I Normanni alla conquista dell’Europa. Godefroi De Hauteville, il primo conte di Conversano

Rievocare stanca (5), la rubrica di Paolo Perfido su Oggiconversano.it

Se vi capita di fare un viaggio in Normandia non mancate di programmare una sosta a Bayeux, nel dipartimento del Calvados. È una bella città nell’entroterra, a pochi chilometri dalla costa, tra le prime ad essere liberate dagli alleati nel giugno del 1944 durante il famoso sbarco in Normandia. Oltre ad un ricco centro storico, merita una visita per un reperto eccezionale custodito nel Musée de la Tapisserie. Questo museo, praticamente, contiene un unico reperto intorno al quale è costruita un’intera narrazione storica che, come vedremo, ha dei legami anche con la nostra terra e con la città di Conversano. Non è un caso che questo oggetto spettacolare sia iscritto dal 2007 nel Registro della Memoria del Mondo dell’UNESCO. Ma di cosa stiamo parlando? di una “tappezzeria”: il celebre Arazzo di Bayeux. In realtà non si tratta di un arazzo in senso tecnico ma di una striscia di lino chiaro, lunga più di 68 metri e alta una cinquantina di centimetri, composta da nove pezzi cuciti tra loro, su cui sono ricamate, con fili di lana colorata, scene di un’impresa militare avvenuta tra il 1064 e il 1066. Le 58 scene rappresentate raccontano le gesta compiute dal normanno Guglielmo il Conquistatore (Guillaume-leConquérant) che portarono alla conquista dell’Inghilterra ed ebbero come momento culminante la battaglia di Hastings.

La tela si compone di un gran numero di scene di battaglia, di navi, di città, di castelli, di uomini in armi o nell’atto di compiere attività lavorative. Ogni scena è corredata da una didascalia in latino che ne descrive il contenuto e i nomi dei personaggi rappresentati. L’opera ricorda la Colonna Traiana che in un nastro di pietra avvolto a spirale intorno ad una colonna, racconta l’impresa della conquista romana della Dacia, l’odierna Romania. All’interno del museo, al centro di una grande sala buia, è posta una bacheca a forma di ferro di cavallo lunga 70 metri in cui è posta questa bellissima testimonianza storica, accompagnata da pannelli e didascalie e da una audioguida nella quale vengono spiegati, scena per scena, tutto quello che avvenne in quei tempi lontani e gli uomini che ne furono protagonisti.

A questo punto, però, vi starete chiedendo cosa c’entri quanto detto finora con la nostra Conversano. È presto detto, basta guardare la data in cui fu realizzato l’Arazzo, subito dopo il 1066, e controllare quello che accadeva da noi in quegli stessi anni. I primi decenni dell’XI secolo vedono numerosi conflitti tra i Longobardi dei principati di Benevento, Salerno e Capua e i catapani e strateghi bizantini per la contesa dei territori meridionali tornati sotto il loro controllo. In questo contesto di forte instabilità politica e militare fanno la loro comparsa gruppi di mercenari di origine nordeuropea, schierati soprattutto al fianco dei Longobardi, nel tentativo da parte di questi ultimi di riconquistare le regioni tornate sotto il controllo di Bizanzio, come la Capitanata e la Terra di Bari. In questi anni si svolgono diverse battaglie lungo i confini tra Puglia, Irpinia e Campania in cui emerge la figura di Melo da Bari, un ricco aristocratico barese filolongobardo, che si pone a capo di rivolte antibizantine tra il 1009-1010 e tra il 1017-1018. Melo, dopo alcune prime fasi a suo favore, viene sconfitto, insieme ai suoi alleati longobardi e normanni, a seguito di un’energica reazione dei bizantini che li porta ad una schiacciante vittoria, nel 1018, in una battaglia nei pressi della città di Canne. Questa sconfitta, comunque, non segna alla fine della presenza normanna nell’Italia meridionale, anzi, a partire da questi eventi la loro presenza nelle nostre regioni diventerà sempre più numerosa. Qualche decennio dopo, infatti, nel 1041, tre famose battaglie (Olivento, Montemaggiore e Montepeloso) segnano un rovesciamento degli equilibri, sempre grazie al sostanziale apporto dei contingenti normanni guidati, tra gli altri, dai fratelli Altavilla (Guglielmo e Drogone) e da Rainulfo Drengot.

