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Mio figlio è così intelligente che ogni mercoledì, dalle 17 alle 18, riceve i genitori dei suoi insegnanti. (Furio Ombri)

Mio figlio è così intelligente che ogni mercoledì, dalle 17 alle 18, riceve i genitori dei suoi insegnanti. (Furio Ombri)

Le grandi crisi oltre ai loro effetti negativi, contengono anche nel loro seno, il germe della ripresa. E tale germe è altresì pieno di nuove potenzialità.

Si è appena chiuso un anno scolastico caratterizzato dalla pandemia, che ha costretto una grande percentuale di alunni alla Didattica A Distanza (DAD) o alle sue ulteriori evoluzioni.

L’esperienza ha detto molte cose sui limiti di tale strumento: mancanza di socializzazione, difficoltà della concentrazione, effetti collaterali nell’utilizzo prolungato degli strumenti elettronici, disparità di trattamento riguardo a persone di fasce sociali disagiate, crisi di rigetto. Si potrebbe ancora continuare…

Sperando che il prossimo anno parta in modo normale, non si deve però dimenticare quello che è successo, né come lo si è affrontato. E, paradossalmente, non tutto quanto utilizzato obtorto collo ha avuto effetti negativi.

La DAD o la videoconferenza hanno delle indubbie potenzialità, laddove limitate a casi particolari. Penso ad esempio a tutte le riunioni degli insegnanti (collegi docenti, consigli di classe, riunioni di dipartimento, e così via), che possono essere svolte a distanza. Ma penso anche a specifici incontri con gruppi limitati di alunni, come corsi di recupero, sportelli didattici, progetti specifici, svolti al di fuori delle ore curricolari. Se fatti da casa si eviterebbe di far rimanere in giro i ragazzi o costringerli a tornare nel pomeriggio. Penso ancora agli scioperi dei trasporti, che impediscono agli studenti fuori sede di fare lezione.

Infine, durante i mesi di DAD, gli insegnanti hanno dovuto apprendere nuovi modi di fare lezione, avvalendosi delle nuove tecnologie per creare podcast, utilizzare lavagne interattive personali, ricercare e selezionare materiale esistente sul web, dando a se stessi una spinta in avanti, che, sebbene a costo di una duplicazione dei tempi da dedicare all’insegnamento, ha implicato un benefico svecchiamento del proprio bagaglio pedagogico.

In definitiva, gli insegnanti, dalla crisi pandemica, usciranno più forti e più aggiornati, sì da rendere la frase dalla quale sono partito una delle classiche battute da celie estive.

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