I primi a non capire il motivo per il quale si creino le file innanzi ai propri distributori di carburante sono proprio i gestori, soprattutto quelli che conducono gli impianti appartenenti all’Eni. La società che per prima ha deciso di ridurre il prezzo che, comunque, rimane “stellare” e diretta conseguenza dei conflitti in Medio oriente e nel golfo di Hormuz. L’Eni, così come dice l’agenzia Ansa del 29 luglio 2026: “archivia il primo semestre 2026 con l’utile netto rettificato a 3,635 miliardi di euro, in progresso del 43% sullo stesso periodo del 2025 mentre nel secondo trimestre di quest’anno si è attestato a 2,333 miliardi in crescita del 106%“.
Utili stratosferici che certificano il fatto che non si tratta di alcun regalo, o di un atteggiamento di responsabilità solidale, bensì piuttosto di una preventiva difesa da possibili tassazioni sugli extraprofitti che il governo Meloni, al momento, non ha alcuna intenzione di proporre e disporre.
Oggi 29 settembre 2026, Oggiconversano.it ha girato per le strade laddove sono ubicati gli impianti di distribuzione in città, registrando i costi di benzina e diesel e anche file di auto in coda (nella foto) per rifornirsi di carburante. Una fila dettata da motivazioni psicologiche più che pratiche, in quanto la stessa Eni ha dichiarato che sarà quello il costo per almeno 30 giorni prorogabili fino a dicembre prossimo. Quindi: che fretta c’è?
Intanto, come nota di colore, va registrato il costo del carburante della Dill’s di via Cozze che ha deciso di scontare di un altro millesimo di euro a litro rispetto a Eni.
Con il governo ormai nell’impossibilità di intervenire per ridurre il costo del carburante, o eliminare le accise che la presidente del Consiglio dei Ministri aveva promesso di voler cassare, sono tante le categorie che stanno protestando: i pescatori in Sicilia, e nei nostro porti, e i tassisti che minacciano scioperi.
E nessuno, purtroppo, comincia a parlare di riduzione dell’utilizzo delle auto, anche solo per approfittare di questi costi esorbitanti che con le guerre in corso difficilmente potranno rientrare.
Con la crisi petrolifera del 1973 il governo di allora decise di approvare alcune misure nette: istituì le “domeniche a piedi” con il divieto di circolazione per auto, moto, barche e aerei privati nei giorni festivi.
Stentiamo a credere che il governo nazionale potrà adottare misure di questo tipo e anche altre, ma ci potrebbero pensare le amministrazioni comunali, salvaguardando naturalmente le emergenze. Non sarebbe difficile per la nostra città che, a metà degli anni ’90, istituì le domeniche senza auto per la salvaguardia dell’ambiente e per far ritrovare nelle strade e nelle piazze tutta la città. Nel 1995 e 1996 non c’era la crisi energetica ma prevaleva la volontà di fare utili tentativi pe ridurre all’essenziale l’utilizzo delle auto private. E i cittadini partecipavano con convinzione e sollievo.



