Peppino Di Munno, a vent’anni dalla sua morte il ricordo di un coerente impegno politico e professionale

Il 19 giugno di vent’anni fa (2006) si spegneva l’ing. Peppino Di Munno. Un professionista molto noto in città e un militante politico della sinistra che aveva sposato la sua fede civica agli inizi degli anni ’70, quando aderì al Partito Comunista di Enrico Berlinguer.

Chi ha conosciuto Peppino, lo ricorda sicuramente per la sua capacità di essere equilibrato e al tempo stesso sempre fiducioso nella risoluzione dei problemi – ci dice Anna Defilippis, sua moglie – questo avveniva nel suo lavoro, che svolgeva con grande competenza e nei vari contesti della sua vita, ma soprattutto nell’ambito familiare dove la sua presenza era sempre rassicurante, un porto tranquillo in cui trovare protezione nei momenti difficili. E’ così che lo ricordano anche i suoi figli Dario e Flavia, oltre che padre affettuoso che sapeva trasmettere vitalità e allegria. Peppino amava stare tra la gente e sin da ragazzo l’impegno politico e’ stata la sua passione, alimentata dalla voglia di giustizia ed equità sociale“.

Un ritratto che ci restituisce, a distanza di un ventennio volato via, la figura di una persona che ha saputo tenere insieme qualcosa che ha a che fare con la coerenza e il rispetto del prossimo. L’ortossia di quel partito, infatti, non divenne per lui un dogma da seguire senza dar conto alla voglia di realizzare le idee e non solo di professarle.
E, a questo proposito, sono chiare le parole che abbiamo raccolto da alcuni dei suoi colleghi professionisti: “Professionista serio e competente. E’ stato uno dei primi a riavviare l’edilizia industriale, vedi Master, Apulia Tessuti, Resaplast. Si devono a lui il complesso condominiale in via Monopoli (nei pressi del Bar Avorio nero) e il complesso residenziale in via San Giovanni Bosco, costituito da decine di villette nei pressi dell’ex Mattatoio. Pur essendo impegnato attivamente a sinistra non ha mai voluto e avuto alcun incarico pubblico“.

A dimostrazione della densità del suo credo politico, il Partito Democratico di Conversano su suggerimento del segretario Rino Ranieri, gli intitolò, dopo il 2008, la sezione di un partito che Peppino Di Munno non ha mai potuto frequentare, essendo il PD nato ufficialmente due anni dopo la sua morte.

Le continue testimonianze e i continui ricordi di questa figura “riformista”, come si usa dire di questi tempi per apostrofare coloro che più che discutere vogliono realizzare idee e progetti, fanno di Peppino Di Munno, con la sua umiltà e la sua passione politica, un esempio positivo di persona che ha saputo coniugare bene la professione di ingegnere con la militanza politica, mai diventata grimaldello per il raggiungimento di obiettivi personali. Sono passati vent’anni dalla sua morte, le passioni politiche in generale si sono spente, ma fortunatamente gli esempi rimangono a testimoniare che c’è un altro modo di intendere il mondo.

Un gruppo di aderenti al Partito Comunista Italiano di Conversano negli anni ’70, durante una delle Feste dell’Unità. Peppino Dimunno è il più in alto nella foto
Le tessere al partito e all’Arci di Peppino Dimunno


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