, esponenti importanti della CEI come il cardinal Matteo Zuppi.
Ma l’elemento, a mio avviso, più importante è stato il riavvicinamento di classi sociali diverse in una sorta di alleanza popolare e civica a difesa della nostra carta costituzionale. Il magistrato che gira città diverse e parla con i cittadini sulle questioni della giustizia non lo si era mai visto. A Conversano, la visita del procuratore del Tribunale di Bari Roberto Rossi, venuto ad illustrare le ragioni del NO e a rispondere a qualsiasi domanda dei cittadini, è stato il segno tangibile di ciò che stava succedendo: pezzi di società che erano sempre stati lontani anni luce da un rapporto diretto si sono incontrati e si sono capiti. Di tutto ciò bisognerebbe farne tesoro e, primi tra tutti, i magistrati che hanno riscontrato una fiducia sincera da parte dei cittadini. Fiducia che dovrebbe essere ricambiata in qualche modo dagli stessi magistrati, requirenti e giudicanti, che devono fare la loro parte evitando le degenerazioni che hanno trovato spazio nelle pieghe delle loro organizzazioni e nell’organo di autogoverno.
Le analisi sociologiche di questo voto le lasciamo a chi lo fa per mestiere. A noi basta constatare che una popolazione giovanile ha determinato questo voto con una mobilitazione che non era per niente scontata e che deriva, probabilmente, da una stanchezza per ciò che sta succedendo nel mondo, non solo in Italia.
Le guerre, i sovranismi, la mancata chiarezza dei rapporti internazionali del nostro governo, l’impalpabilità del ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale, la timidezza sugli eccidi in corso a Gaza e non solo. Sono tutti motivi che hanno indotto i più giovani alla mobilitazione e a cercare riparo nel difendere la Costituzione della Repubblica Italiana.
Dal patto tra intellettuali, organizzazioni associative, popolo e giovani, un patto alla pari, è nata una coscienza civile fresca e nuova che potrà dare linfa vitale ai partiti che rimangono fondamentali, così come sancisce la stessa Costituzione.
A Conversano il NO ha ricevuto il 64,33% dei consensi, siamo il terzo paese della provincia di Bari dopo Rutigliano e Modugno e avanti alla città capoluogo. Anche da noi la mobilitazione ha riguardato associazioni (Demos, Anpi, Libera), alcuni partiti (AVS, M5S, PD, RC) e movimenti, un buon viatico per ricostruire una comunità che possa uscire dalle secche di incrostazioni e provincialismi. Ma una parte della cosiddetta classe dirigente politico-amministrativa non si è espressa, fedele al mantenimento della distanza dalla politica. Esattamente quella di cui, invece, si ha bisogno.
Ma nonostante questi silenzi, la città ha mandato un segnale forte e chiaro. C’è voglia di partecipazione.
COME SI E’ VOTATO IN PROVINCIA DI BARI
