Il libro di Mastroleo: “L’ospedale Florenzo Jaia non solo memoria della città”

Lo chiama ancora “Il Gigante“, se pur in disarmo, nel suo libro freschissimo di stampa e che da lunedì 14 settembre sarà nelle librerie della città: “L’ospedale Florenzo Jaia non solo memoria della città” (Ed. Deste). Si tratta del libro di Gianvito Mastroleo che non ha alcuna intenzione di cessare la produzione di memorie da custodire nella cassetta degli attrezzi di ogni conversanese, e non solo. Un libro che si avvale della prefazione del giornalista Antonio Galizia.

Erano stati in due, diciamo recentemente, a scrivere sull’ospedale di Conversano e sulla sua storia in epoche diverse: nel 2003 Mario Giannini, autore della pubblicazione L’esimio dottor Jaja (ediz. Arti Grafiche Scisci Conversano) e nel 2006 Giuseppe Lovecchio, autore della pubblicazione “L’ospedale civile Florenzo Jaia. Dalle benedettine ai giorni nostri“.

Quello che racconto – scrive Mastroleoè frutto solo di ricordi sepolti nella memoria, raccolti e fissati nel mio PC tra il 2020 e il 2022, che ho fatto riemergere nell’estate di questo 2026, avendone constatato la permanente attualità: anche se non ho mancato di domandarmi se questa narrazione potesse interessare qualcuno“.

E date le diverse versioni e narrazioni che girano da anni, questa pubblicazione diventa un documento importante al quale approcciarsi soprattutto perché mette insieme un’epoca storica, con le sue contraddizioni e anche i suoi indiscussi meriti. E Mastroleo non riesce, nella sua opera, a parlare di ospedale “Florenzo Jaia” senza parlare di politica, anzi il suo racconto mescola in un solo pensiero ciò che in quegli anni, ’60-’70-’80, accadeva nei partiti politici e nelle istituzioni, oltre che nelle radicali trasformazioni dell’offerta sanitaria.

L’autore può essere considerato come un professionista dei dettagli, avendo dato a questi ultimi il potere di scrivere la storia senza ricorrere ai massimi sistemi. Il racconto sull’ospedale “F.Jaia” e sul periodo che viene definito come il più florido per quel “Gigante“, è affidato a particolari che possono sembrare irrilevanti ma non lo sono perché rivelano quella che è la complessità dei processi che si sono svoiluppati, intorno a vicende così importanti per una comunità.

Il suo punto di vista è quello di una persona che con quell’ospedale ci ha convissuto da massimo responsabile dal 1970 al 1974, ma che anche precedentemente aveva avuto ruoli di rilievo. Un osservatorio privilegiato, per un osservatore privilegiato “mi auguro che mi sarà concesso il privilegio di poter assistere alla cerimonia d’inaugurazione dell’Ospedale o della Casa di Comunità, comunque si chiami. Con un posto in prima fila: come, credo, sia dovuto ad un testimone non neutrale, ma privilegiato!“, che pensa già al futuro.

Metà del libro non racconta dei fasti dell’ospedale “F. Jaia“, ma delle dinamiche politiche che sottintendono alle scelte che in quegli anni furono fatte nelle segreterie dei partiti che, dice con estrema tranquillità Mastroleo, si dividevano il potere e anche quello riguardante il nascente ospedale di Conversano, poi reso famoso dai tanti professionisti che lo hanno aiutato a crescere, essendo ricambiati con la stessa moneta.

Molto interessanti sono i passaggi che Mastroleo dedica alle bizze di alcuni professionisti che cercavano di tenere insieme attività nel pubblico (nel nostro F. Jaia) e attività privata nei propri studi che diventavano passaggi obbligati per quei pazienti che poi avrebbero potuto avere necessità di un ricovero. Temi che ricalcano esattamente ciò che avviene anche adesso e che, da tempo, è motivo di discussione nella comunità politica e sanitaria.

Così come di grande interesse è l’aver ricordato dei convegni che si tenevano nella nostra città e che riguardavano soprattutto la chirurgia, convegni organizzati dal primario chirurgo più famoso che il nostro ospedale abbia avuto e che risponde al nome del prof. Vito Caputo.

E ancora più interesse riveste quella scelta, che Mastroleo attribuisce molto onestamente al suo predecessore nella gestione dell’ospedale, Realmonte, di nominare accanto ai primari che giungevano da fuori Conversano un vice scelto tra i medici di medicina generale della nostra città. Scelta che fece crescere professionalmente un’intera generazione di medici del posto.

Leggere questo libro conviene non a chi già conosce la storia del nostro ospedale, i suoi fasti e la sua decadenza, a seconda delle proprie valutazioni. E’ un libro che dovrebbero, invece, leggere tutti per capire le dinamiche politiche che hanno portato in quel momento storico a realizzare un sogno.

Gianvito Mastroleo è sempre stato un socialista e, in ogni suo racconto, non hai mai disgiunto le sue vicende personali e istituzionali da quelle del suo partito. Un modo per raccontare se stesso attraverso una comunità. In questo caso, un modo per raccontare la vita del “Gigante” (l’ospedale F. Jaia) attraverso i dettagli, perché in fondo la storia è fatta di grandi ragionamenti e processi. Ma cosa sarebbero questi processi storici senza i dettagli della vita vissuta nel quotidiano?

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