I tedeschi a Conversano nel 1943 e il vescovo Falconieri che ottenne il “cessate il fuoco” nel racconto di Cosimo Abbruzzese

di Giovanni Abbruzzese

Mio padre è un ultranovantenne nato nel 1933. Ciò malgrado, conserva una rassicurante lucidità e spesso mi racconta della sua adolescenza. Qualche tempo fa, mentre mi parlava del periodo della seconda guerra mondiale che aveva fatto da sfondo alla sua infanzia, gli chiesi se a Conversano erano mai arrivati i tedeschi di Hitler. Nel rispondermi in senso affermativo, mi disse che erano due i presìdi dei tedeschi a Conversano: uno fuori paese in Contrada Monte San Michele e l’altro in paese, all’interno del castello. Poiché la sua famiglia possedeva dei fondi agricoli nelle adiacenze della via di Cozze, ricorda infatti il movimento dei mezzi tedeschi che lungo la succitata strada facevano la spola tra i due presìdi. Un giorno i tedeschi nel compiere le loro manovre con i mezzi militari sconfinarono nel terreno di proprietà del mio nonno paterno, incuranti delle colture di ortaggi, distruggendole. Mio nonno dovette reprimere il legittimo intento di opporre le dovute rimostranze ai tedeschi per evitare ben più gravi conseguenze.

La memoria di mio padre è tuttavia segnata da un episodio, in particolare, legato alla presenza delle truppe naziste a Conversano e risale, con tutta probabilità al 1943. All’epoca, oltre allo Stato Maggiore dei tedeschi ubicato, come già detto all’ interno del castello di Conversano, c’era anche un presìdio delle forze italiane, presso l’allora cinema Odeon, nelle adiacenze della chiesa di Sant’ Andrea.

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi, sostanzialmente, da essere alleati diventarono antagonisti dell’esercito italiano e ciò diede luogo ad una situazione conflittuale che degenerò allorquando cominciarono a verificarsi sparatorie tra le parti. Papà era un bambino di 10 anni che abitava in via Acquaviva. Appreso che erano in corso questi scontri a fuoco nei pressi del castello, con altri coetanei curiosi ed imprudenti come lui, defilandosi lungo i muri del centro storico, percorrendo le vie del c.d. “vicciarolo”, raggiunse l’allora chiesa di San Giuseppe, per vedere costa stava accadendo. Ebbe così modo di notare l’allora Vescovo di Conversano, Mons. Gregorio Falconieri che, impugnando una bandiera bianca ed accompagnato da un altro sacerdote, si avvicinava allo Stato Maggiore dei tedeschi. Il Vescovo svolse, in pratica, un’opera di mediazione con i tedeschi, ottenendo un cessate il fuoco, in cambio di una loro indenne ritirata da Conversano, evitando così più che probabili spargimenti di sangue. Infatti mio padre ricorda che di lì a poco, la colonna di camion ed auto tedesche lasciò incolume Conversano.

Dai giornali di qualche giorno dopo, si apprese che il suddetto contingente tedesco, arrivato a Bari, si trovò invece coinvolto nelle ostilità che nel frattempo stavano infiammando il capoluogo di provincia.

Il racconto di una Conversano diversa da quella attuale, non soltanto per l’evoluzione urbanistica ed infrastrutturale, ma soprattutto per un altro modo di affrontare la vita, maggiormente ispirato a solidi valori etico-morali, spesso sorretti da un senso religioso più diffuso e sentito. Una Conversano, forse chissà, probabilmente migliore.

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