Enrico Altini laureato in Scienze Naturali, specializzato in entomologia, da più di venti anni lavora nel campo della divulgazione scientifica e della formazione. Nel 2009 ha fondato, con alcuni suoi colleghi, l’Associazione Polyxena, che si occupa di educazione ambientale, ricerca scientifica e accompagnamento in natura. Visto che gli insetti sono la sua passione, ha conseguito anche la specializzazione in entomologia, e gli insetti sono un indicatore dello stato di salute di un territorio. La sua passione per l’entomologia ci ha spinti ad intervistarlo per capire in che stato versano le nostre campagne e la nostra città.
Perché hai scelto il nome di Polyxena per la tua associazione?
Tutto è nato dal nome di una farfalla, Zerynthia polyxena, inserita nell’Allegato IV della Direttiva Habitat, che comprende la lista delle specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. È un insetto abbastanza diffuso in Europa centro-meridionale ma, essendo una specie poco vagile (che si sposta poco), è minacciata dalla frammentazione dell’habitat. Era il 2008, e in quell’anno la Regione Puglia era molto propositiva riguardo alle politiche giovanili. Erano gli anni di Bollenti Spiriti, di Principi Attivi: c’era un bel movimento alimentato dall’inesauribile entusiasmo dell’assessore Guglielmo Minervini. E proprio nell’ambito di Principi Attivi, io e altri due miei amici e colleghi naturalisti (Daniela Clemente e Alessio Vovlas) abbiamo dato vita a Polyxena. Abbiamo realizzato una Casa delle Farfalle, prima a Conversano poi a Monopoli, in cui allevavamo questi importanti insetti per approfondire le conoscenze sulla loro biologia, per farle riprodurre e ripopolare le campagne.
Era il centro nevralgico delle nostre attività che riguardano tuttora la divulgazione scientifica, la ricerca in campo entomologico e la guida di escursioni alla scoperta delle bellezze della nostra regione. Attualmente siamo alla ricerca di una nuova location per la Casa delle Farfalle, ma la nostra attività non si è mai fermata e non si fermerà. Ti racconto una curiosità: dal 2013 questa farfalla che vola timidamente nelle nostre campagne non si chiama più Zerynthia polyxena ma Zerynthia cassandra. No, non ha semplicemente cambiato nome, bensì uno studio scientifico ha stabilito che gli individui che vivono a sud del fiume Po sono diversi geneticamente da quelli che vivono nel resto d’Europa. Quindi Zerynthia cassandra rappresenta anche un endemismo del sud Italia, significa che vive solo qui e in nessun’altra parte del mondo. Un motivo in più per studiarla e tutelarla, non credi? Ormai la monitoriamo da anni in varie zone della regione e anche qui a Conversano, ultimamente con il progetto B.U.G.S., ad esempio.
Ci parli del progetto che stai seguendo sulle Murge per la tutela delle api? È un progetto che si potrebbe realizzare anche nel nostro territorio?
Qui in Italia purtroppo non girano molti soldi per la ricerca, soprattutto in campo naturalistico, però spesso riusciamo ad intercettare fondi destinati proprio a questi scopi. Collaboriamo con diversi enti pubblici e privati, come gli enti parco o altre amministrazioni pubbliche, fondazioni, ecc. Anche con l’Amministrazione Comunale di Conversano abbiamo la possibilità di condurre diversi progetti di ricerca e conservazione, proprio nella Riserva Naturale dei Laghi e della Gravina di Monsignore. I due progetti di ricerca più recenti riguardano proprio questo parco. Il Comune ci ha coinvolto nel 2024 in un progetto Italia-Croazia nell’ambito del quale abbiamo approfondito le conoscenze in merito alla Zerynthia cassandra e ad Euplagia quadripunctaria, anche quest’ultima ad alta priorità di conservazione per la comunità europea. Invece per tutto questo 2025 e in parte per il 2026 stiamo portando avanti il progetto “B.U.G.S. – Butterflies: Urgent Goal for Science” (finanziato dal National Biodiversity Future Center con fondi PNRR), che mira a studiare ben cinque taxa (gruppi) differenti di insetti: Lepidoptera (farfalle e falene), Apoidea (api, non “da miele” ma “selvatiche”), Odonata (libellule e damigelle), Syrphidae (sirfidi, piccole mosche che imitano le api nei colori del corpo) e Carabidae (una famiglia di coleotteri). Questi piccoli abitanti delle nostre campagne svolgono dei ruoli cruciali per mantenere l’equilibrio ecosistemico, vale a dire che lavorano anche per noi, e in cambio chiedono solo che l’ambiente naturale venga rispettato. Basti pensare al fondamentale ruolo dell’impollinazione, oppure alla trasformazione della sostanza organica morta sul suolo.
