In uniforme color rosso a scartavetrare e verniciare beni comuni. I giovanissimi del progetto “Ci sto? Affare fatica!”

Indossano un’uniforme di colore rosso e sono armati del necessario per scartavetrare, verniciare o di altri attrezzi che servono a rimettere a nuovo alcuni luoghi della nostra città. Non sono un esercito, meno male perché in questo periodo funestato da molti conflitti non se ne sentirebbe proprio il bisogno, ma sono i ragazzi che partecipano al progetto CI STO? AFFARE FATICA!.
Abbiamo incontrato Francesco D’Alessandro in qualità di coordinatore CAP “Beltempo” – Coop. “Il sogno di don Bosco“.

Francesco D’Alessandro, coordinatore CAP “Beltempo” – Coop. “Il sogno di don Bosco

D’Alessandro, “CI STO? AFFARE FATICA!”cos’è? Di cosa si tratta?
CI STO? AFFARE FATICA!” è un progetto di cittadinanza attiva rivolto alle ragazze e ai ragazzi, fra 14 e i 19 anni. Un progetto che intende recuperare il prezioso contributo educativo e formativo  dell’impegno, in particolar modo di quello manuale. L’obiettivo è facilitare la valorizzazione da parte degli adolescenti del tempo estivo, un tempo critico, spesso vuoto di  esperienze e quindi  di significato. La proposta progettuale consiste in azioni di cittadinanza attiva e di cura dei beni comuni, accompagnati dalla comunità adulta locale.
Nella sua attuazione concreta il progetto prevede la costituzione di gruppi composti ciascuno da circa  dieci adolescenti che svolgono attività rivolte alla cura dei beni comuni, individuate nel confronto con l’amministrazione comunale. Ciascun gruppo viene coordinato da un tutor educativo e da un handyman, un artigiano “maestro d’arte” che trasmette piccole competenze tecniche/artigianali alle ragazze e ai ragazzi. Ogni gruppo si impegna per una settimana, dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 12:30. Per tutti i partecipanti sono previsti dei buoni “fatica” del  valore di € 50,00 riguardanti gli ambiti principali della quotidianità (abbigliamento, libri, musica sport e tempo libero). I buoni “fatica” sono spendibili presso attività commerciali locali che hanno aderito al progetto.
“CI STO? AFFARE FATICA!” è un progetto attuato da una  rete nazionale che include realtà e territori di 14  regioni, coinvolgendo 201 Comuni. A Conversano viene realizzato dall’estate del 2022. Siamo al quarto anno consecutivo e da tre anni Conversano è l’unica città del meridione d’Italia in cui prende vita ogni estate.

Annabel Romanazzi, turor educativo

Il progetto è stato presentato in sala consiliare venerdì 27 giugno. Il progetto che vede il patrocinio del comune da chi è organizzato? Il progetto da chi è finanziato?
Il progetto è promosso e gestito dalla cooperativa sociale “Il sogno di don Bosco”. La cooperativa co-finanzia il progetto insieme al comune di Conversano. Nello specifico: “Il sogno di don Bosco” sostiene i costi relativi alla segreteria, alla comunicazione, all’organizzazione e alla pianificazione logistica, il comune di Conversano sostiene  la spesa dei buoni “fatica”  degli adolescenti e dei materiali necessari allo svolgimento delle attività. Quest’anno, grazie all’impulso dell’assessorato alle attività produttive e dell’assessorato al bilancio, è stato possibile costruire una rete di sostenitori composta da: DUC Conversano, Confcommercio, UPSA Confartigianato e  Confesercenti del Levante.
Per la nostra cooperativa il co-finanziamento di questo progetto si colloca in una precisa visione del lavoro sociale. Noi non siamo semplicemente operatori “di un servizio” (comunità, centro diurno, gruppo –appartamento), noi siamo operatori sociali “al servizio” del paese. Il lavoro sociale, il nostro lavoro, non può limitarsi a erogare dei servizi per bisogni specifici o a rispondere alle emergenze del momento. L’agire degli operatori sociali – ed è questo uno dei punti fermi della nostra cooperativa – è direzionato alla costruzione della comunità in cui viviamo, alla liberazione della nostra convivenza dai vincoli della sofferenza e dell’ingiustizia.

