Rievocare stanca (1), la nuova rubrica di Paolo Perfido su Oggiconversano.it
A proposito di sfilate in abiti storici, anzi multi-storici a detta degli organizzatori, si parla di giornate “rievocative”. Premetto che non ho nulla contro le rievocazioni di eventi in abiti d’epoca, mi preme, però, puntualizzare alcuni aspetti lessicali. Rievocare, in italiano, significa riproporre alla memoria un episodio di particolare importanza per una comunità. Rievocazioni sono quelle dell’arrivo a Bari delle ossa di San Nicola, della cosiddetta “Disfida di Barletta”, della battaglia di Solferino e San Martino del 1859, ecc. A Conversano, precisamente, cosa si rievoca? Leggo dal programma: “…il tema scelto per questa XI edizione è “LA DONNA E IL POTERE”. L’edizione è dedicata, infatti, al ruolo delle donne nella corte e nella società del Mezzogiorno baronale, tra autorevolezza, intrighi e resilienza. Ispirata alle figure femminili della storia della Contea di Conversano dal XI al XVII sec…”. Benissimo. Argomento di alto profilo, non c’è che dire, ma, torno a ripetere, cosa si rievoca? Si vuole fare un excursus di sette secoli individuando una serie di figure femminili? Benissimo, anche se non conosco il criterio della scelta di queste donne, ma questo non è importante, torno ancora a ripetere, cosa si rievoca?
Il rischio in questi casi è quello di proporre una sfilata in costumi più o meno ricostruiti filologicamente, almeno credo, che sono belli da vedere, ma difficilmente si legano ad eventi cruciali per la storia di Conversano. Sarà che ho vissuto a Venezia durante i miei studi universitari dove ho visto una marea di abiti storici di damine e cicisbei, e non solo a carnevale, confezionati da sartorie specializzate a costi esorbitanti. Forse sarà per questo che non mi emoziono più di tanto nel vedere sfilare figuranti normanno-barocchi. Ma questo vale per me, naturalmente, e nulla toglie al piacere provato dai tanti visitatori presenti a Conversano durante i tre giorni dell’evento “Le Notti della Contea”.
Ciò che chiedo è solo che si usino i termini corretti. Sfilata in abiti multi-storici e non rievocazione storica, anche se sulla balconata del castello compare un attore nelle vesti di Gian Girolamo Acquaviva d’Aragona, fino all’anno scorso detto il Guercio di Puglia e da quest’anno, finalmente, il Guelfo di Puglia, e al suo fianco un’attrice a rappresentare sua moglie Isabella Filomarino che, al massimo, rievocano sé stessi.
Ma se proprio si volesse fare un percorso verso una reale rievocazione storica, mi permetterei di proporre, gratis e senza che nessuno me l’abbia chiesto, alcuni temi per le prossime edizioni. Anche per uscire un po’ dal loop della figura di Gian Girolamo, che, con tutto il rispetto, quanto meno condivide la sua importanza con altre figure storiche che si sono trovate al centro di eventi epocali che hanno posto Conversano all’interno di episodi di portata nazionale e internazionale che hanno cambiato il corso della storia.
Per restare sul tema delle figure femminili, prendiamo ad esempio Dametta, la prima badessa che nel 1266, con le sue consorelle, arriva a Conversano e si insedia nel Monastero di San Benedetto. Quanti si sono chiesti perché proprio nel 1266? Perché queste monache arrivano dalla Grecia? Perché proprio dell’Ordine Cistercense? Rispondendo a queste domande ci si può rendere conto di come Conversano, in quegli anni, si trova coinvolta in vicende internazionali che avranno grandi ripercussioni sulla storia dei secoli successivi. Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro nel tempo. Nel 1202 Papa Innocenzo III indice la Quarta Crociata che parte nel 1204. Vuole riconquistare Gerusalemme ma le truppe cristiane anziché puntare sulla Città Santa attaccano Zara e poi deviano su Costantinopoli conquistandola e saccheggiandola (vengono da lì i quattro cavalli di bronzo sul prospetto di San Marco a Venezia, principale finanziatrice della spedizione). Viene fondato l’Impero Latino d’Oriente estromettendo l’Imperatore bizantino Alessio V Ducas. Vengono fondati numerosi monasteri, soprattutto cistercensi, domenicani e francescani molti dei quali occupano cenobi ortodossi cacciandone i legittimi possessori. Dobbiamo supporre che tutto questo non abbia avuto un impatto positivo sulle popolazioni dell’Impero cadute sotto il giogo latino. Tra questi nuovi insediamenti vi è anche uno a Methoni, in Messenia in Grecia, dedicato a Santa Maria de Viridario, da cui viene la nostra Dametta.
Il 25 luglio 1261, l’esercito di Michele VIII Paleologo riconquista Costantinopoli mettendo fine al breve ed effimero Impero Latino. Dobbiamo immaginare che tutti i religiosi di rito Cattolico presenti nelle terre ritornate sotto il controllo bizantino non se la siano vista bene e molti di loro negli anni successivi vengono cacciati e tornano in Occidente, tra cui, nel 1266, anche la nostra Dametta con le sue consorelle.
Ma nel 1266 succede anche un altro evento cruciale per la storia d’Italia: la discesa di Carlo I d’Angiò, fratello di Luigi IX il Santo, Re di Francia. Viene chiamato da Papa Urbano IV (c’è sempre un Papa dietro queste vicende) per estirpare la dinastia sveva dal Regno di Sicilia e sostituirla con la Casa d’Angiò, più vicina alla Curia romana. Carlo sconfigge a Benevento Manfredi nel 1266 e le porte del Regno gli si aprono. A nulla servirà due anni dopo il tentativo di riconquista da parte del giovanissimo Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, catturato e decapitato dagli angioini.
L’Ordine cistercense è legato strettamente ai regnanti francesi che garantiscono ad esso grandi ricchezze e privilegi in cambio di lealtà.
In tutte queste vicende, tra Oriente e Occidente, tra Venezia e Costantinopoli, tra Roma e Napoli, tra Francia e Italia si va a collocare l’episodio della nostra badessa. Testimone e strumento di accadimenti più grandi di lei ma che la vedono al centro di eventi internazionali, suo malgrado. Ecco perché arriva a Conversano questo manipolo di monache con la loro Badessa. Ecco perché vengono insediate nel cenobio benedettino di Conversano, ecco perché le monache mantengono lo status di monastero Nullius con tutti i benefici e in diretta dipendenza dalla Santa Sede, sponsor degli angioini. Ecco da dove nasce la forza e la potenza del Monstrum Apuliae, del rito più tardo del baciamano e della fastosità dell’architettura e degli apparati decorativi e delle suppellettili in essa contenuti.
Se proprio vogliamo “evocare”, questa è una bella storia, non vi pare? Conversano e il resto del mondo, mica poco.
Di vicende degne di essere elevate al rango di “Rievocazione storica” ce ne sono altre. Per adesso mi fermo qui e vi rimando ad un secondo appuntamento in cui parleremo di un altro personaggio cruciale per la storia di Conversano, anch’egli al centro di vicende che travalicano i confini comunali portandoci nelle pagine della Grande Storia.
A presto.