Ognuno di essi è specializzato una particolare “professione”, tutti sono impegnati a svolgere questi servizi ecosistemici. Pensa all’impollinazione: quasi il 90% delle piante con i fiori dipende dagli insetti e più del 75% delle piante che coltiviamo fa lo stesso. Senza gli insetti pronubi (impollinatori) saremmo perduti. Anche nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia abbiamo condotto delle ricerche nel 2023, e quest’anno, sempre nella stessa zona, abbiamo avuto il piacere di collaborare con l’azienda agricola Alveare da Favola per campionare e monitorare api e farfalle nell’ambito del progetto “Parchigiani: la resistenza della biodiversità”. Insomma, c’è molto da fare, e ognuno di noi può fare la sua parte.
I cambiamenti climatici e l’uso di prodotti chimici in agricoltura stanno influendo sulle specie di insetti presenti nel nostro territorio?
Sono diverse le minacce che gli insetti devono fronteggiare in questi ultimi anni. I cambiamenti climatici sicuramente incidono molto sulla loro attività, sui loro cicli vitali ad esempio. Per non parlare dei pericoli derivanti dalla competizione con le specie aliene.
Insetti, cioè, che provengono da altre parti del mondo, giunte fin qui con le attività umane (il commercio, ad esempio) oppure proprio a causa delle nuove condizioni climatiche a loro favorevoli che si vengono a creare con il Global Change. E poi considera che molti insetti sono strettamente legati ai cicli vitali delle piante da cui dipendono. Basti pensare alle diverse specie di farfalle, i cui bruchi si cibano solo di determinate piante. Ogni specie di farfalla è legata ad una o più specie di essenze vegetali, ovvero quelle di cui si nutrono i bruchi. Ci sono farfalle le cui larve mangiano diverse specie di piante, e altre che invece ne mangiano solo una. Come Zerynthia cassandra, per esempio. Le larve di questa specie si nutrono esclusivamente delle piante appartenenti al genere Aristolochia. Sparita la pianta sparisce la farfalla. Allora capiamo dove cresce la pianta. L’Aristolochia cresce in abbondanza proprio in corrispondenza dei muretti a secco, sopra o accanto ad essi. Lo smantellamento di queste importanti strutture rurali crea un danno non solo all’identità storica del nostro territorio, ma anche a tutte quelle forme di vita che ruotano attorno al micro-habitat creato dal muretto. Non da meno sono i danni causati dai biocidi utilizzati in agricoltura e dallo scriteriato taglio di qualsiasi pianta erbacea spontanea a bordura dei campi, in nome di un concetto di “pulizia” senza senso né fondamento. Proprio l’enorme biodiversità delle “malerbe”, invece, è fonte e habitat di gran parte della biodiversità a livellodi insetti e altri piccoli invertebrati.
Vent’anni fa realizzasti il bosco delle farfalle in un’ area sita dietro la chiesa di santa Maria dell’Isola. È un progetto che segui ancora?
Sì, certo, ci andiamo spesso: è uno dei siti in cui si può ammirare la Zerynthia cassandra. È
davvero gratificante vedere come siano cresciute le piante messe a dimora nel lontano 2006. Fu un progetto seguito da diverse associazioni di Conversano e fu accolto con molto
interesse dalla comunità locale. Tuttora notiamo diverse persone che ci passano accanto
quando fanno jogging o le passeggiate con amici e familiari. È un luogo vissuto, insomma,
ma anche costantemente minacciato da chi non guarda alla natura con gli occhi della
bellezza e della meraviglia, ma con quelli del dolo e della mancanza di rispetto. Accade
tuttora, purtroppo, di trovare rifiuti abbandonati e, quasi ogni anno, degli sprovveduti
appiccano il fuoco, sempre su di un lato. E pensare che quell’area fu proprio sottratta al
degrado e all’incuria vent’anni fa. Da allora gli episodi si sono per fortuna ridotti, ma
permangono saltuarie azioni di deturpazione come dicevo prima. C’è sempre molto da fare:
recuperare, salvaguardare, ma anche educare e sensibilizzare. E questo lo facciamo con i
numerosi progetti nelle scuole e invitando i cittadini stessi alle nostre campagne di ricerca.
Li coinvolgiamo nella ricerca scientifica in vere e proprie attività di citizen science, ed è
proprio grazie alla possibilità che hanno di approfondire la conoscenza dei beni naturalistici
locali che si genera e alimenta il senso di appartenenza al proprio territorio e al suo rispetto.
A proposito di insetti. La croce delle nostre estati: le zanzare. Da biologo naturalista ci puoi
dire la loro funzione nell’ ecosistema?
Ah ah ah, aspettavo questa domanda, te lo giuro! Di solito quando dico che mi occupo di
insetti, scatta prima o poi questa domanda. Tu mi hai posto la domanda nel modo corretto,
ma di solito mi chiedono “a che servono le zanzare?”, come se il loro ruolo nell’ecosistema
debba per forza essere associato ad un qualche tipo di utilità per l’essere umano. Più o
meno la stessa cosa accade quando chiedo alla gente “secondo voi perché sono importanti
le api?”: la maggior parte delle persone, senza distinzione d’età, mi risponde “perché
producono il miele”, mettendo completamente in secondo piano il loro fondamentale ruolo
di impollinatori. Questo perché siamo sempre stati abituati a ragionare in modo
antropocentrico, mettendo cioè l’essere umano al centro di tutto. Dobbiamo trovare un
motivo che renda gli altri organismi viventi sulla faccia della Terra che sia necessariamente
utile a noi, che ci dia un diretto tornaconto. E questo, ovviamente, è sbagliato, anche noi
siamo un tassello nel grande “Ecosistema Terra”. Ma torniamo alle zanzare. Ora ti rivelo
un’informazione scioccante: ebbene, anche le zanzare sono impollinatrici, sia i maschi che
le femmine. Si nutrono di sostanze zuccherine che trovano nei fiori. Le femmine, poi, quando
arriva il momento di produrre e deporre le uova, hanno bisogno di proteine, che assumono
nutrendosi del nostro sangue. È vero, rendono insopportabili certe sere d’estate, ma è anche
vero che sono fonte di cibo essenziale per molti animali, come i pipistrelli, ad esempio.
Sapevi che un solo pipistrello può mangiare anche tremila zanzare ogni notte? Insomma,
bisogna riconsiderare il rapporto degli esseri umani con la fauna “urbana”. Zanzare, blatte,
e altri animali che consideriamo fastidiosi e dannosi, se pullulano in città in realtà è solo
perché offriamo loro l’habitat adatto affinché possano proliferare. Sottovasi pieni, tombini
otturati, pozzanghere, tutti ambienti adatti alle zanzare. Strade sporche, magazzini
trascurati, cantine abbandonate, tutti ambienti adatti, invece, alle blatte. Ma possiamo anche
attrarre ben altro tipo di insetti se vogliamo. Proviamo a mettere sui nostri balconi piante con
fiori ricchi di nettare e vedremo che, oltre a rendere la visuale esteticamente piacevole,
attireremo una vasta gamma di variopinta biodiversità: farfalle, falene, api solitarie.
