Piazza Carmine, spazio restituito alla decenza e alla socialità ristrutturato dopo troppi anni di abbandono

L’inaugurazione avvenuta il giorno della Befana del 2026, in occasione della ristrutturazione di piazza A. Moro (piazza Carmine) alla presenza del vescovo mons. Favale, delle autorità civili e della banda musicale, ha assunto significati che sono andati oltre la discussione sullo spazio restituito alla comunità.
C’è un filo rosso che lega l’inizio e la fine di questa storia ed è legato a due crisi amministrative: quella del 2020 della giunta guidata dall’ex sindaco Loiacono e quella di oggi che vede sulla graticola il sindaco Lovascio.
Nell’aprile del 2020, eravamo in pieno covid e in piena crisi amministrativa, fu la giunta Loiacono a volere un progetto di ristrutturazione di piazza Carmine che approvò pochi giorni prima che nove consiglieri comunali si recassero da un notaio per firmare le dimissioni e mettere fine a quella esperienza amministrativa. Dopo più di cinque anni, dopo aver rivisitato il progetto, è stato il sindaco Lovascio, sfiduciato solo da qualche ora ad opera di undici consiglieri comunali, a consegnare alla comunità lo spazio finanziato con le risorse del Pnrr.

Una sorta di nemesi storica che potrebbe definire piazza Carmine come la “piazza delle crisi amministrative“.
Al di là di queste considerazioni, c’è da dire che piazza Carmine aveva bisogno da troppi anni di essere quantomeno ordinata, sgombrata dalle autovetture che vi sostavano facendola sembrare un area di sosta autostradale. Era la piazza, invece, circondata da case e negozi che avevano bisogno di vivere dignitosamente. Era stata la piazza dove la pallamano aveva cominciato a muovere i primi passi fino a diventare una delle squadre più titolate d’Italia, era stato lo spazio adibito a volte alla vendita degli alberelli da piantare, delle giostre per bambini costretti però a convivere con le autovetture che facevano un via vai per trovare finalmente un posto dove parcheggiare.
Era stato uno spazio deprimente e triste che più volte abitanti e commercianti avevano sollecitato, inascoltati, per una ristrutturazione.

Oggi la comunità può quantomeno abbozzare un sorriso per questo spazio ritrovato. Piace a molti, non piace a molti altri. Di certo non piace a chi si aspettava un’opera architettonica, ma si può ben dire che finalmente uno spazio fisico così centrale potrà essere calpestato, o ci si potrà fermare, senza il rischio di essere investiti da un’autovettura impegnata in una manovra di retromarcia.

Si eccepisce sulla forma della panchine, sull’alberatura scarsa, su più di metà piazza che d’estate non sarà praticabile per il caldo, almeno fino alle ore serali. Ma non si può eccepire sul fatto che su quella piazza ci si potrà recare per incontrarsi. E’ ciò che ha sottolineato mons. Favale, insistendo molto sul luogo dell’incontro.

Il pensiero, in questo momento, va a quei commercianti che negli anni si erano battuti, purtroppo senza risultati, per dare decoro e dignità a quello spazio urbano. Alcuni di loro potranno sempre dire di averci sempre creduto. E il pensiero va a quei commercianti che nel giorno dell’inaugurazione, come si può notare dalle foto qui sotto, hanno manifestato tutta la loro gioia perché si sono sentiti protagonisti: “la piazza realizzata tra due crisi amministrative” ha preso forma.
Un grazie ai progettisti Caradonna e Mastrangelo messi sotto torchio da mille sguardi e giudizi, un grazie a tutti i dipendenti comunali che si sono adoperati per la consegna di questo spazio e quegli operai (a volte pochi) che ci hanno messo arte e passione. Le amministrazioni passano, la piazza fortunatamente resterà a disposizione di tutti, c’è bisogno di attenzione, cura e manutenzione. Quando la banda smetterà di suonare bisognerà ricordarsene.

Gianni della Caffetteria Italia e la signora Mariella
Gianni e Giuseppe della Caffetteria Italia

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