Cimitero, l’abbandono di antiche tombe e cappelle a rischio crollo. La parola “decoro”… questa sconosciuta

I cimiteri sono luoghi dove scorre ogni giorno la vita“: questo non è un ossimoro. Basta farsi una passeggiata al cimitero e osservare la gente.  Nonostante il luogo, tutti hanno un volto segnato dal dolore e dalla rassegnazione, ma tornano a far visita ai propri cari. Non sono poche le volte in cui ci si accorge di persone che parlano con il proprio congiunto, o di coloro che rimangono stupiti nel vedere foto di persone che pensavano ancora in vita.
I cimiteri, negli anni, sono diventati una parte importante di ogni comunità. Ci sono itinerari veri e propri che comprendono visite ai cosiddetti “luoghi sacri”, muniti di opere monumentali e di grande importanza storico-architettonica, oppure cimiteri che ospitano persone con determinate opinioni: basti pensare al cimitero Acattolico di Roma. E poi ci sono quelli mete di vero e proprio pellegrinaggio, come il Cimitero del Père-Lachaise a Parigi, dove è sepolto il famosissimo cantante dei Doors Jim Morrison. O, per restare più vicini a noi, quello di Alessano (LE) dove la tomba di don Tonino Bello è visitata da migliaia di persone.

Sembra che non sia il caso del cimitero di Conversano. Le immagini e le foto che una nostra lettrice ci ha mostrato, parlano di un abbandono e un degrado che lascia stupiti.

Sempre la nostra attenta lettrice si chiede come mai la tomba di Giovanni D’Onofrio, eroe della prima guerra mondiale, sia un luogo dimenticato da tutti e se è questo il modo di portare rispetto per chi ha perso la vita nel nome di una patria ingrata.

L’epigrafe della tomba di Giovanni D’Onofrio è firmata dal papà Beniamino D’Onofrio che si definisce INFELICISSIMO, dalla sorella Maria che si definisce INCONSOLABILE. Chissà come si definirebbero oggi se vedessero lo stato di degrado in cui versa la tomba del loro eroe.

Un altro luogo in stato di abbandono nel nostro cimitero è la cappella dei CANONICI FRATELLI GIANNUZZI. La cappella è piena di calcinacci all’interno ed è pericolosa perché non interdetta al pubblico, chiunque decida di entrare si espone a rischi seri. E presenta, come si può vedere in foto, un albero cresciuto sopra il tetto. In questo, bisogna dire, la città dei morti e quella dei vivi presentano uno stesso tratto comune.

Tra poco più di un mese celebreremo il giorno dei defunti, sarebbe opportuno che si colga l’occasione non per fare una pulizia straordinaria per poi abbandonare tutto come prima. Ma per cambiare verso e cominciare a legare alla parola “decoro” azioni concrete e non promesse irrealizzabili.
Le cappelle o le tombe-monumento di cui abbiamo parlato, avrebbero bisogno di interventi di manutenzione straordinaria in assenza di parenti dei defunti che se ne prendano cura. Perché magari non più in vita nemmeno loro.
Il nostro cimitero sicuramente non sarà mai meta di pellegrinaggio, ma sarebbe bene che l’amministrazione comunale riesca a dare segnali di presenza e interventi per la salvaguardia del “decoro” (abbiamo addirittura una assessora delegata al “decoro“) di un luogo da sempre considerato quello in cui ognuno di noi si reca a salutare i propri cari e a riflettere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *