La differenza tra assumere una maschera…e averla imposta è la stessa che intercorre tra un rifugio e una prigione (Sam Savage)

La differenza tra assumere una maschera, che è sempre un’occasione di libertà, e averla imposta è la stessa che intercorre tra un rifugio e una prigione (Sam Savage)

Ho recentemente letto il libro “Firmino” un’interessante opera prima dello scrittore statunitense Sam Savage. 

Il protagonista, che dà il titolo al romanzo, è un topo di biblioteca. Un topo reale – anche se mi piace pensare al senso figurato riguardo a una persona amante della lettura – che vive nascosto in una libreria, e dopo aver assaggiato fisicamente dei libri, comincia a sbirciarne il contenuto fino ad innamorarsene. 

La storia, riuscita, ruota quindi attorno alla passione per la letteratura che è per le persone – e per il topo protagonista – un nutrimento per l’anima.

La frase riportata è una sottile riflessione sul fatto che gli esseri umani sono soliti ricorrere a delle maschere. Ma una cosa è mettere una maschera per propria iniziativa, altra cosa è esservi costretto.

Nel primo caso siamo noi a decidere di farlo, per non incorrere in guai peggiori. Mi viene in mente, a questo proposito, un esempio. L’omosessualità è stata – e in talune nazioni lo è ancora – considerata un reato grave talvolta perseguibile finanche con la pena di morte. Pertanto molte persone sono state costrette a mettere la maschera della cosiddetta normalità eterosessuale, vivendo talvolta un’intera vita con tale volto fittizio.

Il secondo caso è quando altre persone o autorità ci impongono di indossare una maschera. L’esempio che mi balza agli occhi è la figura manzoniana della monaca di Monza, la cui maschera di consorella devota era imposta dalla società seicentesca, onde evitare l’integrità di un’eredità nobiliare.

Ci sono anche tantissimi casi più sfumati, che possono con difficoltà essere attribuibili al primo o al secondo caso, in quanto non si può sempre capire se veramente siamo liberi di metterci una maschera o non siamo costretti a farlo.

Sorge spontanea, a questo punto, la domanda: ma quante sono le persone che non portano una maschera? Ebbene, se volessimo dar credito ad uno che sulle maschere ha costruito gran parte della propria poetica, Luigi Pirandello, non dovremmo essere molto ottimisti, visto che ebbe a scrivere la seguente frase: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”

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