“Chi so io e chi sei tu”

IL FATTO.

Fase1

Ieri sera, mentre tornavo a casa sono rimasto bloccato da una macchina parcheggiata di traverso, che sporgeva per metà sulla carreggiata, che aveva creato una coda impedendo il passaggio contemporaneo delle vetture nelle due direzioni. La cosa assurda è che c’era lo spazio per disporre l’auto in maniera corretta nelle strisce ma evidentemente questo avrebbe comportato la perdita di qualche secondo per eseguire la manovra e, evidentemente, chi ha lasciato l’auto in quel modo ha ritenuto il suo tempo più prezioso di quello degli altri.

Fase 2

Dopo un po’ di porconamenti degli automobilisti, è uscito da una tabaccheria, con ancora in mano un paio di gratta e vinci, un signore sulla cinquantina, che in tutta calma, si è diretto verso l’auto parcheggiata in maniera alternativa, diciamo così, incurante del disagio che aveva creato al prossimo.

Fase 3

A questo punto, una signora, che era in una macchina prossima a quella dell’incivile, gli ha urlato qualcosa, che, probabilmente, non riguardava il colore delle brache che non si coordinava con quello della camicia.

Fase 4

Il tipo, anziché scusarsi e affrettarsi a rimuovere il suo veicolo, a cominciato a urlare epiteti poco cavallereschi nei confronti della signora tra lo strombazzamento generale dei clacson degli altri automobilisti, compreso me, esasperati dalla situazione.

Fase 5

Il troglodita, forse un po’ frastornato dal casino che aveva creato, ha pensato bene di sfogare tutta la sua frustrazione verso la signora che lo aveva apostrofato prendendo a calci la portiera della sua auto.

Fase 6

Il marito o il compagno della signora, a questo punto, è uscito dall’auto e si è diretto verso il tizio che, vedendo le dimensioni del potenziale avversario, ha pensato bene di darsela codardamente a gambe.

Fase 7

Quando è arrivato all’altezza della mia macchina ho aperto la portiera e l’ho colpito violentemente gettandolo a terra mezzo stordito a causa del colpo subito.

Fase 8

Sono uscito dall’auto e ho cominciato a prenderlo a calci in tutte le parti del corpo ed in particolare sulla testa.

Fase 9

L’ingorgo che si era creato si è lentamente sciolto lasciando il personaggio protagonista della storia esanime al bordo strada con una malcelata, intima soddisfazione da parte di tutti.

MORALE DELLA FAVOLA:

Naturalmente tutta la storia è inventata di sana pianta. Le fasi 7, 8 e 9 non si sarebbero mai verificate. Non aggredirei mai nessuno né tantomeno lo prenderei mai a calci in faccia. Piuttosto avrei fotografato l’auto parcheggiata in malo modo dall’orango tango e avrei chiamato i vigili, fermandomi alla fase 1.

Nel caso si fosse arrivati alla fase 5 avrei chiamato i Carabinieri. Sapendo perfettamente che né i vigili né i Carabinieri possono essere dietro l’angolo e sarebbero arrivati quando il cavernicolo si fosse già dileguato. Quindi, avrei chiesto a qualcuno dei presenti, in primis alla signora, di scambiarci i numeri di telefono per sporgere denuncia nei confronti di un arrogante, incivile e maleducato signore, se così possiamo definirlo.

Oggi c’è in Italia chi vorrebbe istituire un clima di vendetta e di violenza fai da te invece di potenziare gli strumenti di prevenzione, controllo del territorio e repressione dei crimini. Chiaramente fa più proseliti ergersi a paladini della vendetta di popolo piuttosto che affrontare i problemi cercando di risolverli.

Ne è riprova, in questi ultimi giorni, la vicenda del gioielliere condannato a 14 anni di reclusione per aver assassinato a colpi di pistola, detenuta illegalmente, due delinquenti e ferito gravemente un terzo che lo avevano appena rapinato. La notizia è su tutte le prime pagine dei giornali e su tutti i telegiornali non tanto per la vicenda in sé ma piuttosto per le dichiarazioni di alcuni Politici di estrema destra.

Invocare la legge brutale della vendetta, anche se spropositata, per regolare i conti nei confronti di chi ci ha fatto un torto è la peggiore delle ricette.

Primo, perché ci riporterebbe ai periodi più bui della storia dell’umanità quando non era la Legge, cioè un insieme di regole condivise per dirimere i contrasti tra gli individui, a regolare le controversie ma la forza e la violenza dei singoli.

Secondo, perché potremmo diventare noi stessi vittime di questa barbarie nel caso fossimo, a nostra volta, causa di un danno o di un comportamento lesivo nei confronti di altri a cui verrebbe riconosciuto il “sacrosanto diritto alla vendetta”. A meno che non pensiamo di essere sempre dalla parte della ragione a prescindere.

Anche coloro che non dispongono di un numero congruo di neuroni capirebbero che questo porterebbe ad un vortice di vendette e di faide che solo nelle peggiori società mafiose possono trovare alloggio.

Oggi, in Italia, ci sono forze politiche che soffiano sul fuoco del degrado civile inseguendosi a vicenda sul piano dello sciacallaggio. Ogni giorno ci si inventa un “caso” con relativo “eroe” o “nemico”, a seconda dei casi, per distrarre la gente dai problemi veri del Paese.

Oggi è il turno del gioielliere che viene tenuto in caldo e lo sarà ancora per qualche giorno come fu per Bibbiano, per la famiglia del bosco, per la Minetti, per il poliziotto di Rogoredo, per il caso Garlasco (“se vinciamo il referendum non ci saranno più casi Garlasco”) di cui tutti ce ne siamo ormai dimenticati.

L’importante è distrarre un po’ con qualche butade dell’ultima ora giusto per tirare avanti un’altra settimana e al contempo saggiare quanta pancia del paese è disposta a stargli dietro e fino a che punto si possa forzare la costituzione e la vita democratica del Paese.

Tra qualche giorno non ci ricorderemo più di questo signore finito in galera per aver commesso un duplice omicidio e aver preso a calci in faccia una persona a terra agonizzante, in attesa del prossimo caso in cui FdI, Lega e FN si butteranno come sciacalli su una nuova preda per dimostrare chi ha i denti più affilati.

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