Lorenzo Abbruzzi, come Jack Frusciante, esce dal gruppo. E al collega Moramarco dice: “Hai rotto un giocattolo”

Il libro di Enrico Brizzi pubblicato nel 1994 “Jack Frusciante è uscito dal gruppo“, seguito negli anni successivi da un film omonimo con la regia di Enza Negroni, era la metafora della rottura degli schemi da parte di un adolescente che si affacciava alla maturità.

Il consigliere comunale Lorenzo Abbruzzi, co-fondatore e animatore del gruppo “Conversano per tutti” con il collega Ciro Moramarco, ha deciso di abbandonare lo stesso gruppo per divergenze strutturali con gli altri colleghi (oltre i due già citati ne fanno parte: Di Vagno e Fanelli). I quali hanno deciso di non continuare a sostenere il sindaco Lovascio nella prossima legislatura e si accingono a rendergli difficile il tempo che rimane fino alle elezioni della prossima primavera. Mentre Abbruzzi sostiene e dice di voler continuare a sostenere anche in futuro l’attuale sindaco, dichiarando di essere pronto a protocollare in Comune la lettera di fuoriuscita dal gruppo.

Quindi dopo la dichiarazione dei giorni scorsi del consigliere Cascella, anche lui uscito dal suo gruppo “Cultura Pugliese” per diventare indipendente (le ragioni le spiegherà durante il primo Consiglio Comunale utile che si terrà nei prossimi giorni e, comunque, prima di Natale) anche Abbruzzi dà uno scossone frutto della confusione che regna sovrana nella maggioranza. La storia politica di Abbruzzi, in questa legislatura, si era caratterizzata in un primo momento come il racconto romanzato della solidità della stessa maggioranza, con dichiarazioni roboanti sia sui palchi che in Consiglio Comunale, fino alla famosa frase: “Accenderemo Conversano“, in riferimento alle luci naturalmente. Una profezia che si è limitata a qualche luce di Natale, non di certo alle luci nelle strade che costituiscono ancora oggi un grave problema da risolvere per i cittadini.

Il clima che si respira tra i componenti della maggioranza è di diffidenza reciproca. E la regola “uno vale uno” non è mai stata così profetica; non essendoci alcun partito ma solo liste civiche, ognuno dà conto a se stesso e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ sempre stato il sindaco più volte a proferire la famosa frase: “Io non faccio politica, ma solo amministrazione“. Una posizione che alla lunga sta presentando il conto salato, a pagarlo sono i cittadini, in quanto anziché la tutela degli interessi collettivi ognuno tra i consiglieri comunali di maggioranza e assessori ritiene che il proprio rientri a pieno titolo tra quelli.

Era quasi certo che le elezioni regionali avrebbero dato l’ultimo scossone alla situazione politico-amministrativa. E non è finita qui, in quanto per gli assetti che si definiranno, in vista delle amministrative prossime, non saranno poche le ingerenze di consiglieri regionali eletti che vorranno condizionare la politica cittadina.

Intanto la diatriba tra il consigliere Abbruzzi e i colleghi del suo gruppo (Di Vagno, Fanelli e Moramarco) è un altro tassello che si aggiunge alla stato confusionale della maggioranza che vede il sindaco messo alle strette ma rimanere silenzioso, come se tutto ciò che sta succedendo non meriti una presa di posizione.

Abbruzzi si è confrontato con i suoi amici più fidati e ha deciso di uscire dal gruppo “Conversano per tutti“. Fino a Natale il Consiglio Comunale dovrà riunirsi obbligatoriamente in quanto deve procedere alla ratifica di variazioni di bilancio, approvate dalla giunta comunale nell’ottobre scorso. Come voteranno i dissidenti (Di Vagno, Fanelli, Moramarco e Cascella che con la sua decisione aspira ad essere tale)? E i consiglieri dell’opposizione, come voteranno sulla delibera di variazione di bilancio? Qualcuno di loro si asterrà oppure si assenterà favorendo di fatto il sindaco?
Sono tutti quesiti ai quali arriveranno risposte all’ultimo momento. In altri tempi queste situazioni necessitavano di una immediata verifica in un pubblico lavacro, come si usava dire.
Ma sembra che la politica cittadina alla frase “dibattito pubblico” scappi via a gambe levate. Recarsi in municipio e vedere i visi intristiti dei pubblici amministratori fa un certo effetto. I tempi delle roboanti promesse, della felicità e dei sorrisi smaglianti sono ormai un vecchio ricordo.
Si vive alla giornata e con ciò che passa il convento. Sperando che domani sia un altro giorno.

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