di Franco Iatta
Proprio all’inizio di questa recensione – contravvenendo quindi ad una prassi per altro anche ben consolidata – ci avventuriamo, per ciò contro la più consolidata delle tradizioni, in una profezia. Siamo infatti convinti che tra gli studiosi, non solo pugliesi, il ricordo di Angelo Fanelli sarà – in futuro – legato a questa sua ultima, in ordine di tempo, intrigante impresa culturale ed editoriale (vedi: ‘Le pergamene di Conversano. Fondo Tarsia 1347-1715’, AGA 2025, vol.I, tomi I-II, pp.1142 raccolti in cofanetto €60).
Si tratta, infatti, di un apporto, non affatto modesto, alla conoscenza della microstoria conversanese. Infatti la trascrizione delle pergamene delle quali si offre pure la traduzione dal latino risultano essere un contributo scientifico del quale si potranno valere gli storici interessati a ri-scrivere, su fondamenti documentali, tasselli sia pur minori e minuti di microstorie conversanesi, e non, che abbracciano il torno di anni che va dal 1347 al 1715.
Per avere una sia pur pallida idea della qualità del prezioso lavoro filologico-erudito svolto da Angelo Fanelli, si deve tener presente che lo stesso si è accinto a questa sua ennesima impresa sol dopo aver dato alle stampe decine e decine di contributi scientifici poi solo in parte ospitati nei suoi oramai celebri ‘quaderni crescamus’. Di cui è il benemerito direttore ed editore.
È infatti sol dopo la pubblicazione della nutrita serie di contributi ai quali abbiamo accennato (che hanno, per molti versi, contribuito anche a rinnovare la storiografia conversanese) che Angelo Fanelli si è accinto a curare l’edizione del fondo pergamenaceo Tarsia 1347-1715.
È, per ciò, sol dopo aver fatte sue quella montagna di saperi e cognizioni specialistiche di natura erudita, filologica e storica – ch’è necessario dominare con consumata abilità e padronanza – che Angelo Fanelli si è dedicato a quella che, molto probamente, in futuro si considererà l’impresa scientifica alla quale dev’essere legata la sua indubbia notorietà di fortunato ricercatore.
È solo grazie ai precedenti lavori a cui abbiamo accennato se è quindi sortita, un’edizione del fondo pergamenaceo Tarsia, filologicamente inappuntabile. Ma quanto non è di certo meno prezioso, la stessa impresa scientifica mette a disposizione degli studiosi, in una edizione moderna e filologicamente inappuntabile, la trascrizione di tutte le pergamene – che interessano la microstoria meno recente di Conversano – che son giunte sino a noi.
Per ciò ci pare poi del tutto superfluo soffermarsi per far notare che quest’edizione delle pergamene Tarsia risulta anche un’impresa editoriale: non per nulla offre, ai suoi potenziali fruitori, in ben due tomi di 1142 pagine, la trascrizione dell’intero ‘corpus’ del fondo pergamenaceo Tarsia che è fortunosamente giunto sino a noi.
L’edizione in questione infatti si vale di un puntuale quanto esaustivo commento ai testi appena trascritti. Infatti punta a chiarire – sulla scorta di ben altri documenti e conoscenze – luoghi criptici e/o non facilmente comprensibili a chi di Conversano e dintorni non ha un’approfondita conoscenza. Conoscenza che invece Angelo Fanelli ha acquisito grazie ai suoi precedenti contributi scientifici. Per ciò quello stesso bagaglio erudito-filologico permette allo stesso Angelo Fanelli di ingaggiare – in un non sempre agile corpo a corpo – quel corpo a corpo che in fin dei conti è quasi sempre necessario per interpretare correttamente quei passi meno espliciti delle pergamene che si son appena trascritte.
Quanto si ha quindi sotto gli occhi non è, per ciò, solo il frutto di un lavoro particolarmente minuzioso, in quanto lo stesso è tutto incentrato e teso a rendere la materia delle pergamene, appena trascritte, come viva. E quindi pronta ad essere riutilizzata per colmare vuoti storici e/o episodi altrimenti incomprensibili pur se degli stessi si intuiva che avevano non affatto scarso rilievo sia pur in una microstoria.
