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Il M5S vince dando risposte al momento “virtuali” che la sinistra non è più capace di dare. Come ripartire?

Il M5S vince dando risposte al momento “virtuali” che la sinistra non è più capace di dare. Come ripartire?

Che le istituzioni non siano rappresentate dalle migliori energie che una nazione possiede al suo interno è un fatto abbastanza “datato”. E, come nella vita, non sempre i migliori si affermano tali e tante sono le variabili da considerare. Le elezioni del 4 marzo ci consegnano un’Italia che ha subito un terremoto politico e di rappresentanza. E, lo sostengo da sempre, il voto dei cittadini va sempre rispettato e onorato. Il M5S ha vinto in Puglia e nel Mezzogiorno, ha vinto con incredibili percentuali anche a Conversano raggiungendo il 46%. Chapeau!
E non è vero che tra gli eletti del M5S non ci sono anche persone credibili e affidabili. C’è tanta demagogia ma c’è a volte buona sostanza a cui guardare con interesse.
Detto ciò, coloro che appartengono ad un pensiero cosiddetto di sinistra e progressista hanno tanto da lavorare e da rimproverarsi. Avere un simile risultato destabilizza ma non sorprende, stordisce ma incuriosisce, colpisce ma non ammazza. E soprattutto mette un intero mondo di fronte alle proprie responsabilità ormai storiche e datate. Riesplode la questione del Mezzogiorno d’Italia. Le diseguaglianze hanno aperto la forbice tra Nord e Sud, le sacche di povertà sono diventate più capienti e non riescono più a contenere coloro che ne sono vittima. E quelle diseguaglianze anziché essere “curate” da coloro che storicamente lo hanno fatto, le donne e gli uomini di sinistra, sono state curate da chi ha saputo parlare alla pancia del paese. Che non è più disponibile a perdonare alle donne e agli uomini delle istituzioni nessuna distrazione. Sei un consigliere regionale? Sei un raccomandato! Sei un consigliere comunale? Rubi! Sei un parlamentare? Molla lo stipendio! Una babele fatta di aggressività e luoghi comuni che però nascondono un disagio: la differenza di condizione sociale ed economica è tale e tanta che i cittadini sono propensi ad individuare le responsabilità nei propri rappresentanti istituzionali. Non nelle malefatte di alcuni imprenditori senza scrupoli che approfittano della compiacenza di interi segmenti della politica e distruggono le storie di vita di molti e non negli uomini e donne di cultura che, anziché essere la coscienza critica della società si abbandonano e si consegnano nelle mani della politica politicante. Solo per uno strapuntino.
Siamo diventati una società senza tensione morale. Ciò che è pensabile è anche possibile, malefatte e azioni della malavita organizzata comprese. Di fronte all’enorme problema della criminalità che trova linfa nelle nostre regioni un pò per storia un pò per tradizione, e ha cominciato a trovare terreno fertile anche nel nord Europa, le risposte delle istituzioni sono state deboli. Della sinistra quasi impercettibili. La percezione della sicurezza e l’immigrazione che la Lega e il M5S cavalcano con argomentazioni demagogiche e a volte, nel caso della Lega, spargendo odio e veleno “alzo zero”, è un problema che riguarda tutti. E la sinistra non può esimersi dal considerarlo un problema oppure ridurlo alla critica delle altrui posizioni. Bisognerebbe rimettere in moto la parte del cervello che dà fiato alle proposte e alle idee abbattendo ogni recinto e autoreferenzialità. Per cui, per quanto mi riguarda, l’elettore del M5S non è il cretino su cui sorridere con sufficienza. E’ invece la persona che va ascoltata con interesse e curiosità. Da rispettare e da cui attingere notizie su esigenze e bisogni. L’egemonia culturale non è più nel cassetto delle certezze e se la politica deve avere una funzione pedagogica questa non ce l’ha soltanto chi pensa di essere più intelligente. Che è tutto da dimostrare.
L’Italia oggi è questa. Ha un 33% di persone con la voglia di un radicale cambiamento. Molti non sanno nemmeno ciò che chiedono ma lo chiedono lo stesso. E’ tale e tanta la rabbia accumulata.
Se l’Italia è in queste condizioni, la città di Conversano non si è sottratta alle stesse valutazioni. Liberi e Uguali aveva in lista alla Camera una candidata (per me è difficile parlarne in maniera distaccata ma ci riesco) “credibile e autorevole” come è stata definita da tanti. Una persona che si è fatta strada da sola nel mondo della professione ed è apprezzata in tutta la Puglia e anche oltre i confini regionali. C’erano tutte le condizioni per darle un risultato molto più sostanzioso e ben oltre i 1.174 voti ricevuti. Ma la città ha voluto seguire il trend regionale e meridionale. Anche qui il responso dato dagli elettori va rispettato ma va detto che il discorso ascoltato per anni da tutti: “una sola si deve candidare così la votiamo tutti” non sarà più valido. Ma da questo risultato, comunque significativo, coloro che vogliono affrontare i problemi della riduzione delle diseguaglianze e della opportunità dei servizi ai cittadini possono ripartire. Con nuove energie e nuove risorse umane. Bisogna farsi avanti e non continuare a nascondersi dietro le tastiere o in casa. La vita è la piazza e sono le relazioni umane. E sono anche i luoghi dove incontrarsi. Ma continuare a fare analisi sociologiche e derubricare la politica solo “a fango e merda” non è da comunità come la nostra. Chi vuole si sporchi le mani e si schieri anche dopo il voto di domenica 4 marzo. Mettendoci la faccia e aiutando questo nostro paese a riemergere dai luoghi comuni. L’alternativa è ricadere nell’oblio delle “cose uffa” dimenticando le “cose belle”. Così come ci aveva detto la candidata di Liberi e Uguali qualche sera fa alla Casa delle Arti.

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