Nonostante i Normanni combattessero al fianco dei Longobardi, sono questi ultimi, alla lunga, a essere emarginati dai nuovi arrivati. Questi fissano la loro roccaforte a Melfi e da qui comincia la loro espansione inarrestabile nel sud Italia fino alla conquista di Bari (capitale del catapanato d’Italia nel 1071) e alla nascita del Regno di Sicilia nel 1130. Nel 1042, riuniti nel castello di Melfi, i nobili normanni eleggono Guglielmo d’Altavilla, detto Braccio di Ferro, come loro conte e in questa stessa occasione si decide anche la spartizione delle terre conquistate che vengono divise in 12 baronie e contee e affidate ad altrettanti condottieri. Goffredo, figlio di una sorella di Roberto il Guiscardo, è citato in documenti che riguardano Conversano a partire dal 1072, quando la città sembra essere diventata il centro della sua signoria, la quale si va strutturando nell’area a sud-Est di Bari. A partire da questa data il suo potere si andrà progressivamente consolidando, fino a dare origine alla contea di Conversano nel cui ambito rientrano anche i centri limitrofi di Castellana, Turi, Noci, Castiglione e Casamassima. A questo punto la Grande Storia incontra ancora una volta Conversano. Come abbiamo visto, negli stessi anni in Normandia vengono celebrate, sul lungo nastro di lino, le gesta di Guglielmo il Conquistatore per la sua impresa di conquista dell’Inghilterra su quel lungo nastro di lino e in Puglia, a duemila chilometri di distanza, gli stessi Normanni conquistano e creano un regno che, di fatto, passando di mano in mano, manterrà la sua estensione territoriale fino al 1860. Purtroppo, sull’epopea della conquista del Sud d’Italia da parte degli Uomini del Nord non esiste un documento altrettanto spettacolare quanto l’Arazzo di Bayeux, ma ciò non toglie che quelle scene ricamate sul lino nel 1066 in Normandia potrebbero tranquillamente rappresentare le vicende avvenute in quegli stessi anni alle nostre latitudini. Gli stessi uomini, le stesse tecniche di battaglia, le stesse armature, le stesse fortezze: tutti elementi legati insieme da un filo rosso che ci fa capire quanto estese nel tempo e nello spazio siano le vicende che hanno portato alla nascita della Contea di Conversano. Goffredo, quindi, va considerato il fondatore della contea di Conversano. Ma cos’era l’antica città di Norba prima dell’arrivo dei Normanni? Un fattore di indubbia importanza è costituito dalla sua posizione. Collocato lungo un antichissimo percorso viario parallelo alla costa, rimasto in uso in età romana e per tutto il Medioevo praticamente fino ai nostri giorni, l’antico centro peuceta viene fondato sulla sommità di una collinetta, a una quota di 200 metri s.l.m., da cui si può dominare e controllare una larghissima porzione di territorio a 360 gradi e un’ampia fascia dell’orizzonte marino. In età arcaica e classica il sito è considerato talmente strategico al punto da munirlo di una possente muraglia composta da blocchi megalitici di pietra calcarea. In realtà più che di mura si tratta di un sistema di contenimento della parte sommitale della collina su cui sorge il primo nucleo abitativo. Conversano, già in epoca tardoantica vive una crisi profonda al pari di altri centri urbani coevi, subendo un abbandono o, quantomeno, un forte ridimensionamento della popolazione. Ma al contrario di altri centri, forse proprio per l’importanza strategica della sua posizione, vive una sorta di rinascita o rifondazione in età altomedievale con una presenza longobarda prima e in seguito bizantina. Questi brevi accenni alle vicende urbanistiche, ci fanno capire anche il perché Conversano diventi il centro del potere comitale e il motivo della scelta di Goffredo di farne il fulcro dei suoi possedimenti. I Normanni si trovano di fronte a un luogo già ben difeso da antiche fortificazioni, a ridosso della costa, su importanti direttrici viarie, con una fertile campagna circostante e dove già era presente un importante e ricco insediamento benedettino fondato un secolo prima. Non è un caso che Goffredo si fa promotore di numerosi e cospicui interventi finanziari per rilanciare l’importanza della città come la nascita o il consolidamento della diocesi sui resti di un antico edificio di culto altomedievale e il rifacimento in vesti romaniche del complesso monastico di San Benedetto. La chiesa del cenobio si caratterizza per la tipologia a tre cupole in asse come la coeva e gemella chiesa di Ognissanti di Cuti, presso Valenzano. Non ultimo, è da far risalire a questa epoca l’avvio della costruzione del primo nucleo del castello che vedrà successivamente ulteriori ampliamenti e trasformazioni. L’importanza della famiglia comitale è sottolineata dal matrimonio della figlia di Goffredo, Sibilla, con il duca di Normandia Roberto II detto il Cortacoscia, figlio di quel Guglielmo il Conquistatore che abbiamo visto protagonista nelle vicende narrate nell’Arazzo di Bayeux, da dove siamo partiti. Con questo si chiude il cerchio di questa storia che, ancora una volta, ci ha mostrato la città di Conversano al centro di eventi cruciali di portata internazionale, in qualche modo testimone dell’intricato passaggio tra Longobardi, Bizantini e Normanni, e di come questi eventi abbiano determinato la direzione che la Storia ha preso nei secoli successivi. Personaggi, fatti e vicende che hanno suscitato l’interesse di tanti importanti studiosi, non solo locali e che nel corso delle loro ricerche hanno via via arricchito le nostre conoscenze attuali e hanno fatto di Conversano uno dei centri di maggior interesse storico dell’intera regione. Pagine, queste, che hanno fatto emergere antichi documenti e che andrebbero rilette con attenzione perché hanno ancora tanto da raccontarci.

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