Che percorso di studi bisogna seguire per diventare biologi naturalisti?
Per diventare biologi bisogna completare il corso di studi universitario in Scienze Biologiche.
Ogni università poi lo declina in varie forme. Lo stesso vale per il corso di studi in Scienze
Naturali, che poi ti dà la qualifica di naturalista. Non è necessario avere un obiettivo specifico
fin da subito. Per quanto mi riguarda, ad esempio, è stata l’entomologia a scegliere me.
Proprio la realizzazione del Giardino delle Farfalle come recupero naturalistico, e lo studio
di popolazione dei lepidotteri della Riserva Naturale dei Laghi sono stati argomenti della mia
tesi di laurea. Per quanto riguarda l’altro settore in cui sono attivo, quello della divulgazione
scientifica, è una propensione che alleno e perfeziono dal primo momento in cui mi ci sono
cimentato, e cioè dall’età di quattro anni circa. I miei parenti si ricordano ancora di quando
salivo sulla sedia e raccontavo loro le meraviglie del mondo naturale che ci circonda. Ecco,
una cosa amo dire ai ragazzi e alle ragazze che incontro nelle scuole o durante le nostre
attività: “Non smettete mai di meravigliarvi e di essere curiosi”. Mutuo le parole di Louis
Pasteur: “Meravigliarsi di tutto è il primo passo della ragione verso la scoperta”, e poi è una
cosa che ci fa sentire vivi e ci aiuta ad invecchiare meglio.
Cosa ne pensi della proposta della riforestazione urbana fatta da AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) di Conversano nei giorni scorsi?
Gli ambienti urbani risentono molto delle alte temperature nei periodi più caldi dell’anno. È
bene quindi prendere dei provvedimenti a tal proposito. È necessario di sicuro aumentare
le aree verdi in paese, ne gioveremmo sotto diversi punti di vista. In primo luogo la copertura
vegetale abbassa le temperature al suolo schermando i raggi solari. Nelle città è comune il
fenomeno delle “isole di calore”, che consiste nella presenza di alte temperature a causa
dell’assorbimento dell’energia solare da parte di asfalto e cemento, e dalla presenza delle
attività umane, in primis il traffico veicolare e gli impianti di climatizzazione. Anche la limitata
circolazione dell’aria a causa dei palazzi aggrava il fenomeno stesso. Tutto ciò può portare
ad un aumento medio delle temperature anche di 3-4°C nelle grandi città. Nel nostro paese
magari l’incremento è inferiore, ma il fenomeno resta, e lo percepiamo sensibilmente anche
se non andiamo in giro con un termometro.
In secondo luogo, come ben sappiamo, le piante assorbono una gran quantità di anidride
carbonica restituendoci ossigeno, un doppio beneficio racchiuso in un unico processo,
quello della fotosintesi. Da non trascurare poi sono i benefici psicologici generati dal verde
urbano: le aree verdi e i giardini sono portatori di estetica, quindi sono piacevoli da guardare,
e creano aggregazione: in Giappone, dagli anni ’80, è comune una pratica terapeutica
chiamata “bagno di foresta”, che consiste nell’immergersi consapevolmente nella natura per
migliorare il benessere fisico e mentale. Questa pratica porta benefici enormi come la
riduzione dello stress, il miglioramento dell’umore e il potenziamento del sistema
immunitario. Certo, l’ideale è praticarla nei boschi, però pensiamo seppur ad un minimo
contributo in tal senso da parte delle aree verdi presenti in paese. Sai, organizziamo spesso
come Polyxena delle “passeggiate esplorative” nei parchi urbani, coinvolgendo adulti e
bambini. Riscuotono sempre grande successo, perché non è necessario andare dall’altra
parte del pianeta per essere veri esploratori, si può scoprire molto anche solo facendo una
passeggiata in un giardino cittadino.