Quali luoghi avete individuato a Conversano?
Nel corso di questi quattro anni, a Conversano, le ragazze e i ragazzi del “CI STO? AFFARE FATICA!” hanno risistemato gli archivi e le teche del Centro Studi “Marangelli” e del Museo di Moda e Costume. Hanno rimesso a nuovo le recinzioni delle scuole medie “D. Forlani” e “F. Carelli”. Quest’anno, dal 16 giugno al 4 luglio hanno verniciato la recinzione del plesso scolastico di via Firenze. Si tratta di luoghi – le scuole – che ragazze e ragazzi hanno frequentato negli anni precedenti e di cui adesso si prendono cura, attivando così un agire circolarmente virtuoso.
Sempre a proposito di luoghi: è accaduto che ogni volta che si è aperto un “cantiere” del “CI STO? AFFARE FATICA” i luoghi più prossimi si sono mossi a supporto delle azioni degli adolescenti. E’ accaduto così che la vicina portasse dell’acqua fresca alle ragazze e ai ragazzi o che il gestore di un bar arrivasse con delle caraffe di té freddo.

I ragazzi come hanno risposto all’invito di lavorare invece di andare al mare?
Le ragazze e i ragazzi si iscrivono al progetto spontaneamente, senza la mediazione dei genitori (a cui solo successivamente vengono richieste autorizzazioni e liberatorie). Ogni anno le iscrizioni superano di gran lunga i posti disponibili. Quest’anno si sono iscritte 54 persone per 33 posti disponibili. Se vi fosse una maggiore copertura economica riusciremmo a coinvolgere chi si è iscritto e non è riuscito a partecipare e con ogni probabilità altri ancora.
Questa esperienza ci ha fatto comprendere come non vi sia, per ragazze e ragazzi,  una contrapposizione fra l’impegno nella cura di un bene comune e il desiderio “di andare al mare”. Accanto al desiderio di divertimento e leggerezza sono rintracciabili due bisogni. Il primo è il bisogno di profondità ossia il bisogno per ragazze e ragazzi di rendere più profondo il “tempo liberato” dalla routine scolastica. In questo progetto la ricerca di questa profondità è facilitata dalla dimensione del gruppo e dall’obiettivo della cura del bene comune. Il secondo bisogno è quello di essere visti, di non essere più invisibili. Visibili nell’immediato con le magliette rosse, visibili per la collettività con il riconoscimento del buono – fatica.

La vostra cooperativa lavora a stretto contatto con i ragazzi. Cosa pensate delle nuove generazioni e che futuro immaginate per loro?
Il sogno di don Bosco”  lavora da 18 anni, in diversi ambiti, per la prevenzione e la cura del disagio giovanile. Accogliamo minori stranieri che giungono in Italia da soli, madri con i loro figli, promuoviamo azioni educative per tutti i minori che vivono il nostro territorio. Abbiamo, quindi, la possibilità operativa di coltivare un “doppio sguardo”, uno sguardo che incontra contemporaneamente chi viene dal mare e chi è nato su questo territorio. Nell’incontro con tutte queste vite adolescenti vi è un aspetto comune che, soprattutto negli ultimi anni, è diventato più esplicito. Ragazze e ragazzi non ci stanno più. Ragazze e ragazzi ci stanno dicendo in forme diverse, contraddittorie e talvolta poco decifrabili che la nostra convivenza, fondamentalmente caratterizzata dalla competitività performante, non è più sostenibile, non è più sopportabile. Ce lo dice l’adolescente che viene dal mare facendo un viaggio disperato e tragico, ce lo dice l’adolescente che si rinchiude nella sua stanza rinunciando alla vita quotidiana, ce lo sta dicendo chi  pratica violenza verso gli altri o la riserva a se stesso. Negli ultimi anni le vite adolescenti stanno ponendo pubblicamente una domanda a noi adulti. La domanda è: “Noi stiamo male e voi? Siete proprio sicuri di star meglio?”. Gli adulti possono scegliere di non rispondere, di far finta che questa domanda non sia stata posta. Noi, operatori sociali, proviamo a rispondere, dobbiamo rispondere. Il bivio che ci ritroviamo dinanzi è ben visibile: educare alla competitività o educare alla cittadinanza? Mentre rispondiamo ci accorgiamo che il futuro è immaginato dalle ragazze e dai ragazzi. I massimi esperti del futuro sono loro. Le ragazze e i ragazzi.

I ragazzi impegnati nel progetto in lavori manuali

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *