Rievocare stanca (2), la rubrica di Paolo Perfido su Oggiconversano.it
Riprendiamo le nostre incursioni nella Storia con un secondo personaggio altrettanto intrigante che vede sempre Conversano coinvolta in vicende internazionali che ridisegnarono gli assetti dell’Europa a cavallo tra XV e XVI secolo.
Parliamo di una figura che, a mio avviso, riveste un ruolo ben più importante del suo discendente Gian Girolamo. Parlo, naturalmente, di Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona (1458–1529), duca di Atri, conte di San Flaviano, marchese di Bitonto, figlio di Caterina Orsini-del Balzo e di Giulio Antonio morto in una scaramuccia contro l’esercito turco a Otranto, marito di Isabella Piccolomini Todeschini e, in seconde nozze dopo la morte di Isabella, di Caterina della Ratta.
Andrea Matteo è una figura rinascimentale di condottiero e letterato. È un principe umanista di raffinata cultura, frequentava artisti come Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro, fondò ad Napoli una delle prime tipografie private d’Italia traducendo personalmente dal greco i Morali di Plutarco, faceva parte della sua biblioteca una ricchissima e celebre raccolta di codici miniati (una bellissima mostra di alcuni suoi codici si è tenuta recentemente a Napoli presso la Biblioteca dei Girolamini). A lui si deve la costruzione del bastione poligonale del Castello di Conversano, un’opera di architettura fortificata all’avanguardia per l’epoca resa necessaria dall’affacciarsi delle prime bocche da fuoco con l’avvento della polvere da sparo. Un bastione che richiama nel progetto la mano di esperti architetti militari e maestranze altamente specializzate, forse appartenenti all’entourage di Francesco di Giorgio Martini.
Basterebbero queste brevi note per fare di Andrea Matteo una figura centrale nelle narrazioni conversanesi, ma c’è di più, molto di più.
Il Conte si rese protagonista di imprese rocambolesche che costarono a Conversano un assedio e un saccheggio nel 1503 da parte delle truppe spagnole guidate dal generale Consalvo di Cordova. Andrea Matteo si era alleato con l’esercito francese nella guerra per il possesso del Regno di Napoli.
Erano gli anni terribili delle cosiddette Guerre d’Italia che si consumarono sul suolo del nostro Paese, da nord a sud, tra il 1494 e il 1559, che videro fronteggiarsi gli eserciti spagnolo e francese. Oltre sessant’anni di distruzioni, saccheggi (celebre quello di Roma ad opera dei Lanzichenecchi del 1527), battaglie, scaramucce, pestilenze e cambi di campo da parte degli esponenti delle potenti famiglie dell’epoca in cerca di benefici personali e per i loro territori. Tra questi troviamo il nostro Andrea Matteo che pensò bene di allearsi con i francesi, e qui mi verrebbe da dire Franza o Spagna purché se magna, ma mal gliene incolse perché in una scaramuccia con gli spagnoli avvenuta nei pressi di Rutigliano nel febbraio del 1503, viene ferito e catturato dai soldati di Pietro Navarro e tradotto in cattività a Barletta, poi a Manfredonia, incarcerato a Napoli nelle segrete del Maschio angioino e da qui tradotto a Gaeta dove passerà la maggior parte della sua prigionia. Naturalmente gli furono confiscati tutti i beni, tra cui la Contea di Conversano. La città, tenuta dai francesi, subito dopo la cattura del Conte, fu assediata e saccheggiata, immagino con grave disappunto dei suoi abitanti a cui probabilmente poco importava delle vicende dei Grandi della Storia. E qui, sicuramente, ci sta Franza o Spagna purché se magna.
La vicenda della cattura del Conte e dell’assedio di Conversano ispireranno addirittura un poemetto in ottava rima: «Et se Conversan fosse un’altra Troya».
Andrea Matteo, comunque, seppur malconcio, da questa situazione riuscì a venire fuori graziato dal sovrano spagnolo riacquisendo gran parte delle sue proprietà e dei suoi titoli.
I fatti narrati, se pur con qualche irriverenza e in estrema sintesi, ci fanno capire come la città di Conversano e i suoi cittadini si sono venuti a trovare al centro di vicende che vanno ben oltre i suoi confini e che meriterebbero una maggiore attenzione da parte dei “creatori di eventi”, magari dando a questi qualche contenuto storico e… “culturale”.
Sarebbe una buona pratica pensare primariamente a coloro che in visita a Conversano per assistere ad una rievocazione se ne tornano a casa con qualche conoscenza in più sulla Microstoria di una città che al tempo stesso si lega inscindibilmente alla Macrostoria. Magari con mostre ben curate e pubblicazioni a latere della manifestazione.
Del resto, è quello che avviene a Barletta con la Disfida che ricorda un episodio avvenuto negli stessi anni che vede protagonista il nostro Andrea Matteo e che rientra nei mille episodi più o meno cruenti che purtroppo costellarono le Guerre d’Italia.
Conversano Città d’Arte, e di Storia, e di monumenti testimoni di eventi importanti e non fondali per sfilate in costume o schermi per proiezioni di dubbio gusto o videomapping, come dicono quelli al passo con i tempi.
Conversano Città d’Arte con un Centro storico che merita qualcosa di più dal fare da banale supporto a cordicelle per appendere un “Bucato d’Autore” dove è chiaro il significato di “Bucato” ma si ha qualche difficoltà a comprendere il significato di “Autore”. Un’idea interessante ma, a mio parere, con un esito che lascia un po’ perplessi e questo mi dispiace dirlo conoscendo la giovane curatrice dell’evento che stimo e ne apprezzo l’entusiasmo.
Certo, per fare tutto questo ci vorrebbe un Comitato Scientifico con solide basi: Storici, Storici e Critici d’Arte, Storici dei costumi d’epoca Archivisti, Archeologi, esperti di architettura fortificata e di poliorcetica, Associazioni con un riconosciuto retroterra culturale. E poi, Sceneggiatori, Registi, Attori.
Ma forse è troppo complicato, perciò lasciamo stare le cose come stanno in attesa della prossima rievocazione di non si sa cosa e del prossimo bucato in cerca di autore.