Ma che cos’è – ed in cosa mai consiste – il fondo pergamenaceo Tarsia? Così com’esplicitamente dichiarato dall’intitolazione stessa del fondo, si tratta delle pergamene (cioè di un insieme di materiali di scritture storiche) che son state religiosamente raccolte e quindi altrettanto ben più gelosamente conservate, nel loro archivio storico, dalla famiglia Tarsia, dal 1347 al 1715. Come, per altro, analogamente erano portate a fare le famiglie dei notabili del tempo appartenenti alla nobiltà delle professioni e dei commerci. E non meno poi si adoperavano anche coloro ai quali eran loro state affidate le sorti di una intera plaga o regno. Si tratta, per ciò, di una documentazione di prima mano – non altrimenti reperibile – che la famiglia raccoglieva gelosamente in quanto ciò che conservavano documentava momenti di particolar rilievo ed importanza: non solo ed unicamente per la propria famiglia.

Si ha quindi a disposizione, grazie all’edizione Fanelli del fondo pergamenaceo Tarsia: prima un regesto (ovvero un breve riassunto che riporta i dati essenziali di ogni singola pergamena oltre data, luogo, attori, oggetto dell’atto) quindi l’integrale trascrizione delle pergamene. E poi immediatamente di seguito alle stesse pure la loro traduzione. Perché le pergamene son redatte nel latino del tempo. Come poi non fosse sufficiente, ogni trascrizione è quindi seguita da alcune essenziali note esplicative. In genere son di carattere storico. E quindi sono in grado di permettere di entrare nel vivo di quanto ci tramanda la pergamena in esame. E tutto ciò -messo insieme – permette per ciò di cogliere il vero senso del dettato della stessa ‘carta’.
Il tutto è preceduto da una impagabile quanto ineludibile ‘Introduzione’. Occupa le prime 144 pagine del primo tomo. Nella stessa sono infatti esplorati e quindi ricostruiti, con acume storico singolarmente invidiabile, non pochi dei temi ch’è possibile ricostruire tenendo presenti alcune delle specifiche opportunità che forniscono con indiscutibile dovizia le trascrizioni.
Più che un cenno, quindi meritano subito dopo l’‹Introduzione› gli ‘apparati paratestuali’. Cioè tutto quanto sta intorno al testo delle trascrizioni per farlo comprendere in tutti i suoi risvolti. Quindi – nel nostro caso – è tutto ciò che è stato messo a disposizione del lettore per la maggiore comprensibilità possibile delle pergamene. E per ciò questi apparati permettono di scandagliarle sin nel loro profondo. Si tratta di apparati eruditi ineludibili. Che in casi simili al nostro risultano essere il sale stesso dell’impresa. In quanto – come si è già in parte precisato – permettono di entrare, il più agevolmente possibile , nel cuore stesso delle pergamene appena trascritte. Pergamene che, per molti versi, altrimenti risulterebbero come particolarmente restie ‘a parlare’ a noi moderni: perché rese come mute dal trascorrere del tempo.

