La tragedia di Crans-Montana e la fragilità della scuola

di Candida De Toma e Maria Di Vagno

Che cosa ha mai a che fare l’orrore di Crans-Montana con la scuola? Molti se lo staranno domandando.

È presto detto!

Si chiede, a gran voce e da ogni dove, che la scuola si faccia promotrice di una educazione alla responsabilità rispetto ad una serie di problematiche estremamente complesse: educazione alla affettività, ecologia (riciclo, tutela, fonti rinnovabili), bullismo, e cyberbullismo, disturbi alimentari, educazione alla salute, legalità, lotta alla criminalità.

Non ultimo, e sicuramente importantissimo, è il compito affidato alla scuola sull’educazione alla prevenzione in fatto di sicurezza: da quella stradale, a quella legata ad eventi meteorologici estremi e, in particolare, agli incendi!

Sin dalla scuola primaria, gli alunni imparano a leggere i cartelli, si esercitano in prove di evacuazione, sentono parlare di comportamenti a rischio;  gli edifici scolastici sono dotati di estintori, di pompe antincendio……ma fuori?

La tendenza evidentissima è di demandare alla scuola quanto famiglia e società non riescono a mettere in atto. Una scuola che con un tocco di bacchetta magica, in una manciata di ore, dovrebbe forgiare e formare il cittadino ideale. Una scuola che ha subito tagli devastanti a livello di risorse e di quadro orario.

Ma che cosa garantisce e, soprattutto, come tutela la società i nostri ragazzi? 

La tragedia di Crans-Montana ha di fatto dimostrato la solitudine della scuola, il suo essere una sorta di don Chisciotte, costretta a combattere contro mostri quali l’indifferenza, la superficialità, l’assenza di reali controlli, la brama di guadagno.

Una SCUOLA DEBOLE PERCHE’ SOLA che cerca di insegnare al suo interno ciò che non ha riscontro nella realtà, una scuola cui tutto si chiede e assai poco, o nulla, si dà.

Se locali come “Le Constellation” (e chissà quanti ce ne sono) hanno le uscite (una) di sicurezza chiuse a chiave, se si consente di rendere le vie di fuga impraticabili per aumentare la capienza, se addirittura per aumentare il divertimento viene usato materiale pirotecnico, tutto quello che la scuola cerca di costruire faticosamente durante un intero percorso viene “bruciato” letteralmente da una società, non distratta, in cui LA LEGGE DEL PROFITTO È DIVENTATA CARDINE INELUDIBILE.

Alla scuola rimangono, quindi la rabbia, il dolore, il senso di impotenza, perché è abbandonata, senza nessun tipo di supporto che contribuisca a renderla quel luogo di formazione che merita di essere, in modo da riavere quell’ importanza che si è persa nel tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *