Ettore Bassi recita in casa

Venerdì 31 gennaio, prima di portare sul palco del Teatro Norba Trappola mortale, un classico teatrale rivisitato, Ettore Bassi, Corrado Tedeschi, Biancamaria Lelli, Silvana De Santis e il regista Ennio Coltorti hanno incontrato il pubblico nel consueto appuntamento di Incontri nel foyer di Niky D’Attoma.

Trappola mortale (Deathtrap) di Ira Levin è un classico del giallo teatrale che mette in scena un incastro perfetto di umorismo, suspence e forte tensione narrativa. Dopo la prima, avvenuta il 26 febbraio 1978 al Music Box Theatre di Broadway, lo spettacolo è stato rappresentato per cinque anni consecutivi con un totale di 1.793 repliche. Il giallo più lungo mai rappresentato a Broadway. Nel 1982 Sydney Lumet ne dirige il film con protagonisti Michael Caine e Christopher Reeve.
Con la regia di Ennio Coltorti e il riadattamento di Luigi Lunari, lo spettacolo ritorna a vivere in chiave aggiornata, dove computer e tecnologia sostituiscono le vecchie macchine da scrivere, per rendere ancora più avvincente un testo definito dalla critica “due terzi thriller, un terzo commedia”.

Conversano – “Di uno spettacolo noir non si può parlare”. Non prima di averlo visto, almeno. Come per ogni giallo che si rispetti. Con questa premessa dal tono ironicamente austero, Corrado Tedeschi ha preso la parola, nello stile british che da sempre lo contraddistingue, sotto lo sguardo sorridente e fascinoso di Ettore Bassi, entusiasta di giocare un ruolo da protagonista a Conversano, la sua cittadina d’origine. Attenti ad eludere trama e ruoli, cast e regista ci hanno raccontato di come vivono questo spettacolo, della fatica psicofisica investita in un testo così impegnativo, iper-realista e curato nel dettaglio, e soprattutto del loro rapporto con il teatro e con il pubblico.
“L’impatto con il pubblico è sempre molto importante”, ha dichiarato Corrado Tedeschi, “ed in questo spettacolo interesse ed attenzione sono fondamentali, perché il pubblico deve far lavorare il cervello, deve pensare, giocare insieme a noi, individuare gli indizi, le rivelazioni e vivere i colpi di scena”.
Nuotando contro una corrente che tende per lo più a portare sui palcoscenici la commedia, la difficoltà di un testo noir sembra stare proprio nella risposta del pubblico, nel confronto e, soprattutto, come ha sottolineato Ettore Bassi nella dimostrazione che l’intrattenimento intelligente si può fare anche con qualcosa di diverso, se scritto e recitato bene. Oltre, però, alla scrittura e alla recitazione che devono ambire sempre all’eccellenza, è emerso anche il bisogno essenziale dell’attore di confrontarsi con un pubblico che ritorni a fare il pubblico, ossia di un pubblico all’altezza, vivo, intelligente, reattivo e non assuefatto. Un pubblico che, se non ha capito o apprezzato il testo, ritorni pure a fischiare e a tirare la verdura (tra l’altro molto buona da queste parti, ha rimarcato Tedeschi), invece di fare applausetti dal ritmo scialbo. Senza filtri è affiorata di fatto l’importanza della reciprocità nel rapporto attore-pubblico, chiaramente manifesta nel gioco di esigente  scambio e bisogno di attenzione che li lega, proprio come in una relazione d’amore. Ed esattamente come nell’amore e nella vita, anche nel teatro il coraggio è essenziale. Non tanto il coraggio di scegliere un testo alternativo ai soliti forse, quanto piuttosto il coraggio di perseguire un percorso, scegliendo di dare voce e corpo alla verità e alla propria natura. Alla domanda su quanto coraggio ci vuole per fare questo mestiere oggi, Biancamaria Lelli ha replicato: Non è una questione di coraggio. Non è un lavoro semplice, ma se la strada è quella non si può che seguirla. È una scelta obbligata, perché io questo so fare, e questo sono. Più che coraggio o necessità, per me il teatro è una condizione.”
Desiderare, ambire e scegliere, del resto, ci accomuna tutti (o quasi), seppure nella diversità dei singoli ruoli. Che si desideri fare l’attore o l’architetto o il postino, non c’è mestiere che richieda più coraggio di un altro. E a tale proposito, lontano dalla mitizzazione del mestiere di attore, Ettore Bassi ha aggiunto: Nel processo attuale di sgretolamento delle cose, senza retorica, penso che noi attori abbiamo il coraggio che tutti hanno nel fare quel che fanno. Ognuno di noi porta avanti le sue scelte, noi facciamo un mestiere che è solo più sotto i riflettori, ma si è tutti coraggiosi allo stesso modo”.
A drammatizzare la vita o a vivere il dramma, insomma, siamo chiamati tutti. Qualcuno ci mette più coraggio, qualcuno meno. Ma pare proprio che alla verità non si sfugga. In scena e fuori dalla scena.

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