Per ciò va segnalato che al servizio del lettore sono stati approntati e quindi disposti in fila nell’Appendice del secondo tomo ben 21 (ventuno) appendici. Tra le quali vanno quanto meno menzionate: 1-un articolato specchietto che fornisce informazioni, non affatto peregrine, su come sono strutturati, abitualmente, i documenti trascritti.2- La leggenda delle cappelle e degli altari della Cattedrale di Conversano.3- La collocazione e quindi la conseguente individuazione delle cappelle presenti nella Cattedrale di Conversano nel corso del ‘400.4- La collocazione e quindi la conseguente individuazione delle cappelle presenti nella cattedrale di Conversano nel corso del ‘500.5- La collocazione e quindi la conseguente individuazione pure delle cappelle presenti nella Cattedrale di Conversano nel corso del ‘500. 6- La collocazione e quindi la conseguente individuazione pure delle cappelle presenti nella stessa Cattedrale di Conversano nel corso del ‘600. 7-L’individuazione in seno ad una pianta topografica di Conversano delle chiese che insistevano nel centro storico tra il ‘300 ed il ‘600. 8- Il grafico degli abitanti di Conversano dal 1443 al 1705. 9-Un articolato specchietto che dà conto della composizione del Capitolo e del clero conversanese dal 1588 al 1705. 10-L’elenco dei monasteri e dei conventi presenti in Conversano dal 1588 al 1705. 11-L’elenco dei vescovi della diocesi di Conversano che si sono succeduti dal 1347 al 1715.12- L’elenco dei conti della contea conversanese che si sono succeduti, gli uni agli altri, nel torno di anni che va dal 1347 al 1715.13- L’elenco nominativo dei componenti il Capitolo della Cattedrale di Conversano che ne facevano parte nel corso del 1445. 14-L’elenco delle misure antiche della diocesi Conversano-Monopoli che riguardano: le misure agrarie; le misure del vino: le misure di olio. 15-La trascrizione della platea (cioè dell’inventario dei beni e delle rendite di un ente ecclesiastico) di Rutigliano.
Quindi di seguito vien poi ancora offerto l’elenco, ovviamente in ordine alfabetico, degli antroponimi (cioè i nomi propri di persona) presenti in tutte le pergamene trascritte. Poi l’elenco dei toponimi (cioè i nomi propri di luogo). Quindi quello dei rogatari (cioè solitamente dei notai o degli scribi pubblici che avevano il compito di rogare, ovvero di redigere formalmente un atto giuridico) e degli scrittori. Poi ancora quello dei sottoscrittori delle pergamene. Quindi l’elenco dei toponimi delle città e delle chiese citate nelle pergamene. Poi ancora l’indice cronologico delle pergamene già più volte citate.
Quindi l’indispensabile ‹Appendice› termina in bellezza. Offre infatti prima la riproduzione fotografica di quindici tra le più interessanti pergamene, poi un prezioso glossarietto che permette di constatare quanto sia ricca lessicalmente la lingua usata nelle pergamene e quindi di comprenderne appieno il loro articolato e significativo contenuto.
Il tutto è poi reso ancor più sapido da ben 1533 note poste a piè di pagina che quindi punteggiano ogni pagina: offrendo, per ciò, nuove informazioni per rendere ancor più eloquenti le pergamene che si stanno scorrendo.
È forse inutile sottolineare che la pubblicazione dell’edizione Fanelli del fondo pergamenaceo Tarsia è da considerarsi come un avvenimento culturale non solo per la comunità conversanese. Si è infatti, in presenza – senza ombra di dubbio – di un’opera di pregevolissimo respiro. Per ciò stesso non solo vasta e quindi di grande impegno. Ma, essenzialmente, frutto di una ricostruzione estremamente approfondita. Offerta, a sua volta, in un’edizione di notevole pregio editoriale. Insomma siamo di fronte – perché non sottolinearlo: ammirati! – siamo di fronte ad una trattazione destinata a durare, nel tempo: come un “monumento”.
Si hanno infatti innanzi agli occhi gli esisti sbalorditivi di una sfida filologico-erudita pari – se non superiore – a quella accettata e quindi poi vinta da monsignor Domenico Morea (1883 – 1902). Il ‘rettorino’ del Seminario vescovile di Conversano, come è noto, portò a termine (1882) il suo progetto (leggi, l’edizione del ‘Chartularium Cupersanense’, cioè l’edizione delle pergamene conservate dalle badesse di San Benedetto) con l’ausilio dei monaci di Montecassino. Impresa che ha, per ciò, permesso allo stesso monsignor Morea di conquistarsi – come si sa – anche l’intitolazione del Liceo-Ginnasio cittadino. Oltre ad un monumento in Alberobello: sua città natale.
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