In queste ore in cui il mondo sta trepidando per ciò che sta succedendo nella striscia di Gaza, per il genocidio che vede il governo di Israele protagonista della cacciata di un popolo dalla propria terra con migliaia di morti e soprattutto bambini, l’amministrazione comunale di Conversano mantiene l’aplomb dei giorni peggiori.
Un silenzio che fa paura e un’indifferenza che colpisce non solo i più emotivamente coinvolti, ma tutta la città: come è possibile che nessuna voce si levi dal palazzo municipale nella cui aula consiliare, l’11 luglio scorso, si è consumata una della pagine più tristi che ha visto la maggioranza consiliare votare contro un ordine del giorno, presentato dalle opposizioni, che condannava il genocidio e chiedeva il riconoscimento dello Stato di Palestina?
Serpeggia, in questa nostra città così sempre attenta storicamente ai diritti inviolabili degli esseri umani, ma anche avvolta da un alone di rassegnazione, il pensiero che…”tanto l’amministrazione comunale non può fare nulla per Gaza“. Un pensiero triste che, se accompagnato da questo silenzio tipicamente provinciale dell’amministrazione comunale, potrebbe diventare dominante.
E invece sentirsi comunità in un momento in cui il mondo (di cui, è bene ricordare, facciamo parte integrante) sta assistendo a massacri di popoli interi e guerre, sarebbe la migliore delle sensazioni. E ci si sente appartenenti al sentimento comune di una città quando su alcuni principi non ci sono deroghe o tentennamenti: sul genocidio in corso tutti i cittadini di Conversano vorrebbero sentire la voce chiara e nitida del proprio governo locale dire parole di condanna. Perché se è vero che la voce proveniente dalle aule consiliari di Conversano difficilmente cambierebbe lo stato delle cose, è anche vero che il sentimento collettivo e il formarsi dell’opinione pubblica ha sempre cambiato i destini del mondo.
Se non ci fossero stati i partigiani e il loro sentimento civile durante il ventennio fascista, non ci sarebbe stata la Costituzione. Se non ci fosse stato il ’68 non ci sarebbero stata emancipazione dei costumi e culturale. Tutti momenti che hanno attinto linfa dalla cosiddetta opinione pubblica che si è formata sempre con comportamenti collettivi.
Ciò che nella nostra città manca è proprio quel sentimento di insieme che, pur nelle diversità, spinge tutti verso il riconoscimento di valori condivisi. Il massacro di Gaza non può lasciare indifferente nemmeno il consigliere comunale più distratto e insensibile.
Ma l’aver più volte ascoltato nell’aula consiliare, dallo stesso sindaco, che “in consiglio comunale non faccio politica“, ha portato a questo paradosso sostanziale: a Conversano le voci che si stanno alzando contro il genocidio sono migliaia ma non vengono rappresentate da chi, pro-tempore, governa la città. Facendo perdere lo spirito di comunità e parcellizzando il senso civico. Se un Consiglio Comunale non riesce a dire una parola unanime sugli accadimenti del mondo ha fallito il suo compito, anche se approva bilanci e progetti non rappresenta il comune sentire dei suoi cittadini.
Il sindaco di Conversano in verità dall’agosto scorso, dopo aver bocciato l’ordine del giorno delle opposizioni un mese prima, ha presentato un ulteriore ordine del giorno non ancora arrivato alla discussione in Consiglio Comunale, in cui si condanna ciò che sta accadendo e si chiede il riconoscimento dello Stato della Palestina e l’interruzione dell’invio di armi a Israele.
Un modo, comunque, per far capire che la bocciatura dell’ordine del giorno di luglio scorso è stata dettata da beghe di paese e voglia di non far intestare alle opposizioni la paternità dell’iniziativa. Mentre migliaia di bambini muoiono e famiglie scappano senza meta nella striscia di Gaza, la politica cittadina si accontenta di miserie e il sindaco è costretto ad inseguire i propri consiglieri comunali distratti da altre vicende.
E la cosiddetta società civile conversanese si mobilita, fortunatamente, costituendo il comitato “Conversano per la Palestina” che ha organizzato un presidio permanente in piazza XX Settembre “fino a quando il Consiglio Comunale non approverà l’ordine del giorno di condanna del genocidio in atto a Gaza“.
L’ossessione di chi governa la città di manifestare la propria “antipoliticità” nel Consiglio Comunale, può portare qualche voto trasversale in più ma snatura il sentimento comune di cittadine e cittadini che seguono gli eventi con affanno e grande preoccupazione.
Anche se con ritardo incomprensibile, la speranza è che che quella condanna della massima assise comunale possa arrivare quanto prima, che venga votata all’unanimità e, all’unanimità, venga presa anche qualche decisione concreta:
1) Attendere disposizioni ufficiali e tenersi pronti ad ospitare famiglie palestinesi in fuga dal genocidio in corso;
2) Assegnare un contributo economico simbolico alla “Global Sumud Flotilla“, un gruppo di volontari e parlamentari che stanno cercando di portare viveri alla popolazione in fuga da Gaza, impegnati nelle ultime ore ad evitare gli attacchi dei droni di chi in quell’area del Mediterraneo non vuole fastidi per ultimare la pratica del genocidio.